Roberto Vecchioni – Samarcanda

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Oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh!” Alzi la mano chi non ha letto questa canzone cantandola nella sua mente. Uno di quei ritornelli che ormai fanno parte della cultura musicale italiana, appartenente al grande successo di Roberto VecchioniSamarcanda“, che nel 1977 lo proietta dritto nelle parti alte delle classifiche, dopo svariati anni di gavetta. Bisogna subito sgombrare un equivoco: in realtà Samarcanda, la “città azzurra”, perla dell’Uzbekistan situata sulla mitica “via della seta” che collegava la Cina al Mediterraneo, c’entra poco, anche se sembra paradossale. E allora da dove arriva questo nome esotico?
Come sempre, è meglio andare per ordine. Siamo nel 1977, dunque. Un anno difficile per l’Italia, caratterizzato da un diffuso malessere sociale. Un anno ricco di eventi, spesso tragici, legati ad episodi di violenza e terrorismo. L’ex professore di liceo Vecchioni, dopo avere scritto tante canzoni per altri – ricordiamo almeno “Donna Felicità” per i Nuovi Angeli, la non proprio memorabile “Sugli sugli bane bane” per Le Figlie del Vento e addirittura le canzoni della serie a cartoni animati “Barbapapà” – e avere pubblicato ben 7 album, è ancora però uno di quei nomi coccolati dalla critica ma lontani dalla notorietà presso il grosso pubblico e dalle classifiche di vendita dei dischi. La svolta, come abbiamo visto, arriva con l’album “Samarcanda“, grazie soprattutto alla canzone omonima, che è tutt’altro che una canzone allegra, nonostante l’apparente leggerezza. L’8 marzo 1977  il padre di Vecchioni, Aldo, muore in seguito a una malattia. Il suo iter ospedaliero è particolare poiché, dopo una grave parentesi iniziale, sembra che si stia riprendendo, facendo sperare i famigliari nella guarigione. Ma, improvvisamente, l’uomo ha una ricaduta, che lo porta infine alla morte. Il dolore per Vecchioni è forte, acuito inoltre da quella triste beffa finale, dopo l’illusoria ripresa. Inevitabile quindi pensare all’ineluttabilità del destino. Qualche mese dopo il cantautore si imbatte nel libro “Appuntamento a Samarra” di John O’Hara, dove nel frontespizio viene riportata una presunta favola orientale che narra di un soldato che, sopravvissuto alla guerra appena finita, sta festeggiando lo scampato pericolo quando all’improvviso tra la folla vede una donna vestita di nero che lo guarda “con malignità“, personificazione della morte. Credendo che sia lì per lui, chiede al suo re di dargli un cavallo per scappare e fugge via in un paese lontano ma, proprio in quel luogo, trova la morte ad attenderlo. Il destino ha voluto che il soldato sia scappato proprio dove la morte lo aspettava. Lo “scippo” della storia è comunque riportato dallo stesso Vecchioni nelle note dell’album. Sulla vera origine di questa favola, però, torneremo più avanti. «Spesso compongo melodia e musica delle mie canzoni senza accompagnarmi con uno strumento – ha affermato Vecchioni – magari canticchio il motivo mentre guido l’automobile». Ed è così infatti che succede. Il cantautore sta guidando in autostrada da Milano diretto a Bologna. È da solo e comincia a canticchiare parole e note che gli ronzano nella mente da giorni, sul tema dell’ineluttabilità della morte. Ha raccontato luio stesso: «“Ridere, ridere, ridere ancora / ora la guerra paura non fa”, al casello di Piacenza arrivavo a sintetizzare così lo scampato pericolo della guerra. A Parma “Il soldato tutta la notte ballò”, ma a Reggio aveva già visto tra la folla la “nera signora”, cioè la morte che stava cercando proprio lui». La canzone quindi nasce spontaneamente, ma a Vecchioni sembra però che manchi qualcosa. «Mi pareva che mancasse qualcosa di più ritmato per comunicare l’idea della fuga affannosa – ha raccontato – Quando improvvisamente la macchina davanti alla mia ha inchiodato improvvisamente e a momenti gli andavo addosso. Allora gli ho gridato: “Oh oh coglione!”. Immediatamente ho avuto una folgorazione ed è diventato “Oh oh cavallo”». Arrivato a Bologna, Vecchioni mette nero su bianco il testo e con la chitarra definisce la canzone. Per arrivare però alla forma definitiva sarà fondamentale l’apporto di Angelo Branduardi – reduce dall’enorme successo de “Alla fiera dell’Est” – che col suo violino caratterizzerà la canzone in modo inconfondibile. Peccato che Branduardi, con tutto il rispetto dovuto a un indiscusso protagonista della scena musicale italiana, anche stavolta confermi il suo vezzo di appropriarsi con disinvoltura di brani altrui (una volta può essere una citazione, molte volte diventa qualcosa di diverso). Ecco così spuntare con molta evidenza, sotto il “riff” di violino di “Samarcanda“, nientemeno che una canzone di Neil Young! Si tratta di “Dance, dance, dance” incisa nel 1971  dai Crazy Horse, band storica del cantautore canadese, nel loro primo album. Se siete curiosi potete ascoltarla QUIAll’incisione partecipa anche il percussionista Tony Esposito, mentre la base ritmica è fornita da due componenti dei Nuovi Angeli, il tastierista Paki Canzi e il batterista-chitarrista-produttore Mauro Paoluzzi. Il singolo di “Samarcanda” arriverà fino alla posizione n. 4 della nostrana Hit Parade, risultando il 24° singolo più venduto del 1977. Purtroppo per Vecchioni “Samarcanda” esce nel 1977, un anno come abbiamo visto in cui si chiedeva ai cantautori soprattutto un “impegno” politico. La canzone viene considerata troppo “leggera” da certe frange giovanili – anche se abbiamo visto che nasce in realtà da motivazioni tutt’altro che liete – fino ad arrivare a un’aspra contestazione durante un concerto di Roberto Vecchioni a Bologna in onore di Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua ucciso nel ’77. Il cantautore è costretto a interrompere l’esecuzione e ad abbandonare il palco. Oggi sembra incredibile, ma così si viveva in quegli anni…
Resta da approfondire il discorso legato alla storia alla base del testo della canzone. «Notai questa bellissima favola orientale sul frontespizio di un libro, che era “Appuntamento a Samarra” di John O’Hara – ha raccontato il cantautore a Vincenzo Mollica – Però il raccontino era citato da Somerset Maugham, che è uno scrittore anglosassone, e mi piacque moltissimo perché era un modello di cultura poi tra l’altro non soltanto orientale: era di tutto il mondo». O’Hara, a sua volta aveva citato un brano del lavoro teatrale “Sheppey” di W. Somerset Maugham. Insomma un gioco di rimandi continui, e alla fine si è sparsa la diceria che la vicenda “discende probabilmente da una fiaba persiana, o forse araba, comunque mediorientale”. In realtà non è proprio così. O non proprio. Una leggenda simile a quella cantata da Vecchioni si trova nel Talmud Babilonese (il Talmud è uno dei testi sacri dell’ebraismo), ed è legata addirittura al Re Salomone. La storia viene importata in Europa dal poeta inglese Edward Fitzgerald, e passa di bocca in bocca – o meglio di libro in libro – nelle pagine di Jean Cocteau, Jorge Luis Borges, Pieter Nicolaas van Eyck, ogni volta con qualche variazione fino ad arrivare alla  storia cantata da Vecchioni. In tutte queste storie la città dove si rifugia il fuggitivo è Samarra… che c’entra Samarcanda quindi? Molti giornalisti hanno sempre liquidato velocemente e sommariamente la questione: “Samarra sta per Samarcanda”, dimostrando un pressapochismo imbarazzante. In realtà Samarra è un’antica città dell’Iraq, appartenente al governatorato di Baghdad. È situata sulla riva est del Tigri, a 100 km circa dalla capitale. Da Samarra a Samarcanda ci sono circa 2.800 chilometri… Il cambiamento del nome si deve niente meno che ad Oriana Fallaci, che nel 1965 nel suo “Se il sole muore” racconta di  un«atroce racconto persiano dal titolo “Appuntamento a Samarcanda”». Et voilà. Ecco che la persiana Samarra diventa l’uzbeka Samarcanda. Resta il mistero del perché Vecchioni non citi assolutamente la Fallaci, che è l’unica prima di lui ad usare Samarcanda al posto di Samarra, e del perché affermi di essersi rifatto a Maugham quando poi non si usa la sua Samarra bensì Samarcanda… Ma sono questioni che, in fondo, poco hanno a che vedere con una canzone che di diritto è entrata nel novero dei classici della musica italiana.

Autore: Roberto Vecchioni
Anno di pubblicazione: 1977

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3 Commenti

  1. Ho ascoltato la canzone “dance dance dance” … beh, tutta “Samarcanda” sembra arrivare da li….

    • Beh, ma direi che il 50% dell’opera di Branduardi è improntata alla… citazione

  2. Grazie Davide per questa “galoppata” nei miei (nostri) ricordi e concordo con te sul fatto che poco importi da dove arrivi e perché, l’ importante è che il professore ce l’abbia “regalata”, così che noi ne abbiamo potuto godere.

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