Blue Moon

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Questa storia, come avrete notato, ha solo il titolo della canzone, e non perché non abbia un interprete, al contrario: ne ha troppi. Una canzone che ha attraversato i decenni e che ha avuto così tanti grandi intepreti, e così tante versioni spesso diversissime una dall’altra, che sarebbe francamente riduttivo e difficile – se non impossibile – indicarne uno solo. “Blue Moon” nasce dalla creatività di Richard Rodgers e Lorenz Hart addirittura nel lontano 1933, anche se la sua storia, come vedremo, è piuttosto complessa. Rodgers, per capirci, è stato autore di oltre 900 canzoni e di più di 40 musical di Broadway, tra cui “Oklahoma!“, “Pal Joey“, “Il Re ed io” e “Tutti insieme appassionatamente“. Nel maggio del 1933 a Rodgers e al paroliere Hart viene commissionata dalla MGM una canzone per il film “Hollywood Party“, che avrà come protagonista la bionda Jean Harlow. «Una delle nostre idee era di includere una scena in cui Jean Harlow viene mostrata come una ragazzina innocente che dice, o piuttosto canta, le sue preghiere – ha raccontato lo stesso Rodgers – Non avevo la minima idea di come la sequenza sarebbe stata inserita nel film, ma lo scopo era quello di esprimere l’ambizione travolgente di Harlow di diventare una star del cinema». Però, per svariati motivi, la produzione del film prende un’altra strada, la stessa Harlow esce di scena, entrano nel cast Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio) e il film uscirà nel 1934 completamente trasformato (in italia avrà il titolo “La grande festa“). La canzone di Rodgers e Hart, “Prayer (Oh Lord, make me a movie star)“, resta quindi nel cassetto senza neanche essere registrata. Nel 1934 la MGM chiede un’altra canzone ai due compositori, per il film “Manhattan Melodrama” (“Le due strade“), un crime-movie con Clark Gable, William Powell e Myrna Loy. Dal cassetto esce fuori la canzone scritta per il film precedente, la cui bellissima melodia Rodgers non ha intenzione di abbandonare, e Hart scrive un nuovo testo, molto moderno, che recita “Atto primo: / Ingoi il tuo caffè e corri / Nella metropolitana affollata / Non respirare, non è permesso“. La canzone si intitola “It’s Just That Kind of Play” ma anche stavolta viene tagliata dal film. Però la MGM ha bisogno di una canzone per lo stesso film, per una scena ambientata in un nightclub, così i due grandi riciclatori ripescano ancora la melodia, per cui Hart scrive un nuovo testo, e col nuovo titolo “The bad in every man” finalmente la futura “Blue Moon” trova la sua prima intepretazione da parte di Shirley Ross in una breve sequenza della pellicola. Nonostante il discreto successo del film – vincitore anche di un Oscar per il Miglior Soggetto – Jack Robbins, il capo della casa editrice della MGM, pensa però che la canzone in quel contesto sia un po’ “buttata via”. La melodia gli piace molto ed è convinto che potrebbe avere un buon successo commerciale, ma con un testo più romantico e soprattutto con un titolo più incisivo. Inizialmente Hart non ne vuole sapere: ha già scritto tre diversi testi su quella melodia e non ha nessuna voglia di scriverne un quarto, finché viene convinto da Robbins, ed ecco nascere finalmente “Blue Moon“, con un testo romantico in cui viene descritto un sogno d’amore che si avvera, un evento raro come – appunto – la “Luna blu” del titolo, un evento astronomico insolito che si verifica quando si hanno due lune piene nel corso dello stesso mese, cosa che accade una volta ogni tre-cinque anni (per inciso: il colore del nostro satellite non cambia, e l’origine del nome è infatti ancora incerto). Tornando alla nostra storia, la canzone col nuovo titolo diventa la sigla del programma radiofonico “Hollywood Hotel“, per ironia della sorte però in una versione solo strumentale! Come accade in questi anni che precedono la grande diffusione dei dischi, “Blue Moon” viene incisa da diverse orchestre, e probabilmente la prima versione cantata coi nuovi versi è quella incisa nel novembre 1934 da Glen Gray e dalla Casa Loma Orchestra, in cui dopo una lunga introduzione strumentale, il sassofonista della band, Kenneth Sargeant, ne canta il ritornello. A questa segue, nel gennaio del 1935, l’incisione della cantante Connie Boswell, finalmente integrale. È però ancora presto per parlare di un vero e proprio successo per la canzone, che comunque negli anni successivi viene inclusa in ben sette film della MGM, tra cui  “Tre pazzi a zonzo” (“At the Circus“, 1939) coi Fratelli Marx (1939), “Malesia” (1949), “I marciapiedi di New York” (“East Side, West Side“) e “La dominatrice del destino” (“With a Song in My Heart“, 1952). Tanti artisti restano affascinati dalla canzone, che negli anni diventa oggetto di numerose versioni: ricordiamo quella Billy Eckstine, cantante americano dell’era swing, che entra per la prima volta nella classifica Juke Box il 5 marzo 1949 arrivando fino alla posizione numero 21; sempre del 1949 è la versione di Mel Tormé, che arriva alla posizione n. 20 della classifica di Billboard; nel 1952 la grande cantante jazz Billie Holiday registra una cover di “Blue Moon” per il suo album “Billie Holiday Sings”; Elvis Presley inoltre è il primo artista a “sdoganare” una canzone fino a quel momento riservata ai circuiti jazz, portandola nel mondo del nascente rock’n’roll, includendone una versione nel suo album di debutto del 1956.

Bisogna però aspettare il 1961 perché “Blue Moon” arrivi finalmente al N. 1 delle classifiche, e lo farà per opera dei Marcels, un gruppo doo wop, uno stile di musica vocale derivato dal rhythm and blues e dal rock and roll, che consiste nel rinforzare il canto solista con armonie vocali sincopate e cori utilizzati anche come imitazione degli strumenti d’accompagnamento. Nel 1961 i Marcels sono una band di seconda fila, destinati a non raggiungere mail il successo, e alla casa discografica Colpix ordinano al produttore Stu Phillips di non perdere tempo con loro, ma di occupare le sue giornate con altri artisti dell’etichetta. Ma non hanno detto niente delle sue notti… Così Phillips porta  il gruppo in studio quando tutti se ne sono andati per incidere in segreto alcune canzoni. Dopo averne registrate tre si rendono conto che ne serve un’altra, ma nessuna di quelle che il gruppo propone piace al produttore. Quando uno dei membri del gruppo dice di conoscere “Blue Moon“, Phillips gli ordina di insegnare la canzone al resto del gruppo. Hanno un’ora di tempo, dopodiché la registreranno. La band imbastisce così una originale versione della canzone, trasformandola da soffice e raffinato brano jazz in una scatenata canzone in perfetto stile doo wop. La famosa introduzione vocale – “bomp-baba-bomp-ba-bomp-ba-bomp-bomp… vedanga-dang-dang-vadinga-dong-ding” – faceva parte di una canzone che il gruppo eseguiva in concerto, una cover di “Zoom Zoom Zoom” dei Collegians, così Phillips – da consumato marpione dell’industria discografica – ha l’idea di usarla come introduzione a “Blue Moon” per darle quel tocco in più che la renda immediatamente riconoscibile. La fortuna ci mette, poi, lo zampino nella figura del leggendario DJ Murray Kaufman, noto come Murray the K, che suona il disco ben 26 volte durante una sua trasmissione! Nonostante il successo immediato che arride al disco però, la versione dei Marcels, e soprattutto quel “bomp-baba-bomp…” con cui il gruppo introduce la canzone, fanno infuriare Richard Rodgers, che aveva ben altro in mente quando l’aveva composta ormai quasi trent’anni prima, e che arriva ad acquistare spazi su alcuni giornali musicali per esortare la gente a… non acquistarla! Tutto ovviamente perfettamente inutile: il disco raggiunge rapidamente il numero uno della classifica Billboard Pop per tre settimane e il numero uno della classifica R&B, arrivando anche al numero 1 nella classifica inglese dei singoli, vendendo oltre un milione di copie e aggiudicandosi un disco d’oro. Nel corso dei decenni le versioni “illustri” di “Blue Moon” sono state tantissime; oltre agli artisti citati ricordiamo almeno Frank Sinatra, i Platters, Sam Cooke, le Supremes, Dean Martin, Louis Armstrong, Bing Crosby, Cyndi Lauper, Bob Dylan, Rod Stewart e Mina. “Blue Moon” compare nel film del 1977 di Martin Scorsese “New York, New York“, cantata da Robert DeNiro e Mary Kay Place. Nel film “Un lupo americano americano a Londra“, diretto nel 1981 da John Landis, la canzone appare in tre versioni: una di Sam Cooke, una di Bobby Vinton e quella dei Marcels che accompagna i titoli di coda.

Autori: Richard Rodgers / Lorenz Hart
Anno di pubblicazione: 1934 (prima versione)

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