Gianni Togni – Luna

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Tornata d’attualità lo scorso anno in occasione dell’anniversario dello sbarco sulla luna, grazie anche alla cover di Jovanotti, “Luna” di Gianni Togni in effetti non è che solo una delle centinaia di canzoni dedicate nel corso degli anni al nostro satellite. “Luna” è senza dubbio anche la canzone cui è legato indissolubilmente il nome di Togni, anche se gli inizi della sua carriera risalgono al 1975, quando il 19enne cantautore pubblica l’album “In una simile circostanza“, con testi del suo compagno di scuola Guido Morra, che scriverà i testi di tutti i suoi dischi. L’album, descritto dal “Dizionario del pop-rock” (Baldini & Castoldi) con le parole: «Vicino al jazz con testi ermetici», nonostante la collaborazione di nomi illustri della musica “colta” italiana come Arturo Stalteri, Bruno Biriaco e Maurizio Giammarco, è però un fiasco. Qualche anno dopo, col mutare del clima sociopolitico italiano, che avrà contraccolpi sulla canzone “d’autore” che si staccherà dai temi politici del decennio precedente – il cosiddetto “riflusso” – Togni incontra il produttore Giancarlo Lucariello, che ha lavorato tra gli altri coi Pooh, Alice e Riccardo Fogli, e inizia una nuova fase della sua carriera, che lo porterà al successo. “Luna” nasce in realtà in modo particolare, dall’unione di due diverse canzoni, come ha ricordato Lucariello, una intitolata “Anna” e l’altra “Guardo il mondo“, unite poi sapientemente dall’arrangiatore Maurizio Fabrizio. «La prima aveva un inciso forte – “Anna non fare la scema”, se non ricordo male – racconta il produttore – L’altra partiva con una strofa molto efficace, che faceva subito presa. Togni fu bravo ad accettare di unire i due brani: era un ragazzo di talento». Ancora più particolare è l’ispirazione per la canzone, anche se poi il testo sarà firmato dal fido collaboratore Guido Morra. Ha raccontato lo stesso Togni: «In quel periodo ero a Milano, prendevo spesso la metropolitana e incontravo questo barbone, un uomo molto pacifico, barbuto, vestito di marrone, che chiamava ad alta voce il nome di una donna, probabilmente il suo amore: Anna. Quell’uomo tra un sorso di vino e uno sguardo sonnacchioso urlava frasi sconnesse ai passanti. Mi colpì da subito, lo ammetto. Ed è per questo che annotavo quotidianamente quelle battute che in pochi giorni sono diventati una canzone surreale». La canzone viene inserita nell’album “E in quel momento, entrando in un teatro vuoto, un pomeriggio vestito di bianco, mi tolgo la giacca, accendo le luci e sul palco m’invento“, un titolo chilometrico e particolare di cui ci spiega la genesi lo stesso Gianni Togni: «Non riuscivamo a metterci d’accordo sul titolo e allora ognuno di noi, il produttore Lucariello e il mio amico di scuola e paroliere Guido Morra, cominciammo ognuno una frase. Lucariello, geniale ci fa: “Mettiamo la virgola e le scriviamo tutte”. Fatto, pubblicato così». Il 45 giri di “Luna” entra nella classifica italiana il 21 giugno 1980 alla decima posizione. Tanto per capire il contesto dell’epoca: al primo posto c’è “L’Ape Maia” di Katia Svizzero che troneggia davanti a “Video killed the radio star” dei Buggles, “Another brick on the wall” dei Pink Floyd e “Una giornata uggiosa” di Lucio Battisti… Il 9 agosto “Luna“, dopo un lungo duello con ‘”Non so che darei” di Alan Sorrenti, riesce ad arrivare al n.1 dove resterà per tutta l’estate, fino al 20 settembre quando sarà spodestata da “Olympic games” di Miguel Bosè; resterà comunque nelle primissime posizioni ancora per molte settimane, abbandonando la top ten solo l’8 novembre. Alla fine “Luna” risulterà il quinto singolo più venduto del 1980 segnando per sempre la carriera di Togni, anche se il cantautore conoscerà altri momenti di successo: il singolo “Semplice“, per esempio, andrà ancora meglio di “Luna“, risultando il quarto singolo più venduto del 1981.  Come è accaduto spesso nel mondo della canzone, a volte un successo può risultare ingombrante e schiacciante per un artista, tanto che in un’intervista al “Corriere della Sera” il cantante confesserà: «C’è stato un momento in cui mi sono sentito deluso e incompreso. E’ stato nel 1989 all’indomani dell’album “Bersaglio mobile” che io consideravo un capolavoro e la gente non capì».
“E guardo il mondo da un oblò” diventerà anche il titolo di un film del 2007, scritto, diretto ed interpretato da Stefano Calvagna e interamente ambientato, tranne la scena finale, in una lavanderia a gettoni. Ovviamente “Luna” non può non esserne la colonna sonora.

Autori: Guido Morra / Gianni Togni
Anno di pubblicazione: 1980

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