David Bowie – Starman

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«Può una canzone pop cambiare il mondo? Ci sono molti che affermano che quando David Bowie ha eseguito “Starman” a Top of the Pops, la terra si è spostata leggermente sul proprio asse» scrive così il giornalista David Cheal a proposito della storica apparizione di Bowie nel programma musicale della BBC.
Giovedì 6 luglio 1972: tra gli ospiti del celebre programma Top Of The Pops – registrato in realtà il giorno prima – c’è un eccentrico personaggio che non può certo passare inosservato nei salotti color marrone della casa media inglese. Un giovane magro, avvolto in una tuta color arcobaleno, con una shockante capigliatura rossa e una chitarra blu elettrico, che canta ammiccando alla telecamera con movenze decisamente ambigue. La canzone che la band esegue è “Starman“, tratta dall’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, uscito poco meno di un mese prima, disco osannato dalla critica e che otterrà nel tempo un enorme successo, arrivando a essere inserito al 35º posto nella lista dei 500 migliori album della rivista Rolling Stone. Ma in quell’estate del 1972, per lo spettatore medio di Top of the Pops David Bowie è solo un ragazzo che qualche anno prima aveva avuto un certo successo, peraltro piuttosto effimero, con una canzone che parlava di un astronauta. Il programma della BBC va in onda alle 19,30, un orario che garantisce una platea molto vasta anche se, inevitabilmente, di stampo familiare (in questi anni nelle case c’è un solo televisore, solitamente piazzato nel salotto) e non è difficile immaginare, accanto a ragazzi estasiati e affascinati da quella figura dirompente e così “diversa”, anziani genitori scandalizzati da quello che stanno vedendo e ascoltando. Non solo la canzone parla di  un «uomo delle stelle» che «vorrebbe conoscerci» anche se «pensa che potrebbe sconvolgerci», e conclude «lasciate che tutti i bambini ballino», un messaggio neanche troppo sottilmente messianico, ma dopo un minuto e cinque secondi dall’inizio della performace, mentre Bowie sta per attaccare il primo ritornello, gli si avvicina, per l’accompagnamento vocale, il chitarrista, un ossigenatissimo Mick Ronson, e il cantante gli cinge le spalle con un braccio, con estrema naturalezza e affetto, per cantare insieme il ritornello. Un gesto che oggi può apparire naturale, ma non dimentichiamo che il Sexual Offences Act, la legge che depenalizza le relazioni omosessuali in Gran Bretagna, risale ad appena cinque anni prima, al luglio del 1967, e la strada per un vero cambiamento di mentalità è ancora lunga. Davanti ai piccoli teleschermi i genitori brontolano scandalizzati, mentre i figli sgranano gli occhi: ci sono molte pop star, stilisti, artisti e scrittori che affermano che la straordinaria performance di Bowie è stata per loro un momento di risveglio, una consapevolezza che non erano soli, che c’erano altri che erano “altro” rispetto alla massa. Tra loro Dave Gahan ( Depeche Mode), Marc Almond, Boy George, Holly Johnson (Frankie Goes to Hollywood), Ian McCulloch (Echo & The Bunnymen), Gary NumanNeil Tennant (Pet Shop Boys), Gary Kemp (Spandau Ballet) e Morrissey (Smiths). Tutti nomi che scriveranno la storia del pop degli anni ’80. Lol Tolhurst, batterista e membro fondatore dei Cure, scriverà nel suo libro di memorie: «Ricordo di essermi seduto sul divano a casa con mia madre, guardando questo spettacolo svolgersi, e nel punto in cui Bowie cantando la frase: “Dovevo telefonare a qualcuno, quindi ho scelto te”, ha indicato direttamente la telecamera, sapevo che stava cantando quella frase per me e per tutti quelli come me. Era una chiamata alle armi che mi ha messo sulla strada che presto avrei seguito». Lo stesso Elton John ha detto: «Era così diverso, era come “Wow!!” . Nessuno aveva mai visto niente del genere prima».
Niente male per una canzone che aveva rischiato di non essere neanche inclusa nell’album Ziggy Stardust. Terminate le registrazioni, infatti, Dennis Katz, boss della RCA, pensa che all’album manchi un singolo, indispensabile per lanciare il disco attraverso le stazioni radio. Detto fatto, Bowie in poco tempo si presenta con “Starman” che incontra subito il favore di Katz che decide di farlo uscire come singolo. Registrata tra gennaio e i primi di febbraio, sostenuta da un abile arrangiamento di chitarre e archi di Mick Ronson, “Starman” prende quindi il posto nell’album, all’ultimo momento, di una cover di “Round and Round” di Chuck Berry, e viene pubblicata come singolo il 28 aprile 1972, anticipando l’uscita dell’album che avverrà il 16 giugno dello stesso anno. È incredibile oggi pensare che una delle canzoni più rappresentative di Bowie sia stata inserita nell’album solo grazie a un ripensamento dell’ultimo momento… Alla sua uscita il singolo non ottiene particolare successo, arrivando fino alla posizione n. 41 della classifica inglese dei singoli, ma dopo l’esibizione del cantante a Top of the Pops, raggiunge la decima posizione spingendo l’album fino al 5° posto della classifica degli album. Secondo David Hepworth di The Guardian, il momento in cui Bowie indica la telecamera rappresenta il momento esatto in cui è diventato una star. Il salto d’ottava del ritornello non nasconde la sua discendenza da “Over the rainbow” di Judy Garland, e nell’agosto del 1972, nel corso dei concerti ai Rainbow Theatre di Londra, lo stesso Bowie ammetterà la similitudine tra le due canzoni, alterando la melodia cantando: “There’s a starman, over the rainbow, where I fly“… Della canzone esistono oltre 90 cover, tra cui ricordiamo almeno quella dei Culture Club del 1999 e la versione in italiano dei Profeti nel 1972 col titolo “L’amore mi aiuterà“, con un testo di Daniele Pace che ovviamente nulla a che fare con l’originale . Nel gennaio 2016, dopo la morte di David Bowie, la canzone ha guadagnato nuova popolarità e ha nuovamente fatto ingresso nelle classifiche di molti Paesi.

Autore: David Bowie
Anno di pubblicazione: 1972

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