Alan Parsons Project – Eye in the sky

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«…Odiavo questa canzone quando abbiamo cominciato a registrarla… Ero pronto ad escluderla del tutto dall’album. Poi abbiamo trovato il ritmo ipnotico delle chitarre, ed è tutto andato a posto». Un commento decisamente piuttosto ingeneroso quello dello stesso Alan Parsons su una delle più famose canzoni degli Alan Parsons Project, nonché uno dei loro primi grandi successi a livello internazionale (numero 3 nella classifica americana di Billboard, per capirci). E’ opinione comune che “Eye in the sky” prenda spunto dal romanzo 1984 di George Orwell , che ruota attorno a un futuro distopico in cui i cittadini sono costantemente monitorati da un governo mondiale totalitario. Tuttavia non c’è quasi nulla nel testo che colleghi la canzone al capolavoro di Orwell, benché lo stesso Parsons abbia dichiarato in un’intervista rilasciata nel 2.000: «Volevamo basare l’album sul tipo di concetto di un “grande fratello” che ti guarda: c’è sempre una telecamera che ti segue, c’è sempre un elicottero nel cielo che ti sorveglia e puoi leggere dallo spazio una riga di un giornale». Il testo in realtà descrive l’amarezza che segue la fine di una relazione, ed è stato scritto da Eric Woolfson, pianista e compositore nonché co-fondatore della band insieme a Parsons. Anzi: in realtà si può dire che l’idea del Project sia nata proprio da Woolfson, che incontra negli studi di registrazione Abbey Road Alan Parson, che ha lavorato come tecnico del suono per Beatles e Pink Floyd. Eric sta lavorando a un progetto di canzoni tratte dai racconti di Edgar Allan Poe e così nasce il sodalizio con Alan Parsons che porterà nel 1976 alla nascita dell’Alan Parsons Project. Questa breve digressione serve per capire come la figura di Woolfson, sebbene apparentemente defilata, sia in realtà una componente importantissima della musica della band. Nel 1982 il  Project si sta ancora godendo il successo del disco precedente, “Turn of a friendly card” (disco di platino) uscito nel 1980 e dedicato al gioco d’azzardo, e progetta un nuovo disco che in qualche modo ne sia un’estensione. “Eye in the sky” dunque parla della fine di una relazione, ma l’idea del titolo sembra che sia venuta a Woolfson dopo avere sentito questa espressione tre volte nel corso della stessa giornata. In questo periodo il musicista, appassionato di gioco d’azzardo, passa molto tempo nei casinò di Las Vegas, e un giorno il direttore marketing dell’hotel e casinò Tropicana, gli mostra il sistema di sorveglianza della struttura, conosciuto come “Eye in the sky“, costituito da una serie di telecamere nascoste. Woolfson ne resta affascinato, quel nome gli gira in testa e la sera, nella sua stanza d’albergo, mentre guarda un notiziario alla Tv, resta colpito da un servizio in cui si parla di un nuovo satellite spia chiamato “Eye in the sky“; e siccome non c’è due senza tre, alla fine dello stesso notiziario, si parla di un elicottero meteorologico chiamato… “Eye in the sky“! Il musicista è un accanito giocatore, e come ogni giocatore non crede alle coincidenze: quello è un segno ben preciso, deve pensare, per cui prende il testo della canzone che sta scrivendo e aggiunge il tema dell’occhio nel cielo. Come abbiamo visto però Parsons non è molto convinto della canzone, ma accetta di inserirla nell’album – a cui addirittura darà il titolo – scommettendo col chitarrista Ian Bairnson che non sarà comunque un successo. L’Alan Parsons Project, come si sa, è un gruppo aperto che utilizza diversi cantanti, ed Eric Woolfons di solito registra una voce guida per fare sentire come deve suonare la canzone, dopodiché Parsons, che è anche il produttore, sceglie quale cantante sia più adatto per ogni canzone. Ma per “Eye in the sky” si decide di lasciare che sia proprio Woolfson a inciderla, anche per il carattere personale del testo. Nel disco “Eye in the sky” è preceduta dal brano strumentale “Sirius” – che i due autori concepiscono come inscindibili uno dall’altro – ma le radio, per motivi di durata, solitamente omettono il primo brano, con disappunto di Parsons. La canzone viene pubblicata come singolo nell’agosto del 1982, circa due mesi dopo l’uscita dell’album, e ha un grande successo in tutto il mondo, raggiungendo la prima posizione in Spagna e Canada ed entrando nella Top 10 di diversi paesi, arrivando – come detto – alla posizione n. 3 in America. Si comporta molto bene anche in Italia dove arriva fino alla posizione n. 5. Nel 2003 la cantante israeliana Noa ne incide una bella versione sorretta solo dalla chitarra acustica; una citazione evidente della canzone è poi presente nel brano “Instant Crush” contenuto nell’ultimo album dei Daft Punk, “RAM“.
Eric Woolfson muore il 2 dicembre 2009 e da allora, durante i concerti, è lo stesso Alan Parsons a cantare “Eye in the sky“, non volendo affidare agli altri cantanti della band questa canzone così legata al suo amico e collaboratore.

Autori: Alan Parsons /Eric Woolfson
Anno di pubblicazione: 1982

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