Barry Manilow – Mandy

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Scoprire per caso che una propria canzone di qualche anno prima è diventata un enorme successo non capita certo tutti i giorni. Il primo protagonista di questa storia si chiama Scott English, è un cantautore americano più noto come autore per altri – Jeff Beck, Animals, Amen Corner – che come interprete. Però nel 1971 sente che quella canzone che gli è venuta in mente è troppo personale per affidarla ad altri. Parla del rapporto con la moglie, che l’ha tolto dalla strada, gli ha dato una casa, una ragione per vivere e che lui ha lasciato andare via. Comincia a scriverla durante il Midem, la più importante fiera discografica del mondo che si tiene a Cannes, e appena tornato a Londra la termina insieme al suo co-autore Richard Kerr. Il titolo: Brandy, che non è il liquore ma il nome della moglie di English. Registrano una demo con Kerr alla voce solista, ma questa versione non piace a nessuna casa discografica, finché Scott non si presenta alla Phonogram e la canta lui personalmente, insieme ad altre tre canzoni, suscitando finalmente l’interesse dei discografici. Pubblicata come singolo nel febbraio del 1972, in America Brandy resta nelle parti basse delle classifiche, mentre arriva fino alla posizione n. 12 nelle classifiche inglesi, grazie alla partecipazione di English a Top of the Pops. Ma il successo è di breve durata e la canzone scompare presto dalle classifiche, gettando il suo autore nello sconforto. «Ero così sconvolto – ha detto Scott English – Pensavo che sarebbe stata la mia occasione per essere Cat Stevens...». Un paio di anni dopo, mentre English si trova in un piccolo villaggio chiamato Chappell, sfogliando una rivista si imbatte nella rubrica “Hits Of The Week” (“Successi della Settimana”) e nota una canzone intitolata “Mandy” composta da English e Kerr. Il cantante resta stupito come ha raccontato lui stesso: «Ho pensato, “Aspetta… Non ho mai scritto una canzone chiamata Mandy!”».
Qui entra in scena il secondo protagonista della nostra storia, Barry Manilow, un musicista che nei primi anni ’70 è molto apprezzato e richiesto, ma ancora non come artista solista. Negli anni ’60 ha composto ed eseguito numerosi jingle per prodotti e marchi, ha scritto musica e testi per un musical e ha lavorato come direttore musicale dell’Ed Sullivan Show. Nel 1971 diventa il pianista di Bette Midler e produce i suoi primi due album, Divine Miss M (1972) e Bette Midler (1973), che ottiene una nomination ai Grammy. Nel 1973 Manilow tenta la carriera solista ma il suo primo album non riscuote un particolare successo, così ci riprova nel 1974. Il produttore Clive Davis insiste perché Barry includa nel disco una canzone di qualche anno prima di un certo Scott English, “Brandy“, ma Manilow è contrario: la canzone non gli piace particolarmente, e poi lui è un cantautore e non gli va molto giù l’idea di incidere una canzone scritta da altri. Alla fine si lascia convincere ma sorge un altro problema: nel 1972 c’è stato un grande successo dei Looking Glass intitolato “Brandy (You’re A Fine Girl)“, così per evitare possibili confusioni la canzone viene ribattezzata “Mandy“. Rispetto alla versione originale quella di Manilow è più lenta ed enfatica, e il cantante introduce alcune piccole variazioni nella struttura stessa della canzone, facendone un enorme successo, e conquistando la vetta della classifica di Billboard. “Mandy” entra nella Top 10 in quasi tutto il mondo decretando l’inizio del successo di Barry Manilow.
E il povero Scott English? Come ha reagito scoprendo che la sua “Brandy” era diventata “Mandy” e un successo milionario? Ha raccontato: «Quando Barry mi ha chiesto cosa pensavo della sua versione gli ho detto: “Non mi piace, ma finché mi aiuterà ad acquistare case, mi piacerà”. Cosa mi ha impedito di godermela all’inizio? Non era mia. Volevo che fossi io, questo ragazzo stava ottenendo tutta la gloria. È la mia storia, e Barry Manilow la cantava. Ovviamente col tempo l’ho accettato. Barry le ha dato un vero senso sinfonico».
Qualche parola su una leggenda che ha circolato per anni intorno all’origine della canzone: che parlasse di un cane! Lo stesso English ha smentito questa voce: «La gente spesso mi chiede se “Brandy” è stata scritto su un cane. La risposta è NO, lo era, ma so come è iniziata quella storia. Quando “Brandy” entrò in classifica in Inghilterra sono stato svegliato alle 7 del mattino da un giornalista. Voleva sapere chi fosse Brandy. Avrei detto qualsiasi cosa per liberarmi di lui, quindi ho sputato fuori la prima cosa che mi è venuta in mente. Si trattava di un cane come Lassie che avevo mandato via, e ho riattaccato il telefono! Immagino che dovrò convivere con questa storia». Di “Mandy” sono state fatte diverse cover, in Italia Patty Pravo la incide nel 1975 col titolo “Rispondi“, ma è nel 2003 che la canzone torna al primo posto in classifica nella versione dei Westlife, che vende 200.000 copie solo in Inghilterra. “Mandy” è stata inserita anche in diversi film e serie TV, ricordiamo qui solo la versione modificata di Homer Simpson in un episodio dei Simpson, quando si innamora di una sua nuova collega di nome Mindy.

Autori: English / Kerr

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