Tears for Fears – Mad World

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Parlando di “Mad World” dei Tears for Fears vorrei sgombrare subito il campo da un luogo comune, e cioè che sia una delle canzoni più tristi e depresse che siano mai state scritte. Certo: non è un inno all’ottimismo alla Tonino Guerra, ma scoprendo la sua storia la si può leggere certamente in una chiave diversa. Nel 1980 Roland Orzabal (il cui vero nome – meraviglioso – è Roland Jaime Orzabal de la Quintana) ha 19 anni e vive a Bath, in Inghilterra, in un appartamento sopra una pizzeria, con la sua ragazza, Caroline, che in seguito diventerà sua moglie. La ragazza fa tre lavori per sostenere Roland, che sta tentando di sfondare con la musica. Suona in un gruppo mod, i Graduate, insieme al bassista Curt Smith – con cui in seguito formerà i Tears for Fears – ma sia il loro primo album che alcuni singoli sono passati totalmente inosservati, così Roland passa molto tempo strimpellando la chitarra osservando la vita che scorre sotto la sua finestra. «È un punto di vista bizzarro osservare le persone che svolgono la loro routine quotidiana, che devono lavorare per vivere quando sei disoccupato, seduto in un appartamento–  ha raccontato – Ecco da dove viene».  Ascoltando alla radio “Girls on film” dei Duran Duran gli viene l’idea di provare a scrivere qualcosa del genere, una canzone pop come quelle dei primi gruppi new romantic che stanno emergendo in Inghilterra. Ovviamente la prima versione è solo chitarra e voce e il risultato non lo convince molto: «Suonava piuttosto orribile però, alla chitarra, e con solo io che cantavo». È ancora Orzabal a raccontare l’origine del titolo “Mad World“: «C’era un gruppo chiamato Dalek I Love You. Uno dei loro testi suonava qualcosa come “I believe the world’s gone mad” (“Credo che il mondo sia impazzito”), che riassumeva i miei sentimenti di alienazione nell’inseguire inutilmente il successo. Avevo sofferto di depressione nella mia infanzia. Mio padre era stato nella seconda guerra mondiale, aveva subito un trattamento con scosse elettriche, soffriva di ansia e abusava di mia madre. Ho tenuto sotto controllo i miei sentimenti a scuola ma a 18 anni ho abbandonato tutto. Ho riversato tutto questo nella canzone». Il testo parla di un giovane depresso che si sente fuori posto in questo mondo. Vede la vita come vuota e cerca modi per sfuggire al dolore. La frase “The dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had” (“I sogni in cui sto morendo sono i migliori che abbia mai avuto”) sembra suggerire pensieri di suicidio, ma l’autore ha spiegato che è nato in seguito alla lettura del libro dello psicologo Arthur Janov, creatore della Terapia dell’urlo, “The Primal Scream“, secondo cui i nostri sogni più drammatici allentano la tensione. Quindi, il protagonista della canzone non sta desiderando di morire, secondo la spiegazione di Orzabal, ma si sveglia dagli incubi sentendosi meglio. Per dare alla canzone il sound che ha in mente Roland coinvolge Ian Stanley, un ragazzo di pochi anni più vecchio, che ha un sintetizzatore e una drum machine, nonché una casa molto grande in cui poter provare, e che viene subito assoldato come tastierista del nuovo gruppo appena formato, i Tears for Fears (per inciso, nel corso degli anni 80 Stanley diverrà produttore di Human League, Pretenders, Nathalie Imbruglia, A- ha e altri). Viene così registrata una prima demo della canzone, introdotta da alcune percussioni elettroniche e sostenuta da un ritmo quasi ballabile, che crea una dissonanza col testo invece piuttosto serio e cupo. «Stavamo ascoltando “Remain in Light” dei Talking Heads , il terzo album di Peter Gabriel e “Scary Monsters” di David Bowie – ha raccontato il cantante Curt Smith – Erano dischi prodotti in modo sorprendente, molto ritmici che ci hanno fatto venire voglia di provare qualcosa di simile. L’accesso ai sintetizzatori ci ha dato la possibilità di sperimentare. L’introduzione di percussioni distintiva di Mad World è stata suonata su una drum machine Roland CR-78». Però qualcosa ancora non va, come raccontra ancora Roland Orzabal: «Abbiamo fatto la prima demo di “Mad World”, ancora con me che cantavo. Ma non mi piaceva. Così ho detto a Curt: “Guarda, la canti tu”. E all’improvviso sembrava favolosa». I Tears for Fears vengono scritturati dalla Mercury ma i loro primi due singoli, “Suffer the children” e “Pale Shelter“, passano inosservati, così l’etichetta pensa di tentare anche con “Mad world,” nonostante la band non sia molto convinta del suo potenziale commerciale e pensi di pubblicarla come lato B. «Credevamo davvero che fosse la cosa più bella dell’album perché era molto, molto diversa – ha raccontato Curt Smith anni dopo – Ma è piuttosto oscura. La ragione per cui l’abbiamo pubblicata era che pensavamo che sarebbe stata utile per darci credibilità. Ho sempre pensato che ci sarebbe voluto del tempo. Sinceramente sentivo che la qualità era lì. Si trattava solo di trovare il momento giusto». Il video, diretto da Clive Richardson, viene girato in una tenuta di campagna dove Roland e Curt coinvolgono amici e parenti (la donna che si vede nella sequenza della festa di compleanno è la madre di Curt Smith), ed è molto semplice ma efficace: mentre Curt canta dietro i vetri di una finestra, si intravede Roland sulla sponda del lago che esegue uno strano ballo ideato da lui stesso.«Ho inventato questo ballo e lo facevo spesso in studio – ha raccontato Orzabal – Quindi la casa discografica mi ha detto che dovevo farlo nel video, dato che Curt cantava e non avevo nient’altro da fare. E ha funzionato!» Il singolo di “Mad World” esce il 20 settembre 1982 e in novembre raggiunge la posizione n° 3 della classifica inglese dei singoli, aprendo di fatto le porte al successo della band. A dimostrazione del valore della canzone, nel 2001 una versione interpretata dall’americano Gary Jules viene inserita nella colonna sonora del film di culto “Donnie Darko” diretto da Richard Kelly. Visto il basso budget della pellicola, la produzione deve rinunciare a “MLK” degli U2, con cui il regista  spera di terminare il film, perché i diritti sono troppo alti. Così il compositore della colonna sonora, Michael Andrews, chiama l’amico d’infanzia Gary Jules per registrare una versione di prova di “Mad World“, con l’unico accompagnamento di pianoforte e mellotron per imitare gli archi. Quando il regista Kelly sente la versione approssimativa della canzone ne è entusiasta e decide di inserirla così com’è nel film. Nonostante l’insuccesso commerciale del film, il singolo di “Mad World” ha un grande successo, arriva al primo posto della classifica inglese ed entra nella Top 10 in diversi paesi (in Italia si fermerà però alla 19esima posizione). È anche a causa della versione un po’ lamentosa di Jules che la canzone finirà per essere descritta come “la canzone più depressa mai composta”. A proposito della cover di Jules, Orzabal ha detto: «Quello è stato probabilmente il momento di maggior orgoglio della mia carriera. Avevo 40 anni e avevo dimenticato come mi sentivo quando ho scritto le prime canzoni dei Tears for Fears. “Mad World” è ancora attuale perché è espressione di quel periodo che io chiamo “menopausa adolescenziale”, in cui i tuoi ormoni stanno impazzendo mentre lasci l’infanzia. Le tue dita sono sulla scogliera e stai per cadere, ma in qualche modo ti aggrappi». Anche Smith ha molto apprezzato la nuova versione della loro canzone, anche se non ha mancato di sottolineare che si perde così l’effetto, da loro voluto, di discrepanza fra un testo molto serio e una base musicale invece piuttosto ritmata. Una curiosità: nella parte finale della canzone Curt Smith canta una frase che più o meno tutti gli interpreti successivi, da Jules a Susan Boyle ad Adam Lambert, hanno cantato “enlarging your world“, cioè “allarga il tuo mondo”. È lo stesso Smith invece a svelare il vero significato della frase: «La lirica corretta è in realtà “mondo Halargiano”. Il produttore Chris Hughes aveva inventato un pianeta chiamato Halarge che usava in studio per vari giochi di parole, e una delle sue frasi tipiche era: “Oh, è così Halargian”. Ho inserito nella canzone per scherzo la frase “Halargian world”, suonava bene e l’abbiamo lasciata».

Autore. Roland Orzabal
Anno di pubblicazione: 1982

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