Riccardo Cocciante – Margherita

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La musica degli anni 70 in Italia è stata caratterizzata, soprattutto per quanto riguarda i cantautori, dall’impegno politico. Chi osava trattare solo il privato o temi più “leggeri” come l’amore veniva in qualche modo relegato nell’ambito della cosiddetta “musica leggera”, e snobbato da certa critica “progressista”. Così è stato per Claudio Baglioni, per esempio, e così è stato per Riccardo Cocciante. Nato a Saigon, in Vietnam, da padre italiano e madre francese, a 11 anni Cocciante si trasferisce con la famiglia a Roma e alla fine degli anni 60 muove i primi passi nel mondo della musica, prima col gruppo I Nations, e poi come solista prima come Riccardo Conte e poi come Richard Cocciante (come è conosciuto ancora oggi in Francia), incidendo alcuni singoli in inglese che però passano del tutto inosservati. La svolta della sua carriera avviene quando, nel 1968, conosce i parolieri Marco Luberti e Amerigo Paolo Cassella, e decide di passare a testi in italiano. Firma un contratto con la RCA e, dopo due album molto diversi tra loro, “Mu” ispirato al rock progressive, e “Poesia“, già vicino a quello che sarà lo stile con cui diventerà famoso, finalmente nel 1974 con “Bella senz’anima” raggiunge il grande successo, imponendosi  prepotentemente sulla scena musicale italiana con uno stile originale e inconfondibile. Anche il successivo album “L’alba“, con testi del solo Luberti, riscuote un notevole successo, riproponendo praticamente la stessa formula musicale. A questo punto il musicista capisce che deve cambiare, ed evitare il rischio di ripetere sempre lo stesso cliché. Per il nuovo album, ancora senza titolo, il produttore Marco Luberti vuole un sound nuovo, più moderno, e qui entra in campo il compositore greco Evangelos Odysseas Papathanassiou, più noto come Vangelis. L’ex tastierista degli Aphrodites’ Child, con già alcuni ottimi album all’attivo ma non ancora noto al grosso pubblico – e non ancora vincitore di premi Oscar per le sue colonne sonore – non è in realtà nuovo a collaborazioni con cantautori italiani: nel 1974 ha arrangiato l’album “E tu” di Claudio Baglioni, per cui è già avvezzo a lavorare con artisti nostrani. Cocciante e Luberti preparano un certo numero di canzoni, ma quasi alla fine del lavoro si accorgono che una di queste è ancora senza un testo; quella notte, si racconta, a Luberti, tra il sonno e la veglia, viene in mente la frase “Io non posso stare fermo con le mani nelle mani / troppe cose devo fare prima che venga domani“, così si alza dal letto e alle 4 del mattino telefona a Cocciante per dirglielo. Si mette poi al tavolino e di getto compone il testo dell’intera canzone, una dichiarazione d’amore assoluto alla protagonista, Margherita, descritta quasi come una Musa, un ideale di donna perfetta staccata da ogni realismo. Infatti quando è stato chiesto a Cocciante chi sia questa donna dalle straordinarie virtù, la risposta è sempre stata: «Non esiste, tutte le mie canzoni sono allegoriche: io mi considero un impressionista». Le registrazioni avvengono negli studi londinesi Nemo, di proprietà dello stesso Vangelis, e in parte negli studi RCA di Roma. Come a volte è successo per alcuni classici della musica pop, “Margherita” rischia quasi di non essere inclusa nel disco. Ha raccontato Cocciante a Famiglia Cristiana: «Feci ascoltare i brani del mio nuovo 33 giri a Vangelis. L’ ultimo era Margherita. Lui mi chiese se ero davvero convinto di inciderla: non gli piaceva e neppure io ne ero molto convinto. Era il periodo di massima politicizzazione della musica e pensavo che una canzone così melodica non potesse avere successo. Così mi presentai dal direttore della Rca, Ennio Melis e gli spiegai le nostre perplessità. Lui appena la ascoltò disse che non solo sarebbe diventata il mio nuovo singolo, ma che il 33 giri si sarebbe intitolato “Concerto per Margherita”. Fu un grande successo che mi insegnò una lezione fondamentale: l’artista non è mai il miglior giudice delle proprie opere. Ha sempre bisogno di qualcuno che gli indichi la strada. Questo ruolo da molto tempo lo esercita mia moglie: è una giudice severissima, ma indispensabile». Il singolo esce nel giugno del 1976, partecipa al Disco per l’Estate e in settembre arriva  al primo posto della Hit Parade, dove resta per 10 settimane consecutive, fino al novembre del 1976, diventando probabilmente la canzone più famosa del cantautore. Cocciante inciderà l’intero album anche in spagnolo, “Concierto para Margarita“, con gli stessi arrangiamenti di Vangelis, mentre il singolo uscirà, un paio d’anni dopo, nella versione inglese “Just for you” e francese “Marguerite“, ma senza Vangelis, con gli arrangiamenti di Giovanni Tommaso, bassista del gruppo di jazz-rock Perigeo. Nel corso degli anni “Margherita” è stata interpretata da diversi importanti artisti italiani, in primis da due primedonne come Mina nel 1978, e Fiorella Mannoia nel 1984, e poi, tra gli altri, da Tiziano Ferro, Al Bano, Marcella Bella e Johnny Dorelli, a dimostrazione di “status” di classico della canzone italiana raggiunto.

Autori: Marco Luberti / Riccardo Cocciante
Anno di pubblicazione: 1976

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