Pink Floyd – Shine on you Crazy Diamond

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Dare un seguito a un disco come “The Dark Side of the Moon” non è facile per nessuna band, neanche se ti chiami Pink Floyd. L’enorme successo di critica e di pubblico di quel disco ha lasciato il gruppo emotivamente e creativamente prosciugato, ma comunque nel gennaio del 1975 David Gilmour, Roger Waters, Richard Wrigh e Nick Mason decidono che è ora di tornare in studio col produttore Brian Humphries, dopo il rifiuto di Alan Parsons che sta iniziando una carriera solista che si rivelerà molto fortunata. Durante il 1974, il gruppo aveva abbozzato tre nuove composizioni e le aveva eseguite in una serie di concerti in Francia e Inghilterra, pensando di poterle migliorare  suonandole dal vivo prima di registrarle. Le tre canzoni sono”Raving and Drooling” (che diventerà “Sheep“), “You Gotta Be Crazy” (che diventerà “Dogs“) e “Shine On“, l’unica a entrare a far parte dell’album “Wish you were here” col titolo ovviamente di “Shine on you crazy diamond“. Canzone portante dell’intero disco e, come si sa, concepita e scritta come tributo all’ex membro e fondatore della band, Syd Barrett. Ma andiamo per ordine, perché questa è una storia che parla di musica, di amicizia, di rimorsi e di sensi di colpa.

Le registrazioni del nuovo album iniziano quindi in gennaio agli Abbey Road Studios ma, come abbiamo visto, per i quattro musicisti è difficile ideare nuovo materiale. «Devo dire che è stato un periodo molto difficile – ha detto David Gilmour – Tutti i tuoi sogni d’infanzia si erano in qualche modo realizzati e avevamo i dischi più venduti al mondo e tutte le cose per cui ti sei appassionato. Le ragazze, i soldi, la fama e tutta quella roba… tutto si era realizzato e adesso dovevi rivalutare per cosa lavorare da lì in poi, e per un po’ è stato un periodo piuttosto confuso e quasi vuoto». È proprio da quattro note di chitarra abbozzate da Gilmour che nasce una delle canzoni più belle dei Pink Floyd. Quelle quattro note evocano in Waters l’immagine del fantasma persistente dell’ex membro della band Syd Barrett. «Volevo avvicinarmi il più possibile a quello che provavo  – ha raccontato Waters – Quella sorta di indefinibile, inevitabile malinconia per la scomparsa di Sydney». Barrett era stato estromesso dalla band nel 1968 a causa del suo uso di droghe – soprattutto LSD – e dei problemi di salute mentale, che avevano influito sulla sua capacità di integrarsi con il resto del gruppo e di esibirsi e creare come musicista. A volte saliva sul palco e si rifiutava di suonare, oppure suonava la stessa nota più e più volte. Fu sostituito da David Gilmour, suo ex compagno di scuola, che inizialmente era entrato nei Pink Floyd come seconda chitarra. I restanti membri della band si erano sempre sentiti in colpa per averlo rimosso, ma lo consideravano necessario, pur ammirando la creatività di Barrett ed essendo preoccupati per il suo grave e rapido declino mentale. «Sono molto triste per Syd – ha detto Waters – Ovviamente era importante e la band non avrebbe mai iniziato senza di lui perché era lui che scriveva tutto il materiale. Nulla sarebbe successo senza di lui, ma d’altra parte non avrebbe potuto andare avanti con lui. “Shine On” non parla di Syd, è solo un simbolo di tutti gli estremi di assenza in cui alcune persone devono indulgere, perché ritirarsi completamente è l’unico modo in cui possono affrontare quanto sia fottutamente triste la vita moderna. L’ho trovato terribilmente triste». La versione originale di “Shine on you crazy diamond” dura circa 20 minuti e dovrebbe occupare un’intera facciata del disco, ma Roger Waters vuole spezzarla in due parti e inserire due nuove canzoni tra le sue due metà, “Welcome to the Machine” e “Have a Cigar“. Gilmour non è d’accordo, ma alla fine deve soccombere alla decisione degli altri tre membri del gruppo. La registrazione della canzone è lunga e laboriosa, un po’ per la precisione maniacale del gruppo e un po’ per problemi tecnici che obbligano i musicisti a rifare completamente le basi. Inoltre le registrazioni devono interrompersi due volte, in aprile e in giugno, per dei concerti negli Stati Uniti, e le sessioni finali, avvenute dopo la performance della band al Festival di Knebworth, si rivelano particolarmente problematiche per Waters. Ad arricchire il sound della canzone contribuiscono anche il sassofonista Dick Parry, che già aveva suonato in alcuni brani di “The dark side of the moon” e il trio vocale femminile Blackberries, che avevano acompagnato i Pink Floyd nelle tournée del 1973 e 1974.

Il 5 giugno, alla vigilia del secondo tour americano dei Pink Floyd quell’anno, Gilmour sposa la sua prima moglie, Ginger. Quel giorno, durante una fase di mixaggio, si presenta in studio un uomo sovrappeso con la testa e le sopracciglia rasate, indossa un trench bianco e ha in mano un sacchetto di plastica. Nessuno sembra conoscerlo, Gilmour presume che sia un membro dello staff della EMI, e Wright pensa che sia un amico di Waters. Quando alla fine si rendono conto che quello strano uomo seduto nell’angolo è Syd Barrett, Roger Waters non riesce a trattenere le lacrime. Ecco come ha raccontato l’episodio Richard Wright: «Roger era seduto alla consolle, e io sono entrato e ho visto questo ragazzo seduto dietro di lui: un tipo enorme, calvo e grasso. Ho pensato: “Sembra un po ‘… strano” Comunque, mi sono seduto con Roger al mixer e abbiamo lavorato per una decina di minuti, e questo ragazzo ha continuato ad alzarsi e lavarsi i denti e poi sedersi, fare cose davvero strane, ma senza pronunciare una parola. Ho chiesto a Roger: “Chi è?” e Roger ha detto “Non lo so”. E ho detto “Beh, pensavo che fosse un tuo amico”, e lui ha detto “No, non so chi sia”. Ad ogni modo, mi ci è voluto molto tempo, e poi improvvisamente ho capito che era Syd, dopo forse 45 minuti. Lui , per qualche incredibile ragione, aveva scelto proprio il giorno in cui stavamo facendo una canzone che parlava di lui. Questo è ciò che è così incredibilmente … strano. E anche un po’ inquietante». Anche Mason resta inorridito quando Gilmour gli dice chi è. «Ero sconvolto dal suo cambiamento fisico – ha raccontato il batterista nel libro “Inside Out” – Conservavo ancora l’immagine del personaggio che avevo visto l’ultima volta sette anni prima, quasi quaranta chili di meno, capelli ricci scuri e una personalità esuberante. (…) All’improvviso e inaspettatamente, il suo arrivo ci riportò alla mente un’intera parte di vita della band. Tra il resto, provavamo anche un senso di colpa. Avevamo contribuito tutti a ridurre Syd in quello stato, rifiutandolo, sottraendoci alle nostre responsabilità, per insensibilità o egoismo vero e proprio». Lo splendido ragazzo con una gran massa di capelli ricci e il volto angelico che gli amici ricordavano è lì, in qualche modo rinchiuso dalla pazzia in un corpo estraneo assolutamente lontano dal loro ricordo dell’amico. Quando qualcuno gli chiede come abbia fatto a ingrassare così, Barrett risponde: «Ho un frigorifero molto grande in cucina e ho mangiato un sacco di braciole di maiale!» La band decide di fare ascoltare a Barrett il mix provvisorio di “Shine on you crazy diamond“. Quando gli chiedono cosa ne pensi della canzone, Syd risponde che suona “un po’ datata”, ma non dimostra di capire quanto sia dedicata a lui. Più tardi, quello stesso giorno, nella mensa della EMI si svolge un rinfresco per le nozze di Gilmour. Barrett viene invitato a partecipare ma poco dopo se ne va senza salutare nessuno, scivolando di nuovo fuori dalle vite degli ex-colleghi ed amici, questa volta per sempre. A parte Waters che lo vedrà acquistare dei dolci in un grande magazzino un paio di anni dopo, quella sarà l’ultima volta che i membri dei Pink Floyd vedranno Syd Barrett.

S hine On Y ou Crazy D iamond.

Ricordi quando eri giovane, splendevi come il sole.
ora c’è un’espressione nei tuoi occhi, simile a i buchi neri nel cielo
sei stato catturato nel fuoco incrociato di infanzia e notorietà
soffiato via dalla brezza d’acciaio.
Vieni, oggetto di risate lontane, vieni sconosciuto,
leggenda, martire, e splendi!

Autori: Gilmour / Waters /Wright
Anno di pubblicazione: 1975

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