Frankie Valli – Can’t take my eyes off you

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Una canzone che è in lizza tra quelle più ascoltate di tutti i tempi, inserita in tantissimi film e che vanta almeno 200 cover, alcune di grandissimo successo. “Cant’ take my eyes off you” nasce dalla penna di due Bob: Bob Crewe, autore di tante canzoni fin dagli anni ’50 – ha scritto tra le altre “Lady Marmalade“, enorme successo per le Labelle nel 1975 – e Bob Gaudio, di innegabili origini italiane, che scrive canzoni da quando ha 15 anni e che nel 1958, a soli 16 anni, si unisce come tastierista alla band dei Four Seasons, dove canta Frankie Valli, un altro figlio di immigrati italiani, all’anagrafe Francesco Stephen Castelluccio. Valli è un cantante dalla particolare estensione vocale, capace di coprire un range di tre ottave, ed è proprio pensando alla sua vocalità che i due autori compongono la canzone. In particolare Bob Gaudio ha spiegato che questa è stata una delle canzoni più impegnative che abbia mai scritto e che solo Frankie Valli avrebbe potuto cantarla. Il processo di creazione della canzone non parte però, come spesso accade, da una melodia, ma dal titolo, che un giorno Crewe presenta a Gaudio. Da qui i due partono per creare la storia di un uomo che è talmente perdutamente innamorato da non riuscire a “togliere gli occhi di dosso” alla sua ragazza. «È una specie di amalgama di persone e circostanze – ha raccontato Gaudio – Parla di alcune donne, ma non di una in particolare, e di certe situazioni in cui si sono trovate persone che ho conosciuto». Ma a volte una buona melodia e un bel testo non bastano per fare una grande canzone, spesso occorre un arrangiamento che le dia un “vestito” speciale e inconfondibile, così dopo avere scritto la canzone i due la sottopongono ad Artie Schroeck, un musicista che ha nel suo curriculum collaborazioni con Frank Sinatra, Liza Minnelli e Sammy Davis Jr. Schroeck crea un arrangiamento geniale, in cui si fondono armoniosamente rock, pop e soul, senza dubbio uno degli elementi che renderanno “Can’t take my eyes off you” irresistibile. La registrazione avviene nell’aprile del 1967 agli A&R Recording Studios di New York, al 799 7th Avenue, con Bob Crewe come produttore e Phil Ramone come tecnico del suono. I musicisti realizzano la base, e alla fine, mentre se ne stanno andando, Frankie Valli entra nello studio e si prepara a incidere la voce. Al di là del vetro, davanti al mixer, Phil Ramone si rivolge a Bob Crewe e gli chiede cosa deve aspettarsi: «Ci vorrà molto tempo Bob? Abbiamo bisogno di un milione di tracce aperte?». Prima di rispondere Crewe copre con la mano il microfono che serve per comunicare con lo studio, ma invece con la mano, senza accorgesene, aziona una piccola leva che è alla base del microfono e che serve per accenderlo. «Non so come sarà Frankie – dice, e le sue parole risuonano nitide dagli enormi altoparlanti dello studio e nelle cuffie di Frankie Valli – L’ultima volta che ho registrato una canzone con lui è stata una tortura, abbiamo fatto 26 riprese. Quindi oggi, chi lo sa? Potremmo stare qui tutta la notte». Quando Phil Ramone fa notare a Crewe che il microfono è acceso, questo con calma guarda Valli negli occhi: «Allora, Frank, come ti senti?». «Mi sento benissimo – risponde Valli –  sono pronto, facciamolo». La prima registrazione viene interrotta per un motivo tecnico. Valli canta una seconda volta fino in fondo senza errori. Phil Ramone suggerisce di registrare una terza volta, per sicurezza, e questa è la versione finale che finirà sul disco. “Can’t take my eyes off you” esce come singolo nel maggio del 1967, e i produttori cercano di convincere Paul Drew, direttore dei programmi della leggendaria stazione radio canadese (ma il cui segnale arrivava fino a Detorit) CKLW, a inserire la canzone nella rotazione dei programmi. Per gran parte degli anni ’60 e ’70, questa radio è stata fondamentale per il successo di tante canzoni. A Drew in realtà la canzone non piace, ma accetta l’invito a ascoltarla dal vivo al Roostertail di Detroit, dove Frankie Valli si esibisce per una settimana con i Four Seasons. Dal vivo Drew resta colpito dall’interpretazione di Valli e cambia idea, aggiungendo “Can’t take my eyes off you” alla playlist della sua stazione. «I centralini della radio si sono accesi, e il resto, come si dice, è storia», ricorda Gaudio. Il singolo arriva fino alla posizione n. 2 della classifica americana di Billboard e presto viene classificata Disco d’Oro, ma la sua storia in effetti è appena iniziata. Già nel 1968 la versione di Andy Williams arriva al quinto posto della classifica inglese, e da qui ai giorni nostri “Can’t take my eyes off you” viene eseguita da più di 200 artisti in vari paesi, e anche in diverse lingue. Impossibile elencarle tutte, ricordiamo solo Gloria Gaynor, Julio Iglesias, Sheena Easton, i Pet Shop Boys – che usano parte della canzone nel loro singolo “Where the Streets Have No Name” – Barry Manilow, Anni-Frid Lyngstad – cantante degli Abba – in svedese col titolo “Du Är Så Underbart Rar“, Diana Ross & the Supremes, i Muse, Shirley Bassey e Lauryn Hill che la riporta in classifica nel 1998 ricevendo anche una nomination ai Grammy Award per la migliore performance vocale pop femminile nel 1999. Della versione della Hill Gaudio dirà: «Adoro il disco, è una delle mie versioni preferite». Una menzione speciale merita la versione del gruppo di disco-music di San Francisco Boys Town Gang, che nel 1982 pubblicano una fortunatissima versione della canzone, arrivando alla prima posizione nelle classifiche di Spagna, Belgio e Olanda e arrivando al numero quattro nel Regno Unito. La versione disco dei Boys Town Gang ha successo anche in Giappone, ricevendo una certificazione digitale d’oro dalla RIAJ nel 2011. Come abbiamo accennato in apertura, “Can’t take my eyes off you” ha dimostrato negli anni anche una spiccata vocazione cinematografica. Sono infatti tanti i film in cui compare, nella versione di diversi artisti, tra cui citiamo “Il Diario di Bridget Jones“, “Bella da morire“, “10 cose che odio di te“, “La teoria del complotto“, e soprattutto in una celebre sequenza del classico “Il Cacciatore” (1978) di Michael Cimino, in cui la canzone viene suonata da un jukebox durante l’ultima sera dei protagonisti prima di partire per il Vietnam. Nella scena, i personaggi di Robert De Niro e Christopher Walken cantano a gran voce la canzone, fino ad arrivare al climax del ritornello “I love you baby“. Questa scena ha attirato l’attenzione di Bob Gaudio, che ha visto la potenza della canzone se inserita nel giusto contesto visivo, e da qui ha avuto l’idea per lo spettacolo teatrale “Jersey Boys“, imperniato sulla storia di Frankie Valli e i Four Seasons, diventato poi nel 2014 un film diretto da Clint Eastwood. «Vedere quella scena de “Il Cacciatore” mi ha fatto capire la forza che avrebbe potuto avere la canzone anche a livello visivo – ha raccontato Gaudio – E la prima cosa che mi è passata per la mente è stato uno spettacolo di Broadway».

Autori: Bob Crewe / Bob Gaudio
Anno di pubblicazione: 1967


 

 

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