Beach Boys – Good Vibrations

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È sempre stato un tipo strano Brian Wilson. Già all’età di un anno è in grado di ripetere perfettamente la melodia di un canzone che il padre gli ha appena accennato. Durante gli anni del college, dopo la scuola, passa ore al pianoforte per riprodurre in modo ossessivo, nota per nota, tutti i suoni delle canzoni dei Four Freshmen, un gruppo vocale jazz degli anni 50 di cui è appassionato. Vive di musica a tutti i livelli, la sente nella sua testa, e si sforza in ogni modo di riprodurla con un perfezionismo esasperato. Quando, insieme ai fratelli Carl e Dennis, al cugino Mike Love e Al Jardine, nel 1961 fonda i Beach Boys, dietro le apparenti facili melodie di quelle canzoni che parlano di sole, di spiagge, di belle ragazze e soprattutto di surf, c’è una ricerca sulle armone vocali che non avrà uguali nella musica pop. Nonostante i successi la mente di Brian è sempre più piena di voci, e quando dall’Inghilterra arriva “Rubber Soul” dei Beatles, per lui è uno shock: sente che si può fare una musica pop diversa. Le lunghe estenuanti tournée cominciano a stancarlo, le partecipazioni in Tv, i viaggi, tutto questo lo fa stare male, finché nel 1965, durante un volo per andare a esibirsi in Texas, ha un attacco di panico: le voci nella sua testa gli dicono che sarebbe morto. Scoppia a piangere mentre i fratelli cercano di calmarlo, ma appena l’aereo atterra sua madre vola a prenderlo per riportarolo a casa. La partecipazione di Brian ai tour del gruppo termina qui. A casa Brian può finalmente dedicarsi alla “sua” musica, e dare ascolto alle voci che continuano ad affastellarsi nella sua mente. Tra tante, quella della madre, che quando era piccolo gli parlava di misteriose “vibrazioni”: «Mia madre mi parlava delle vibrazioni – ha raccontato alla rivista “Rolling Stones” –  Non capivo davvero molto di cosa volesse dire quando ero un ragazzo. Mi spaventava, la parola “vibrazioni”… Mi parlava di cani che abbaiano ad alcune persone, ma non abbaiano ad altre, e così è successo che abbiamo parlato di “buone vibrazioni”». Per alcuni mesi Brian alterna periodi in cui resta a letto per giorni interi ad altri in cui si getta ossessivamente sul lavoro di composizione, chiaro sintomo di un un disturbo schizoaffettivo bipolare, che gli viene diagnosticato proprio in questo periodo. E certamente il suo avvicinamento all’Lsd non contribuirà alla sua stabilità mentale. Mentre il gruppo è in tournée in estremo Oriente, Brian compone in pratica tutte le canzoni che faranno parte dell’abum “Pet Sounds“, che infatti molti critici reputano più un suo disco solista, e ne realizza anche tutte le basi utilizzando una piccola orchestra formata da session-men molto apprezzati – chiamata Wrecking Crew – come il chitarrista jazz Barney Kessel, il batterista Hal Blaine e la bassista Carol Kaye. Si tratta di un allontanamento dallo stile tipico dei Beach Boys, che al ritorno dal tour si ritrovano con delle canzoni già pressoché terminate ma lontane da quello che avevano fatto fino ad allora, e non sarà facile per Wilson convincere il resto del gruppo a inciderle. E qui arriviamo a “Good Vibrations“, che Wilson inizialmente intitola “Pocket Symphony” (“Sinfonia tascabile”), che in effetti contiene quattro canzoni in una. Brian comincia a lavorarci mentre sta terminando le canzoni di “Pet Sounds“, e nonostante le insistenze del cantante Mike Love, si rifiuta di includerla nell’album perché la sua idea è di inserirla in un altro ambizioso progetto, l’album “Smile“, che però non vedrà la luce fino al 2004. Ma questa è un’altra storia, per cui torniamo alla protagonista della nostra storia, “Good Vibrations“. Brian Wilson definirà la canzone «la sintesi della mia visione musicale. Una convergenza armonica di immaginazione e talento, valori di produzione e artigianato, scrittura di canzoni e spiritualità», parole che fanno in parte comprendere l’enorme mole di lavoro che sarà necessaria per arrivare a quei 3 minuti e 39 secondi della versione definitiva. A differenza dell’attitudine di questi anni di registrare i brani quasi in presa diretta, Wilson sceglie una strada diversa, sfruttando i recenti progressi tecnologici in materia di registrazione audio, e utilizzando addirittura sei diversi studi di Los Angeles. Sarà la prima canzone pop messa insieme da parti registrate distintamente, tecnica in seguito utilizzata anche dai Beatles. “Good Vibrations” diventa un’ossessione per Brian. Registra qualcosa come 90 ore di musica coinvolgendo almeno 12 musicisti, a volte registra la stessa sezione di musica in più studi, per sperimentare le differenti sonorità offerte da ciascuno, e poi scegliere quella che gli sembra la migliore. «A quel tempo, Brian stava mostrando un sacco di genialità nella scrittura – ha affermato Carol Kaye, una bassista dei Wrecking Crew – La canzone cresceva continuamente e non sapevamo dove sarebbe andata a finire. Ha iniziato a fare le cose in modo frammentario. Era come se stesse scrivendo un film. Ma 12 sessioni per “Good Vibrations”,  a tre ore l’una per un totale di 36 ore, sono molto, molto tempo da dedicare a una canzone. È stato molto insolito». Alla fine Wilson assembla il risultato di tutte queste registrazioni – a volte si tratta di sezioni di pochi secondi – per arrivare al risultato finale dopo molti mesi di lavoro: la prima base strumentale viene incisa il 17 febbraio 1966, tracce vocali guida vengono registrate il giorno seguente e il tutto rielaborato il 24 maggio, dopodiché Wilson continua a lavorarci sopra fino al 18 giugno, quando accantona momentaneamente i nastri, per poi riprendere il lavoro sino al 24 agosto. Alla fine diventa la canzone più costosa della storia, almeno per questi anni, con un costo finale di 50.000 dollari. Per non farsi mancare nulla, Brian vuole inserire nella registrazione il Theremin – strumento elettronico inventato nel 1919 dal fisico sovietico Lev Sergeevič Termen – molto difficile da suonare e utilizzato all’epoca soprattutto per creare suoni inquietanti in film horror e di fantascienza. Wilson non riesce a rintracciare un vero theremin, ma viene a sapere di un inventore di nome Paul Tanner che ha sviluppato un dispositivo simile, chiamato electro-theremin, il cui uso è un po’ più semplice. Tanner stesso viene chiamato per suonarlo nella registrazione. Da notare che nessuno dei Beach Boys suona nella registrazione; solo Mike Love – che ha collaborato al testo – e il fratello di Brian, Carl, forniscono le voci per le perfette armonizzazioni vocali. “Good Vibrations” viene pubblicato come singolo il 10 ottobre 1966 arrivando, in dicembre, al numero uno della classifica di Billboard; è il primo singolo dei Beach Boys ad arrivare alla prima posizione anche nella classifica inglese. Entra nella Top 10 in tutto il mondo, tranne in Italia dove si ferma alla posizione n° 12. La rivista “Rolling Stone” l’ha classificata alla sesta posizione nella lista delle “500 migliori canzoni di sempre”.

Autori: Brian Wilson / Mike Love
Anno di pubblicazione: 1966

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