Mungo Jerry – In the summertime

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Lo Staffordshire è una tranquilla contea inglese, più o meno a metà strada tra Birmingham e Manchester: campi coltivati, villaggi in pietra, muretti orlati di rose e qualche castello. In questo quieto paesaggio dai toni quasi tolkieniani, e precisamente dalle parti del villaggio minerario di Leycett, nel 1970 un contadino locale di nome Ted Askey acconsente che il suo campo sia utilizzato per ospitare, il 24 e 25 maggio, l’Hollywood Music Festival, il primo festival rock a svolgersi nella parte settentrionale della Gran Bretagna. Sul palco i Grateful Dead nella loro prima apparizione europea, e poi Black Sabbath, Traffic, Free a deliziare le oltre 45.000 persone del pubblico. Nel tardo pomeriggio del sabato, quando il sole sta ormai tramontando, sul palco sale un quartetto dall’aspetto inusuale: niente batteria, un contrabbasso, percussioni improvvisate come assi da lavare e una brocca, un banjo… La maggior parte del pubblico è stordito, è sdraiato sul prato a rilassarsi e fumare dopo un’orgia di rock psichedelico, blues e hard-rock, ma quando il gruppo inizia a suonare con banjo, pianoforte e chitarra, quel sound quasi folk, così diverso da quello che si era ascoltato per tutto il pomeriggio, risveglia il pubblico che si alza e comincia a ballare e battere le mani a tempo. È un trionfo per i Mungo Jerry e per il cantante Ray Dorset, sconosciuti fino ad allora nonostante il singolo “In the summertime” sia uscito già da un paio di mesi. Il giorno dopo il prestigioso Melody Maker dedica loro la prima pagina col titolo “Mungomania“.  «Siamo stati catapultati nel mezzo di una tempesta – ha raccontato Paul King (banjo e brocca) – Ci hanno chiesto di esibirci anche il giorno successivo. Quello è stato davvero l’inizio di tutto!» Quella “canzoncina” destinata a vendere oltre 30 milioni di copie nasce nel 1968, quando il 22enne Ray Dorset lavora nei laboratori della Timex, e la musica è poco più di un hobby. «La melodia di In the Summertime è entrata nella mia testa – ha raccontato lui stesso – Ci ho rimuginato su e il giorno dopo in appena 10 minuti ho scritto il test. Quando ero giovane, la mia famiglia andava sempre a Hayling Island, nell’Hampshire, per le vacanze. Quindi in parte stavo rievocando bei ricordi d’infanzia. “In estate, quando è bel tempo”, quando non piove e hai quel senso di euforia per cui senti che “puoi allungarti e toccare il cielo”. Cantare “bevi, fatti un giro” significava solo una coca cola, un caffè o un frappè… non per forza alcool. Musicalmente non ha un ritornello; tutto ciò che ha è una melodia che va avanti e indietro con una serie di testi che evocano una celebrazione della vita: è una bella giornata, sei riuscito a prendere una macchina – preferibilmente con la capote aperta – stai andando in giro, e se sei un ragazzo stai rimorchiando le ragazze». Quando nel 1969 il gruppo firma un contratto discografico con la Pye Records, grazie all’amicizia di Ray Dorset col produttore Barry Murray, non ha ancora un nome definitivo. Abbandonato il primo nome Memphis Leather, ora si fanno chiamare Good Earth, ma Murray pensa che abbiano bisogno di qualcosa di più caratteristico. «Ray ha suggerito di chiamarci Ray Dorset & The Concordes, e Colin (Earl, il pianista – Ndr) voleva White Lightning – ricorda Paul King – L’etichetta propose The Incredible Sharks, che a nessuno di noi piaceva. Avevo anche un sacco di altri nomi in mente, compreso Duran Duran, ci credereste?»  Alla fine sono tutti d’accordo su Mungo Jerry (dal personaggio Mungojerrie del libro di T.S. Eliot “Old Possum’s Book of Practical Cats“, che in seguito costituirà la base per la commedia di Broadway Cats). Con la loro atipica strumentazione senza batteria – con Ray Dorset alle chitarre, Paul King al banjo, Mike Cole al contrabbasso e Colin Earl al pianoforte –  i quattro entrano in studio e fanno ascoltare al produttore il loro repertorio. Appena Murray sente l’attacco di “In the summertime” drizza le orecchie: ecco il singolo perfetto per l’estate! La band suona la canzone ma dopo due minuti si ferma. Murray chiede cosa sia successo e Ray risponde candidamente: “Questo è tutto quello che abbiamo”. «Rendere il disco più lungo significava maggiori diritti d’autore per ogni esecuzione radiofonica – ha raccontato il produttore Barry Murray – Ray ha suggerito di aggiungere il rombo di una motocicletta, ma la libreria di effetti sonori della Pye era terribile, così sono sceso in strada e il tecnico Howard Barrow ha mandato su di giri la sua Triumph TR4. Rimasi lì fuori con un microfono sotto il tubo di scarico, procurandomi probabilmente un avvelenamento da monossido di carbonio. Abbiamo montato il suono della macchina sul nastro e ripetuto la prima parte della canzone, con un mix leggermente diverso. Il singolo è in pratica la stessa canzone suonata due volte». Appena il singolo viene pubblicato e inizia a essere trasmesso per radio entra subito in classifica alla posizione n. 13, ma come abbiamo visto, dopo l’esibizione del gruppo all’Hollywood Musical Festival, schizza velocemente fino al numero uno, non solo in Inghilterra ma in tutto il mondo, Italia compresa, finendo per diventare il singolo più venduto in Gran Bretagna nel 1970, e in settembre “In the summertime” conquista anche la vetta delle classifiche americane. Con la sua capigliatura afro, l’ampio sorriso e le incredibili basette, Ray Dorset diventa in breve il simbolo della “Mungomania”. «Lavoravo ancora nel laboratorio – ha raccontato il cantante – e le persone al piano di sopra, che non mi avevano mai parlato prima, adesso volevano essere mie amiche. Arrivavo in fabbrica e tutte le donne mi inseguivano. Era un vero manicomio. Quando guardo le vecchie clip vedo che ho questo grande sorriso e queste enormi basette, mentre gli altri ragazzi della band hanno un vero look hippy. Penso che stavamo cercando di immmprontare il tutto alla spontaneità. Per me è sempre stato tutto incentrato sul ritmo e sull’atmosfera, non sulla padronanza tecnica o sul vedere quante note puoi suonare, una cosa che mi lascia freddo». Nel 1995 il rapper giamaicano-americano Shaggy farà una cover della canzone pubblicandola come primo singolo del suo terzo album, “Boombastic“, con la partecipazine dello stesso Ray Dorset che ha registrato nuovamente la sua parte di chitarra. I Mungo Jerry hanno proseguito per molti anni la loro carriera, nel 1971 hanno anche partecipato al Festival di Sanremo in coppia con Piero Focaccia con la canzone “Santo Antonio Santo Francisco” eliminata dopo la prima esibizione, e hanno ottenuto in patria qualche altro successo, ma niente che sia paragonabile a quella estate del 1970 piena di sole, che chiudeva idealmente un’era di “love and peace“, quando un gruppo di hyppies, soffiando in una brocca e battendo i piedi per tenere il ritmo, cantava

In estate quando fa caldo
Puoi allungarti in alto e toccare il cielo
Non siamo sporcaccioni, non siamo meschini
Noi amiamo tutti ma facciamo quello che ci va
Quando è bel tempo
Andiamo a pescare o a nuotare nel mare
Siamo sempre felici
La vita è fatta per essere vissuta, si, questa è la nostra filosofia“.

Autore: Ray Dorset
Anno di pubblicazione: 1970

 

 

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