Frank Sinatra – Fly me to the Moon

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21 luglio 1969. Sei ore dopo l’allunaggio, alle 20:17:40 (ora di Greenwich) Neil Armstrong è il primo uomo a mettere piede sul nostro satellite. 19 minuti più tardi anche Buzz Aldrin scende sul polveroso suolo lunare. Con sé ha un piccolo registratore a cassette da cui partono le note di “Fly me to the moon” cantata da Frank Sinatra. È la prima canzone suonata sulla luna. Presentando la canzone durante uno show nel 1973 Sinatra dirà: «Stavo guardando il reportage televisivo, e nel mezzo della cronaca, mi sono sentito cantare questa canzone da lassù. E devo dire che è stato un grande brivido, davvero. Sono stato spesso in aereo, ma mai così in alto, mai così in alto. È stato davvero un grande onore che abbiano scelto questa canzone». In realtà per trovare le origini di questa iconica canzone così strettamente legata a The Voice bisogna fare un bel passo indietro, al 1954, quando il pianista jazz Bart Howard (all’anagrafe Howard Joseph Gustafson) scrive una canzone intitolata “In other words” cercando di imitare lo stile del suo idolo Cole Porter. Oltre a comporre canzoni e suonare il pianoforte, Howard è anche il Direttore degli spettacoli al Blue Angel, un night club molto elegante di New York, e compone la canzone come valzer lento su richiesta di un editore che gli ha chiesto una canzone semplice. Perché scrivere sempre testi magniloquenti? Gli suggerisce l’editore. «“In other words” (“In altre parole”) parla della verbosità dei poeti che usano molte parole per dire una cosa semplice – ha raccontato l’autore – “Tienimi la mano”, “Baciami”». Howard scrive la canzone di getto, addirittura, come ha detto lui stesso in un’intervista al New York Times nel 1988, in 20 minuti: «Ho sempre detto che mi ci sono voluti 20 anni per scoprire come scrivere una canzone in 20 minuti. La canzone mi è caduta addosso. Un editore voleva che cambiassi il testo in “Take me to the moon”… se l’avessi accontentato, oggi forse non saremmo qui a parlarne». La canzone viene cantata al Blue Angel dalla cantante di cabaret Felicia Sanders, ma la prima incisione si deve alla cantante Kaye Ballard, ancora col titolo originale “In other words“. Come prassi comune in questi anni numerosi cantanti la registrano, tra cui Johnny Mathis e Joe Harnell, che ne registra una versione con un arrangiamento in stile Bossa Nova che arriverà al n. 14 delle classifiche. Ma è il 1960 l’anno della svolta: in ottobre Peggy Lee la canta all’Ed Sullivan Show e la sua esibizione raccoglie un enorme successo. È la stessa Peggy, nel 1963, a convincere Howard a cambiare il titolo della canzone, che da questo momento diventa “Fly me to the moon“. Nel 1964 il produttore e arrangiatore Quincy Jones scrive un nuovo arrangiamento per la canzone, portandola dal tempo in 3/4 a un più tradizionale 4/4, per l’album “It Might as Well Be Swing” inciso da Frank Sinatra insieme all’orchestra di Count Basie, uno dei più importanti direttori d’orchestra dell’epoca dello swing. Da questo momento “Fly me to the moon” resterà per sempre associata al nome di Frank Sinatra, nonostante la sua non sia stata la prima versione della canzone, né tanto meno l’ultima. Si contano infatti qualcosa come 300 versioni di questo classico di cui ricordiamo almeno Nat King Cole, Doris Day, Shirley Bassey, Michael Bublé, Judy Garland, Bobby Womach, Michael Bolton, Marvin Gaye, Connie Francis – in italiano come “Portami con te” – e gli irlandesi Wetslife. “Fly me to the moon” compare nella colonna sonora di “Wall Street” (Oliver Stone, 1987) e “Space Cowboys” (Clint Eastwood, 2000), e nel 1995 diventa la sigla finale della serie animata giapponese “Neon Genesis Evangelion“, eseguita in diverse versioni (circa 20) da svariati cantanti.

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Autore: Bart Howard
Anno di pubblicazione: 1964 (versione di Frank Sinatra)

 

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