Sting – Russians

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«In Europa e in America c’è un crescente sentimento d’isteria / condizionato dal rispondere alle minacce nei discorsi retorici dei Sovietici / Krushchev ha detto “vi seppelliremo tutti”/ non sottoscrivo questa opinione / sarebbe una mossa talmente insensata / se anche i Russi amano i propri figli»
Se sostituiamo “Krushev” con “Putin” purtroppo abbiamo la misura di come questa canzone di Sting, uscita nel lontano 1985, sia ancora di così drammatica attualità. “Russians” viene infatti pubblicata sul primo disco solista di Sting, “Dream of the blue turtles“, uscito quando ancora tra Unione Sovietica e Stati Uniti è in corso la cosiddetta Guerra Fredda, un periodo molto teso in cui le sue super-potenze si sentono minacciate dai missili nucleari che si sono puntati l’un l’altro. Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo al 1983, quando già durante la sofferta registrazione dell’ultimo album della band, “Synchronicity” sia per Sting che per Stewart Copeland e Andy Summers è evidente che il gruppo è ormai giunto alla fine. Subito dopo la fine del tour promozionale del disco i Police smettono ufficialmente di esistere e ognuno dei membri comincia a pensare a una carriera solista. Il 1° giugno 1985 viene così pubblicato il primo album solista di Sting, “Dream of the blue turtles“; a proposito di questo strano titolo ha raccontato i cantante. «È stato ispirato da un sogno che mi ha svegliato la prima notte del mio soggiorno alle Barbados. Ho sognato di essere seduto in un giardino recintato di mattoni dietro casa mia, sotto un albero di lillà, circondato da bellissimi cespugli di rose. Improvvisamente il muro iniziò a sgretolarsi, mi voltai e vidi la testa di un’enorme tartaruga strisciare fuori dall’oscurità, seguita da altre quattro o cinque. Non solo avevano le dimensioni di un essere umano, ma erano blu». Il disco spazia tra diversi generi musicali: rock, jazz, soul, e tra le canzoni spicca “Russians“, per il suo accompagnamento orchestrale privo di strumenti rock. L’ispirazione per la sua composizione nasce mentre il musicista si trova a New York. Siamo, come detto, nel 1985, Mikhail Gorbachev è salito al potere in URSS, nel paese è iniziata la Perestrojka e stanno per iniziare cambiamenti fondamentali per la società, che porteranno qualche anno dopo alla caduta del Muro di Berlino. Però la “guerra fredda” è ancora una realtà, anche se si aprono spiragli per la distensione. L’impulso per la creazione della canzone, secondo le parole di Sting, è la visione di programmi televisivi sovietici per bambini: «Avevo un amico che lavorava alla Columbia University, era uno scienziato ricercatore. Aveva un dispositivo in grado di intercettare il segnale dei satelliti sovietici sul Polo Nord. E abbiamo deciso di guardare la TV russa. Non avevo mai visto la televisione russa. Era una domenica mattina e c’erano programmi per bambini a Mosca e San Pietroburgo, una versione dei  Muppets e simili. E mi ha colpito quanto calore, attenzione e amore fossero stati investiti in questi programmi… All’improvviso ho sentito il bisogno di affermare qualcosa forse di ovvio: i Russi amano i loro figli proprio come facciamo noi». Per immergersi ancora più nella cultura russa, Sting per la melodia di “Russians” prende ispirazione da un tema di una composizione di Sergei Prokofiev, la “Lieutenant Kije Suite” composta dal musicista russo per la colonna sonora del film “Il tenente Kijé” del 1934. Inoltre, inizialmente Sting vorrebbe volare in URSS e registrare lì la canzone, con l’accompagnamento dell’Orchestra statale di Leningrado, ma la sua idea si scontra con la burocrazia. Ha raccontato a “Record” nel 1985: «Sento fortemente che per allentare la tensione est-ovest le persone dovrebbero poter entrare in contatto con la propria controparte dietro la cosiddetta cortina di ferro per accertare e confermare che si tratta di esseri umani e non di idioti demografici sub-robotici. Quindi ho sentito che era importante andare in Unione Sovietica e magari incontrare colleghi musicisti e fare qualcosa insieme. Purtroppo mi sono imbattuto nella burocrazia che i politici ti mettono di fronte. Non è facile entrare in Unione Sovietica per fare un disco». Quando esce il disco non tutti sono d’accordo con la posizione di Sting, ritenuta troppo “morbida”. Per gli americani in particolare la Russia è “l’impero del male” pronto a distruggerli. Anche il batterista dei Police Stewart Copeland, figlio di un agente della CIA, ha una visione molto diversa ma, come ha spiegato lui stesso, non importa quanto convincenti siano le tue argomentazioni, Sting potrebbe confutarle con un testo come “Anche i russi amano i loro figli”. Ha concluso Copeland: «Non puoi discutere con un poeta». Anche in Italia ci sarà chi criticherà Sting accusandolo di qualunquismo. Antonello Venditti definisce gli intenti pacifisti della canzone come «la pace degli slogan» e critica Sting per una lettura filoamericana della questione politica, suggerendo come titolo alternativo al brano, “Americans”. Inoltre include nel suo album “Venditti e segreti” una canzone intitolata “Rocky, Rambo e Sting” in cui canta elegantemente “Rocky, Rambo e Sting / L’America li vuole così / Angeli per le strade del mondo / Sparando cazzate dal profondo“. La risposta del musicista inglese appare sul quotidiano La Repubblica: «Qualcuno deve avermelo detto. In realtà costui, oltre a non capire l’inglese, non capisce l’ambiguità, l’ironia; ha anche detto che ho partecipato a “Live Aid” solo per farmi pubblicità. Non credo che servisse pubblicità a me né a tutti quelli che erano lì quel giorno. Semmai servirà a questo signore, perché credo che abbia bisogno di avere un po’ di successo per capire; ma io glielo auguro il successo. Com’ è che si chiama?…  Venditti?… “I bless him”, gli dò la mia benedizione». La parte introduttiva della canzone merita particolare attenzione, anche se non immediatamente avvertibile: Sting utilizza due frammenti sonori iconici come una sorta di introduzione, collocandoli in due canali stereo in modo da produrre un suono più pieno. Nel canale sinistro si sente un estratto dal programma sovietico “Time” del 1984, in cui l’annunciatore parla delle relazioni estere e osserva che “il primo ministro britannico ha descritto i negoziati con il capo della la delegazione M. Gorbachev come uno scambio di opinioni costruttivo, realistico, professionale e amichevole…”. Nel canale di destra, si ascolta una parte della trasmissione dell’attracco delle navi Soyuz-19 e Apollo nel 1975, che segnò l’inizio della convergenza tra Usa e Urss. Come detto, nel marzo del 2022 “Russians” è tornata purtroppo di attualità in seguito all’aggressione russa dell’Ucraina, cosa che ha spinto Sting a pubblicare un video in cui esegue una nuova versione della canzone con uno scarno arrangiamento: solo la sua voce, una chitarra acustica e un violoncello. «Ho cantato questa canzone solo di rado nei molti anni trascorsi da quando è stata scritta – dice all’inizio del video – perché non avrei mai pensato che sarebbe stata di nuovo rilevante. Ma, alla luce della decisione sanguinosa e tristemente sbagliata di un uomo di invadere un vicino pacifico e non minaccioso, la canzone è, ancora una volta, un appello alla nostra comune umanità. Per i coraggiosi ucraini che combattono contro questa brutale tirannia e anche per i numerosi russi che stanno protestando contro questo oltraggio nonostante la minaccia di arresto e reclusione. Noi, tutti noi, amiamo i nostri figli. Fermiamo la guerra». I profitti della nuova edizione di “Russians” vanno a HelpUkraine.center, una organizzazione che fornisce aiuti umanitari alle vittime della guerra.
Da una guerra, del resto, usciamo tutti sconfitti, come dice una strofa della canzone “Non esiste una guerra vittoriosa“.

Autore: Sting (da Prokoviev)
Anno di pubblicazione: 1985

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