Martha & the Vandellas – Dancing in the street

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1964, la poco più che ventenne Martha Rose Reeves finalmente è entrata in pianta stabile alla Motown, la prestigiosa etichetta soul di Detroit. Martha canta da sempre: lo faceva in chiesa fin da bambina, ha formato il suo primo gruppo tutto al femminile, The Del-Phis, nel 1957, quando aveva solo 16 anni. Però alla Motown purtroppo non ha davanti un microfono bensì la cornetta di un telefono, perché è entrata sì nel tempio della soul music, ma come segretaria.
Facciamo un passo indietro. Tra il 1960 e il 1961 Martha si guadagna da vivere facendo vari lavoretti di giorno e cantando la sera standard jazz e blues in alcuni dei locali notturni più noti di Detroit. Ed è al Twenty Grand club che una sera viene avvicinata da un manager della Motown, Mickey Stevenson, che le dà il suo biglietto da visita e la invita a presentarsi nel suo ufficio uno dei giorni seguenti. «Sul suo biglietto da visita c’erano i nomi di tutte le loro stelle: i Miracles, Marvin Gaye, Mary Wells – Ha raccontato la stessa Martha – Ma c’era un problema: arrivare a Hitsville significava attraversare Woodland Avenue, che era una zona infestata da varie le bande. Qualcuno poteva come niente spararti o accoltellarti. Comunque presi l’autobus; mi aspettavo di trovare un edificio a quattro piani o qualcosa del genere, ma la sede della casa discografica era in realtà la casa di Berry Gordy con un’insegna dipinta a mano sul davanti. Stavo quasi per riprendere l’autobus per tornare a casa, quando ho visto che c’erano almeno 50 persone in fila per Berry, e quel biglietto da visita significava che potevo andare in cima alla coda». Quando la ragazza entra nell’ufficio Stevenson è molto indaffarato e le chiede, mentre aspetta, se può rispondere al telefono. Giusto qualche decina di minuti, dice il manager. Quattro ore dopo Martha ha risposto a decine di telefonate, preso appunti, fissato appuntamenti… non ha fatto l’audizione, ma ha un lavoro. Le sue capacità come cantante, tuttavia, hanno modo di emergere e presto, oltre a dimostrarsi un’efficientissima segretaria, comincia a registrare la voce guida delle nuove canzoni, in modo che i cantanti possano impararle prima. Il punto di svolta per la sua carriera avviene per una questione sindacale: in questi anni, secondo le normative, quando si incide una canzone deve sempre essere presente il cantante. Non si possono registrare insomma solo le basi, ma la Motown se ne infischia e spesso, in barba alle leggi, registra senza la presenza dei cantanti. Un giorno si sparge la voce che sta per arrivare un ispettore del sindacato, così Martha si mette al microfono e inizia a cantare lasciando tutti a bocca aperta. “Questa è Martha, la mia segretaria” dice Stevenson. Per la giovane segretaria è il punto di svolta: convince l’etichetta ad assumere le sue ex compagne delle Del-Phis, Annette Sterling e Rosalind Ashford, cambia il nome della band in Martha and the Vandellas e le tre ragazze iniziano a cantare come coriste nelle canzoni di Marvin Gaye. “Dancing in the street” nasce da un’idea del cantautore Ivy Jo Hunter. «A quei tempi, era più facile rapinare una banca che entrare nel business discografico – ha raccontato Hunter – Volevo diventare un cantante, ma alla Motown avevano bisogno di autori, così ho iniziato a mettere insieme “Dancing in the Street” su un piccolo pianoforte. In realtà non ero veramente in grado di suonare, ma avevo una linea di basso e ho trovato degli accordi per accompagnarla». Nella sua mente dovrebbe essere una canzone malinconica, ma quando Marvin Gaye sente la melodia dice: «Non è una canzone triste. Sembra più come ballare in strada (“Dancing in the street”, ndr)». Detto fatto: quello diventa il titolo. Gaye e Stevenson si mettono a scrivere il testo infilandoci dentro Chicago, Philadelphia, New York, New Orleans e altre città che avevano visitato durante i tour. L’idea del “ballare per le strade” viene ai due autori dal ricordo di un’estate torrida a Detroit, in cui i ragazzini avevano aperto alcuni idranti e ballavano in mezzo all’acqua per rinfrescarsi. In  mezz’ora la canzone è finita. Marvin Gaye ne registra una demo in uno stile un po’ soft, piuttosto jazzato e la fa ascoltare a Martha dicendole “Che ne pensi di questa canzone? Prova a cantarla tu”. Alla cantante in realtà quella canzone non piace molto – come ammetterà anni dopo – così chiede a Gaye se può cantarla come la sente lei. “Certo” risponde Marvin. Martha prende il microfono e stravolge il ritmo rendendola la canzone trascinante e grintosa che tutti conosciamo. Hunter però non è del tutto soddisfatto del suono della batteria, che vorrebbe più aggressivo, più duro, così chiede scusa, corre alla sua auto e torna con una barra di metallo, una specie di piede di porco e si siede per terra. Copre il pavimento con del nastro adesivo e colpisce a terra con la barra in sincrono con il rullante, ottenendo così un suono originale e mai sentito. «Tutti gli altri studi hanno poi cercato inutilmente di ottenere lo stesso sound» ha in seguito raccontato lui stesso. “Dancing in the street” viene pubblicata come singolo il 31 luglio 1964 e arriva al 2° posto della classifica americana di Billboard e al 4° in quella inglese dei singoli. Quando esce il disco gli Stati Uniti stanno vivendo uno dei momenti più caldi della lotta per i diritti civili, e molti afroamericani la interpretano come un invito a “manifestare nelle strade” di tutte le città menzionate nella canzone: Chicago, New Orleans, New York, Filadelfia, Baltimora, Washington, DC e Detroit. Tutte queste città attraversano periodi di disordini civili e rivolte, e alcuni sostenitori neri come H. Rap ​​Brown iniziano a suonare la canzone durante le dimostrazioni per le strade, il che porta anche alcune stazioni radio a togliere “Dancing in the street” dalle playlist. Quando un giornalista inglese sbatte un microfono in faccia a Martha chiedendole se si senta una leader militante, la cantante risponde irritata: «Mio Dio, no… è una canzone da festa!». Nel corso degli anni la canzone è stata oggetto di numerose cover di successo: i Kinks nel 1965, i Mamas & Papas nel 1966, i Grateful Dead, che la eseguiranno dal vivo più di 120 volte tra il 1966 il 1987, i Van Halen nel 1982, fino ad arrivare alla famosa versione di David Bowie e Mick Jagger, registrata nel 1985 come corollario all’evento benefico Live Aid, e immortalata in un video. Quest’ultima versione arriverà al primo posto in Inghilterra, Spagna, Olanda, Australia, Canada, Finlandia ed entra nella Top 10 in quasi tutto il mondo. Una cursiotià: il video della canzone, diretto da David Mallett e girato ai  London Docklands, è stato bollato come il video più gay della storia in una epica puntata del cartone animato “I Griffin”. Il co-autore Ivy Jo Hunter ha dichiarato: «Quando Mick Jagger e David Bowie la rifecero nel 1985, ho guadagnato più soldi in due anni di quanti ne avessi guadagnati nei precedenti 20. Avrei baciato loro il sedere nel mezzo di Broadway…». Il 12 aprile 2006, la versione di Martha and the Vandellas di “Dancing in the Street” viene inserita tra le 50 registrazioni audio conservate dalla Libreria del Congresso al National Recording Registry.

Autori: Marvin Gaye / William “Mickey” Stevenson / Ivy Jo Hunter
Anno di pubblicazione: 1964

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