Kiss – I was made for lovin’you

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Fine anni 70: la musica da discoteca è al massimo della diffusione, e il successo del film “La febbre del sabato sera” spinge molti illustri e insospettabili rocker – prendendo esempio dai Bee Gees – a salire sul carro dei vincitori, e a misurarsi con un genere fino a quel momento tenuto alla larga e ritenuto in contrapposizione assoluta con la musica rock. Abbiamo così i Rolling Stones con “Miss you“, Rod Stewart con “Da ya think I’m sexy?“, addirittura i Pink Floyd con “Another brick in the wall“, canzoni che – con buona pace dei puristi e dei fan più fondamentalisti – aprono le porte delle discoteche a musicisti fino a quel momento ritenuti agli antipodi. Come per esempio i KISS. I quattro ragazzi di New York, artefici di un hard rock non particolarmente originale, sono soprattutto famosi per le scioccanti esibizioni dal vivo, che includono sputafuoco, sangue (finto), chitarre fumanti, razzi  e giochi pirotecnici, e soprattutto i costumi e le maschere che ne fanno probabilmente il gruppo dal look più tamarro che abbia mai calcato i palcoscenici. Siamo nel 1979, e l’ultimo album della band risale a due anni prima. Nel frattempo ognuno dei quattro membri del gruppo ha realizzato un album solista, e nel 1978 è addirittura uscito un film, “Kiss Meets the Phantom of the Park” (in Italia “Kiss Phantoms“) in cui i KISS usano i loro superpoteri per combattere un inventore malvagio e per salvare un parco di divertimenti della California dalla distruzione. Non proprio un film di Bergman, insomma, talmente stupido che persino gli stessi componenti del gruppo lo hanno sempre disprezzato. Il 1979 sarà quindi l’anno del rilancio in grande stile della band, con un nuovo tour ricco di effetti speciali e soprattutto un nuovo album, “Dynasty“. L’idea di realizzare una canzone in stile “disco” è del chitarrista e cantante Paul Stanley e nasce quasi come una sfida dopo alcune serate passate al mitico Studio 54 di New York, il tempio della musica disco: «Lo Studio 54 era davvero sordido, a un livello che mi metteva a disagio – ha raccontato nella sua autobiografia “Behind the Mask” – Era una dissolutezza estrema: rapporti sessuali tra tutti e chiunque e droghe ovunque. Ma mi piaceva andare lì a ballare. Nessuno allo Studio 54 indossava un abito bianco e ballava come John Travolta. Potevi andarci in jeans e maglietta. A volte ci andavo il sabato sera e non uscivo fino al mattino successivo. Ascoltavo tutte queste canzoni a 126 battiti al minuto e ho pensato: “Scrivere questa roba è un gioco da ragazzi. Ehi, posso farlo anch’io!”. Sono andato a casa, ho impostato una drum machine a 126 BPM e ho preso la chitarra… e così è nato l’embrione di “I was made for lovin’you”». In questo periodo Stanley sta componendo alcune canzoni insieme a Desmond Child, un cantautore e produttore che dopo la collaborazione coi KISS collaborerà con tantissimi artisti, tra cui Cher, Bon Jovi, Aerosmith, Ricky Martin (con cui ha scritto “Livin’ la vida loca“), Cyndi Lauper, Robbie Williams e Deep Purple. Ma nel 1979 Child è solo il leader di una band, Desmond Child & Rogue, che sta per sciogliersi, per cui non si fa ripetere due volte l’invito del chitarrista a collaborare alla canzone, che all’inizio si intitola “Tonight“. «In quei giorni stavo cercando di combinare musica dance, R&B col rock  per creare qualcosa di diverso – ha raccontato Child – All’epoca era inusuale che una band si rivolgesse a un autore esterno. Paul Stanley mi mise poi in contatto con Bon Jovi, e dal momento in cui ho avuto questo successo con i Kiss, tutta la mia vita è cambiata». Desmond Child viene quindi invitato da Paul Stanley ai SIR Studios di New York, dove la band sta ultimando le registrazioni del nuovo album, per completare la canzone. Si siede al piano e suona gli accordi della strofa, dopo di che Stanley completa il ritornello con l’aiuto del produttore Vini Poncia, e in poche ore la canzone è finita e assume il titolo definitivo di “I was made for lovin’you“. In studio non è presente il batterista Peter Criss, nonostante appaia nel video e sulla copertina del disco, reduce da un brutto incidente automobilistico, e ritenuto non in grado di suonare dal produttore Poncia. Il suo posto dietro ai tamburi è preso da Anton Fig, che suonerà anche nel successivo album della band, nonostante Criss ufficialmente figuri ancora come il batterista dei KISS. Il bassista Gene Simmons non ama molto la canzone, che in effetti si discosta abbastanza dallo stile della band. «“Non sono ancora pazzo di “I was made for lovin’you baby” – ha dichiarato molti anni dopo Simmons alla rivista Rolling Stones Paul un giorno è arrivato e ha detto: “Sentite, ho questa canzone da discoteca, e fa così”. E ha iniziato a cantare come i Four Seasons, una delle mie band preferite, tra l’altro. Ho pensato: “Non suona come i KISS, ma forse è proprio per questo che dovremmo registrarla”». La canzone viene pubblicata come primo singolo dell’album nel maggio 1979 e, grazie a una massiccia programmazione radiofonica, ottiene subito un grande successo, arrivando fino alla posizione n. 11 della classifica di Billboard e regalando ai KISS il secondo disco d’oro il 16 agosto, per un milione di copie vendute. Il singolo arriva al primo posto in Canada, Belgio, Paesi Bassi e Nuova Zelanda, e al secondo in Australia, Germania, Francia, Svizzera e Sud Africa. Per la prima volta nella storia della band la canzone viene pubblicata anche in una versione estesa per le discoteche, della lunghezza di quasi 8 minuti. Il grande successo del singolo, che porta il gruppo dall’ambito del rock duro a uno più mainstream, ha anche però dei contraccolpi sullo zoccolo duro dei fans, che mal digeriscono l’ingresso della band nelle odiate discoteche. Nonostante questo però “I was made for lovin’you” diventa un punto fermo nei concerti dei KISS, anche se con un arrangiamento più rock che de-enfatizza gli elementi disco della canzone. Lasciamo l’ultima parola all’autore Paul Stanley: «È stata calcolata “I was made for lovin’you”? Sì. È stata calcolata per avere successo? Sì, alla fine lo è stato. Ma è stata una brutta cosa? È iniziata come una sfida per me stesso, per vedere se potevo scrivere in quello stile invece del rock’n’roll. Nessuna scusa per un successo che le persone in tutto il mondo vogliono ancora ascoltare e cantare».

Autori: Paul Stanley / Vini Poncia/ Desmond Child
Anno di pubblicazione: 1979

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