Little Richard – Tutti Frutti

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«Il mio cuore è quasi scoppiato per l’eccitazione. Avevo sentito Dio». Questo l’effetto che ha su un bambino di 9 anni l’ascolto di “Tutti Frutti” di Little Richard, che il padre ha appena portato a casa. È il 1956 e quel bambino si chiama David Rober Jones, ma tra qualche anno diventerà famoso in tutto il mondo come David Bowie. Questo è solo un esempio dell’impatto enorme che questa canzone ebbe sulla musica rock, e su innumerevoli musicisti.
Nel 1955 il 23enne Richard Wayne Penniman, soprannominato “Lil ‘Richard” dalla sua famiglia a causa della sua corporatura piccola e sottile, lavora come lavapiatti in una stazione degli autobus Greyhound a Macon, in Georgia. È scoraggiato e deluso: canta e suona da anni, le sue performance live sono leggendarie per la sua carica trascinante e selvaggia, ha anche inciso dei singoli per la RCA e per la Peacock Records che però sono stati dei fallimenti, così è tornato con la coda tra le gambe nella sua città natale, Macon, e per sbarcare il lunario si è ridotto a lavare piatti in una sudicia cucina: 12 ore al giorno per 10 dollari alla settimana. Una sera, per arrotondare il magro stipendio, si occupa della vendita di drink durante un concerto di Lloyd Price in un locale di Macon. Price è già un affermato cantante di R&B – anche se il suo grande successo “Personality” arriverà qualche anno più tardi – e dopo il concerto Richard va nel suo camerino e gli canta “Tutti Frutti“, accompagnandosi al piano. Price resta colpito dall’esibizione, a partire da quel “A-wop-bop-a-loo-mop-a-lop-bam-boom!” con cui si apre la canzone, che è la versione vocale di una rullata di batteria che Richard immagina nella sua mente, e lo convince a spedire un nastro alla Specialty Records. Little Richard invia quindi una demo di due canzoni che aveva registrato nel febbraio 1955 con il suo gruppo The Upsetters: “Baby” e “All Night Long“, che però non colpiscono particolarmente il proprietario dell’etichetta, Art Rupe. Il giovane Richard però non si arrende: scrive e telefona per mesi finché Rupe cede, contatta il cantante, gli presta dei soldi per riscattare il suo contratto ancora in essere con la Peacock e lo mette a lavorare con il produttore Robert “Bumps” Blackwell, uno dei nomi storici del primo rock’n’roll. Blackwell pensa che il giovane Richard potrebbe essere la risposta a Ray Charles, così lo porta ai J&M Studios di New Orleans, dove il 13 e il 14 settembre registrano otto canzoni insieme alla band di supporto di Fats Domino, che include Lee Allen e Alvin “Red”ai sassofoni, Huey Smith al piano, Frank Fields al contrabbasso, Justin Adams alla chitarra e Earl Palmer alla batteria. Ma qualcosa non va, e alla fine della sessione di registrazione sia Blackwell che Richard sono scontenti: il produttore perché non ritrova in quelle canzoni blues la carica che aveva intuito in Richard, e quest’ultimo perché si sente frustrato, rendendosi conto che il suo stile un po’ anarchico e anticonformista non è stato catturato su nastro. Per risollevare il morale del musicista, Blackwell lo porta al nightclub Dew Drop Inn. Richard, sentendosi più rilassato e con un pubblico per cui suonare, si siede a un pianoforte al bar e inizia a suonare la sua canzone preferita, “Tutti Frutti“. Il produttore smette di mangiare e assiste a bocca aperta a quell’esibizione piena di grinta, così insiste per tornare in studio e incidere la canzone. Ci sono però un paio di problemi: il primo è che il pianista Huey Smith, visti i tempi ristretti – l’affitto dello studio costa – non ha la possibilità di imparare la canzone, così Little Richard suona lui stesso il pianoforte. Il secondo problema riguarda il testo. Richard non ha fatto mai mistero della sua omosessualità, ma il testo di “Tutti Frutti” è decisamente un po’ troppo per un pubblico bianco e soprattutto etero… non dimentichiamoci che siamo nel 1955! “Tutti Frutti, good booty / If it don’t fit, don’t force it / You can grease it, make it easy” sembra che dicesse il testo originale, cioè: “Tutti Frutti, bel bottino / Se non entra, non forzarlo / Puoi ungerlo, rendilo facile“, roba insomma da arresto immediato. Così Blackwell chiama una giovane cantautrice che frequenta gli studi, Dorothy LaBostrie, famosa per la sua prolificità, e Richard, le canta i testi da cambiare guardando verso la parete per l’imbarazzo. La ragazza se ne va e torna dopo 15 minuti coi testi sterilizzati, riveduti e corretti: “good booty“, cioè “bel bottino” viene sostituita da “aw rooty“, un’espressione gergale che significa “va bene“. Sistemato il testo la canzone viene registrata molto velocemente, sembra in circa un quarto d’ora, e il grande urlo “Aaaaaaahhh” che Richard canta appena prima dell’assolo di sax tenore, eseguito da Lee Allen, ha uno scopo pratico: far sapere ad Allen quando iniziare a suonare. Si sta infatti registrando solo su tre tracce, quindi sovraincidere i fiati non è un’opzione pratica. In quanto al titolo, “Tutti Frutti” era un gusto popolare di gelato, tanto che già nel 1938 il duo jazz Slim Gaillard e Slam Stewart aveva pubblicato una canzone chiamata “Tutti Frutti“, che parlava del gelato. Dorothy LaBostrie ha cercato in seguito di accaparrarsi l’intera paternità del testo. «Little Richard non ha scritto niente del testo di “Tutti Frutti” – ha raccontato in un’intervista neli anni ’80 – Vivevo in Galvez Street e io e il mio ragazzo andavamo spesso al drugstore e comprare il gelato. Un giorno siamo entrati e abbiamo visto questo nuovo sapore, Tutti Frutti. Subito ho pensato: “Ragazzi, è un’ottima idea per una canzone “. Così l’ho tenuto in mente fino a quando non sono arrivata in studio quel giorno». Vista la personalità eccentrica di Little Richard, e la serie di successi che ha avuto in seguito, risulta comunque difficile credere a questa versione della storia. Il singolo viene pubblicato nell’ottobre del 1955 e nel febbraio del 1956 arriva alla seconda posizione della Billboard Rhythm and Blues chart, arrivando al numero 21 nella classifica pop. Andrà meglio alla versione incisa da Pat Boone, che arriva fino alla posizione numero 12, una versione ancor più edulcorata e priva della grinta e della carica dirompente dell’originale. Del resto Boone è l’emblema dell’America bianca che più bianca non si può, il classico “bravo ragazzo” da presentare al padre, tutto il contrario di Little Richard, nero e trasgressivo. «Non volevano che fossi nel modo dei ragazzi bianchi – ha detto Little Richard in un’intervista al Washington Post – Mi sentivo spinto in un angolo e relegato al mondo del rhythm and blues per tenermi fuori dal modo dei rocker, perché è lì che ci sono i soldi veri. Quando è uscito “Tutti Frutti” avevano bisogno di una rock star che mi escludesse dalle case bianche perché ero un eroe per i bambini bianchi. I ragazzi bianchi avrebbero tenuto Pat Boone sul comò e me nel cassetto, perché gli piaceva di più la mia versione, ma le famiglie non mi volevano a causa dell’immagine che proiettavo». Anche Elvis Presley incide una versione di “Tutti Frutti“, personalizzata alla sua maniera, e la inserisce suo primo album “Elvis Presley“, uscito il 23 marzo 1956. Little Richard dirà: «Elvis può essere il re del rock and roll, ma io sono la regina». L’influenza del modo di cantare di Richard sarà enorme sulle generazioni future di rocker: Bob Seger, John Fogerty (dei Creedence Clearwater Revival), Rod Stewart o Bon Scott degli AC/DC non hanno mai nascosto la diretta ispirazione di Little Richard sul loro modo di cantare, e artisti come John Lennon, Mick Jagger o David Bowie lo hanno guardato come una figura ispiratrice. La canzone è presente al numero 43 nella lista di Rolling Stone delle “500 più grandi canzoni di tutti i tempi“. Nel 2010, il National Recording Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha aggiunto “Tutti Frutti“, affermando che il successo, con la sua introduzione originale a cappella , ha annunciato una nuova era nella musica.

Autori: Little Richard / Dorothy LaBostrie
Anno di pubblicazione: 1955

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