Beatles – Something

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Frank Sinatra ha definito “Something” dei Beatles «La più grande canzone d’amore mai scritta», e certo The Voice ne aveva cantate molte ai suoi tempi, anche se per molto tempo la attribuiva erroneamente alla coppia Lennon / McCartney, mentre in realtà si tratta di una composizione di George Harrison. «Ho sempre pensato che fosse il brano più bello di George, con “Here Comes The Sun” e “While My Guitar Gently Weeps” – ha raccontato Paul McCartney – Fino ad allora aveva fatto solo una o due canzoni per album. Non credo che pensasse molto a se stesso come a un cantautore, e ovviamente John e io avremmo ancora una volta predominato. Non lo facevamo intenzionalmente, ma eravamo “Lennon e McCartney”, quindi quando usciva un album, era normale che Lennon e McCartney si mettessero a scrivere delle cose, e forse non è stato facile per lui riuscire a incastrarsi. Ma alla fine ha inventato “Something” e un paio di altre canzoni fantastiche, e penso che tutti fossimo molto contenti per lui. Non c’era gelosia». Il primo abbozzo di quella che diventerà poi una delle canzoni più amate dei Beatles risale al 1968, quando Harrison ascolta una canzone tratta dal primo album del cantautore americano James Taylor, che è appena stato pubblicato dall’etichetta dei Beatles, la Apple, “Something In The Way She Moves“. Si tratta solo di una frase, che però infiamma la creatività di George che comincia a costruirci sopra una melodia. Siamo nel settembre del 1968, i Beatles sono agli Abbey Road Studios per ultimare le registrazioni del doppio album “The Beatles“, noto anche come “The White Album“. Mentre Paul McCartney sta realizzando alcune sovraincisioni, George si apparta in una stanza, e al pianoforte lavora alla melodia della nuova canzone, pensandola come una canzone alla Ray Charles, ma poi ha un dubbio: come già era successo a Paul con “Yesterday“, comincia a pensare di avere inconsciamente plagiato la melodia di un’altra canzone, vista la facilità con la quale sta nascendo. Il 19 settembre si trova in studio col produttore Chris Thomas per registrare “Piggies“, una sua canzone di satira sociale caratterizzata dall’accompagnamento di clavicembalo. George, durante una pausa, si siede allo strumento e fa ascoltare “Something” al produttore, che è entusiasta della nuova composizione. Tuttavia George preferisce concentrarsi su “Piggies“, ben sapendo che il “White Album” è ormai completo e non ci sarebbe comunque posto per un’altra sua canzone. Inoltre sta pensando di offrire la canzone a Jackie Lomax, un cantante inglese di cui Harrison sta producendo l’album di debutto per la Apple Records. Alla fine però non se ne fa nulla – per fortuna nostra, possiamo dire – e “Something” non sarà tra i brani pubblicati sull’album di Lomax , molti dei quali verranno registrati a Los Angeles dopo il completamento del “White Album“. Nel gennaio del 1969 George, che negli ultimi mesi si era allontanato dal gruppo per divergenze artistiche con Paul McCartney che criticava il suo modo di suonare, raggiunge il resto dei Beatles per il progetto cinematografico “Let It Be – Un giorno con i Beatles“, un film documentario che mette in scena il mitico ultimo concerto tenuto dai Beatles poco dopo il mezzogiorno del 30 gennaio 1969 sul tetto del loro quartier generale, la Apple Records, al numero 3 di Savile Row, a Londra. Harrison in un primo momento pensa di proporre “Something” a Paul e John, ma poi preferisce rinunciare, vista l’atmosfera tesa che regna all’interno del gruppo, ormai vicino allo scioglimento ufficiale. Il 3 febbraio Paul convoca una riunione per la gestione della Apple, la loro società: da una parte Harrison, Lennon e Starr vogliono assumere il manager degli Stones Allen Klein per rimettere in sesto la disastrata società, e dall’altra McCartney che invece vuole affidarne la gestione allo studio legale Lee Eastman Inc. Con questa spaccatura si raggiunge l’apice di quella che Lennon definì la “morte lenta, iniziata con la scomparsa dello storico manager del gruppo Brian Epstein nell’estate del 1967. In un’atmosfera così carica di tensioni e di rancori sopiti George preferisce fare da solo, e il 25 febbraio 1969 – giorno del suo 26° compleanno – entra agli Abbey Road Studios insieme al tecnico del suono Ken Scott (che negli anni seguenti lavorerà con tutti i più grandi artisti del mondo, tra cui David Bowie, Supertramp, Elton John, Pink Floyd, Lou Reed e Duran Duran). Accompagnandosi con la chitarra elettrica, Harrison registra delle versioni dal vivo di “Something“, “Old Brown Shoe” e “All Things Must Pass“, le ultime due tra l’altro respinte di recente da Lennon e McCartney. L’idea del chitarrista è di realizzare un album solista con le sue canzoni inutilizzate dai Beatles, sostenuto in quest’idea da John Lennon e Yoko Ono, a loro volta impegnati in progetti solistici. Quando George registra la canzone in solitaria il testo è completato, e contiene un verso in più che verrà poi sostituito dal suo assolo di chitarra nella successiva registrazione ufficiale dei Beatles.  Questa versione demo di “Something” rimarrà inedita fino alla sua inclusione nella compilation “Anthology 3” pubblicata nel 1996. Come accadrà poi anche in seguito, George decide di dare la sua ultima creazione a un amico, Joe Cocker, che poco tempo prima aveva inciso una grandiosa cover di With a Little Help from My Friends dei Beatles, ma quando iniziano le sessioni di registrazione dell’album “Abbey Road” è subito chiaro agli altri membri del gruppo e al produttore George Martin che si tratta di una grande canzone e che Harrison è stato forse troppo sottovalutato come autore. «Ho riconosciuto per la prima volta che aveva davvero un grande talento quando abbiamo fatto “Here Comes the Sun” – ha raccontato Martin – Ma quando ha presentato”Something“, era qualcosa d’altro … Era un lavoro straordinario, e al tempo stesso così semplice». Il 16 aprile avviene la prima registrazione di “Something“, ma non soddisfa né George né il resto del gruppo, così il 2 maggio la base viene registrata di nuovo con George Harrison alla chitarra, John Lennon al piano, Paul McCartney al basso, Ringo Starr alla batteria  e il musicista ospite Billy Preston all’organo Hammond. Qualche giorno dopo, il 5 maggio, agli Olympic Sound Studios, McCartney registra nuovamente la sua parte di basso e Harrison aggiunge la chitarra solista. A questo punto, la canzone dura circa otto minuti e si chiude con una jam strumentale guidata dal piano di Lennon che però viene eliminata dal mixaggio finale. Nei due mesi seguenti vengono fatte alcune piccole variazioni, aggiunte parti vocali e il 15 agosto una sezione di 21 archi arrangiata da George Martin, mentre nello studio accanto Harrison registra nuovamente la sua parte principale di chitarra. Sull’ispirazione del testo per anni si è pensato che fosse ispirato alla moglie di George, Pattie Boyd, come lei stessa ha ricordato nel suo libro del 2007 “Wonderful today. La mia vita con George Harrison ed Eric Clapton” «Mi ha detto, in maniera concreta, che l’aveva scritto per me. Ho pensato che fosse bellissimo e si è rivelata essere la canzone di maggior successo che abbia mai scritto. (…) La mia versione preferita era quella che George mi ha suonato in cucina a Kinfauns». In seguito Harrison citerà fonti alternative per la sua ispirazione.  All’inizio del 1969, secondo l’autore Joshua Greene, Harrison dice ai suoi amici del movimento Hare Krishna che la canzone parlava della divinità indù Krishna; in un’intervista alla rivista “Rolling Stone” nel 1976, dirà: «Tutto l’amore fa parte di un amore universale. Quando ami una donna, è il Dio in lei che vedi». Che sia stata scritta per la moglie o per Krishna, comunque, alla fine poco importa: si tratta senza dubbio di una delle più belle canzoni dei Beatles, come affermato anche dagli altri membri del gruppo. John Lennon senza mezzi termini dirà che è la canzone che preferisce di “Abbey Road“. Nel libro del 2000 “The Beatles Anthology“, Ringo Starr definirà “Something” e”While My Guitar Gently Weeps” come «Due delle migliori canzoni d’amore mai scritte. Sono davvero alla pari con ciò che John e Paul o chiunque altro di quel tempo ha scritto»; Paul McCartney dirà che era «la più grande canzone di George». Tra gli altri colleghi di Harrison, Paul Simon ha definito “Something” un “capolavoro” ed Elton John ha dichiarato: «Something” è probabilmente una delle migliori canzoni d’amore mai, mai e poi mai scritte … È meglio di “Yesterday“, molto meglio … È la canzone che ho inseguito negli ultimi trentacinque anni». Il singolo, pubblicato come doppio Lato A con “Come together“, esce il 21 ottobre 1969, circa un mese dopo l’album ed è l’unica canzone scritta da George Harrison pubblicata come singolo dai Beatles, come sottolineato dallo stesso George: ««Mi avevano concesso un paio di B-side in passato, ma questa è la prima volta che ho un lato A. Bell’affare, eh?». È anche la prima volta che i Beatles pubblicano un singolo con canzoni già apparse su un album di grande successo, e questo smorza leggermente l’impatto della canzone, che comunque viene certificato disco d’oro dalla Recording Industry Association of America (RIAA) il 27 ottobre 1969. Inoltre, essendo abbinata a un’altra canzone di grande successo, “Come together“, è anche difficile attribuire a quale delle due si deve il successo effettivo del singolo, che arriva al primo posto nelle classifiche di Stati Uniti, Canada, Australia, Germania Ovest e Nuova Zelanda, mentre in Gran Bretagna si fermerà alla quarta posizione. “Something” è diventata la seconda canzone dei Beatles con più cover dopo “Yesterday“: già alla fine degli anni ’70, oltre 150 artisti avevano registrato la canzone. Oggi si calcola che siano più di 200. Nel 1999, la Broadcast Music Incorporated (BMI) nomina “Something” come la 17esima canzone  più eseguita del XX secolo, e nel 2004 la rivista “Rolling Stone” la inserisce al numero 278 nella lista delle “500 più grandi canzoni di tutti i tempi”. In chiusura ancora le parole di George Harrison: «All’epoca non ero particolarmente elettrizzato dal fatto che Frank Sinatra la cantasse. Sono più elettrizzato adesso di quanto non fossi allora. Non mi piaceva molto Frank, apparteneva alla generazione precedente. Ero più interessato quando l’hanno cantata Smokey Robinson e James Brown. Ma ora sono molto contento, chiunque l’abbia fatta. Mi rendo conto che il segno di una buona canzone è quando ha molte cover. Ho incontrato Michael Jackson una volta alla BBC. Il giornalista che ci ha intervistato ha fatto un commento su “Something” e Michael ha detto: “Oh, l’hai scritta tu? Ho sempre pensato che fosse una canzone di Lennon / McCartney”». George Harrison è morto il 29 novembre 2001.

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Autore: George Harrison
Anno di pubblicazione: 1969

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