Peter Gabriel – Sledgehammer

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«A volte il sesso può rompere le barriere quando altre forme di comunicazione non funzionano troppo bene». Queste parole pronunciate da Peter Gabriel a proposito del suo grande successo “Sledgehammer” non lasciano alcun dubbio sul significato della canzone… del resto con un titolo come “Mazza” era improbabile che parlasse del lavoro di un fabbro (senza considerare che nel testo sono presenti altri simboli fallici). Decisamente uno scarto notevole rispetto alla atmosfere simboliche e medievaleggianti di tanta musica dei Genesis. Del resto l’intenzione del cantante di discostarsi nettamente dalla produzione del gruppo era apparsa subito evidente già dal suo primo album solista (intitolato semplicemente “Peter Gabriel” come i 3 dischi successivi) uscito nel 1977, che rifuggiva dagli elaborati arabeschi progressive della musica che aveva fatto fino a quel momento. Nei 3 dischi successivi la proposta musicale di Gabriel si avvicina all’elettronica e alla musica etnica, con collaborazioni prestigiose come Robert Fripp e Peter Hammill, raggiungendo anche un discreto successo commerciale con “Shock the monkey“, tratta dal suo quarto album uscito nel 1982. Durante la lunga pausa che segue l’uscita di questo disco, Peter si riavvicina alla musica soul, che lo aveva fatto desiderare di diventare un musicista quando, nel 1967, al Jam Club di Londra aveva assistito a un concerto di Otis Redding. Addirittura il musicista in un primo tempo pensa di fare un intero album di musica soul, composto soprattutto di cover dei brani che avevano segnato la sua infanzia, progetto poi abbandonato. La maggior parte del nuovo disco viene registrato negli studi personali di Gabriel alla Ashcombe House vicino a Bath, Somerset, una antica villa padronale circondata da un grande giardino. Lo studio di registrazione è stato allestito in quella che era la stalla della villa. Il primo abbozzo di “Sledgehammer” dura quasi 10 minuti, e combina la passione per il soul di Gabriel con le sonorità elettroniche e ambient del produttore canadese Daniel Lanois. «La prima canzone che ho sentito al mio arrivo è stata “Sledgehammer – ha raccontasto il tecnico del suono Kevin Killen – La batteria, il basso, la chitarra e le tastiere erano stati registrati nella loro forma più elementare. Peter stava lavorando ai testi. Non c’erano voci soliste, cori, parti di fiati, nessun organo. Nella sua versione estesa, suonava davvero come un brano interessante che doveva essere modificato in una forma più gestibile in modo che le sue grandi idee potessero essere presentate in modo più conciso, possibilmente con l’obiettivo di farne un singolo». Nella registrazione di questa prima versione del brano sono coinvolti alcuni dei migliori musicisti dell’epoca: il batterista Manu Katché, il bassista Tony Levin e il chitarrista David Rhodes. Mancano ancora però, come abbiamo visto, i fiati che renderanno subito riconoscibile la canzone, e Peter non vuole dei musicisti qualunque, vuole nientemeno che i Memphis Horns, leggendaria sezione fiati della Stax Records, definiti “la migliore sezione di fiati di sempre”, che hanno suonato con tutti i più grandi artisti soul – ma anche bianchi – e soprattutto con l’idolo di Peter: Otis Redding. Accantonata l’idea di chiamarli dagli Stati Uniti per incidere in Inghilterra, Peter e Daniel vanno a New York per aggiungere i fiati alla base della canzone. «Sono tornati con le parti dei fiati – racconta ancora Kevin Killen – e quello è stato un momento eccezionale. Abbiamo capito tutti che “Sledgehammer” si stava configurando come una canzone davvero fantastica… anche senza i testi era totalmente contagiosa». A proposito della presenza dei mitici Memphis Horns nella sua canzone Gabriel ha detto: «Wayne Jackson, che suona su “Sledgehammer“, suonava anche con Otis Redding ed era in tour con lui quando li ho visti a Londra. Quindi è stato un brivido per me… Penso però che la canzone sia stata più influenzata da molte di quelle canzoni della Stax e dell’Atlantic piuttosto che da Otis in particolar modo». Il singolo viene pubblicato il 21 aprile 1986 in una versione poco più corta di 5 minuti. Una versione leggermente più lunga, 5 minuti e 11 secondi, verrà inserita nell’album “So” che esce il 19 maggio, il primo disco solista di Gabriel ad avere un titolo. «All’inizio pensavo di evitare i titoli e di fare i miei dischi come riviste – ha detto il musicista alla rivista SpinQuando guardi a casa una pila di riviste, di solito le ricordi dalla foto in copertina; volevo che sembrasse un insieme di opere. Ho dato al nuovo album un titolo in modo che le persone non finiscano per acquistare lo stesso disco due volte». Il singolo in patria si ferma alla posizione n. 4 della classifica, mentre arriva al n. 1 della classifica americana di Billboard il 26 luglio. La cosa curiosa è che “Sledgehammer” spodesta dal n. 1 “Invisible Touch” della sua ex-band i Genesis, e che per entrambi gli artisti si tratterà dell’unico numero 1 nelle classifiche americane. Il successo della canzone è però inscindibile dall’innovativo video diretto da Stephen R. Johnson (morto nel 2015) che comprende anche diverse sequenze realizzate in argilla e animate in stop-motion dalla Ardman Animations di Nick Park, l’autore di “Wallace & Gromit”. Johnson aveva diretto l’anno prima il video dei Talking Heads per “Road To Nowhere“, dove aveva usato molte delle tecniche che sarebbero apparse in “Sledgehammer“. Paradossalmente a Johnson la canzone non piace neanche: «Pensavo fosse solo un altro ragazzo bianco che cercava di sembrare nero», dirà nel libro “I Want My MTV“, ma il risultato finale è strabiliante, e il video vincerà nove MTV Video Music Awards nel 1987, il maggior numero di premi che un singolo video abbia vinto. La realizzazione non è facile. Non c’è la CGI di oggi e bisogna studiare come realizzare ogni effetto. Peter Gabriel ha raccontato su BBC Radio 2 di avere trascorso 16 ore sdraiato sotto una pesante lastra di vetro per il video, mentre ogni fotogramma veniva girato, uno dopo l’altro. Lo stesso Gabriel attribuisce al video musicale il merito del successo della canzone perché, ha detto a “Rolling Stone”, «Penso che avesse un senso sia dell’umorismo che del divertimento, nessuno dei quali era particolarmente associato a me. Voglio dire – a torto nel mio modo di vedere la cosa – che penso di essere stato visto come un inglese piuttosto eccentrico». Si è classificato al quarto posto nella classifica dei 100 migliori video musicali mai realizzati da MTV (1999) ed stato anche dichiarato il video animato numero uno di MTV di tutti i tempi. Il video compare al numero 2 nella classifica dei Top Video degli anni ’80 di VH1,  e secondo alcune fonti, è il video più riprodotto di tutti i tempi su MTV. “Sledgehammer” trasforma immediatamente Gabriel da artista di nicchia ad artista mainstream, ma col successo di massa arrivano anche alcune critiche da parte di chi lo accusa di voler copiare l’ex-collega Phil Collins, che aveva già inciso dei brani di ispirazione soul con tanto di sezione di fiati, come “Sussudio” o “Easy Lover“. Critiche ovviamente che lasciano il tempo che trovano, e la produzione seguente di Gabriel dimostrerà – se ancora ce ne fosse bisogno – la levatura artistica del musicista.

Autore: Peter Gabriel
Anno di pubblicazione: 1986

peter

 

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