David Bowie – Let’s dance

Fai sapere che ti piace!

Nel 1982 David Bowie si trova nel sud del Pacifico per le riprese del film di Nagisa Oshima “Merry Christmas Mr. Lawrence” (conosciuto in Italia anche col titolo “Furyo“). Il cantante decide di prendersi un periodo di pausa approfittando delle esotiche locations del film e porta con sé alcuni nastri di compilation “fatte in casa”. «Volevo qualcosa da ascoltare – dirà in seguito – E mi accorsi che la mia tendenza naturale era di scegliere soprattutto rhythm & blues degli anni ’50 e ’60. Ci si può annoiare molto nel sud del Pacifico. In un certo senso stavo scegliendo i miei “dischi per l’isola deserta”, e mi resi conto che avevo scelto James Brown, Albert King, Johnny Otis, Elmore James… non c’era quasi niente che rappresentasse gli ultimi 15 o 20 anni. Era una musica molto rilassata e denotava un senso di piacere e felicità». Il ritorno di David agli artisti che avevano ispirato l’inizio della sua carriera influenzerà notevolmente il suo nuovo album, “Let’s dance“, il primo dopo più di due anni dall’uscita del capolavoro “Scary Monsters” del 1980. Tornato a New York dopo la fine delle riprese del film, Bowie incontra un personaggio chiave per molta musica degli anni 70 e 80, Nile Rodgers, che dopo il grande successo degli Chic si trova all’apice della scena dance americana dando il suo inconfondibile tocco a dischi di Sister Sledge (“We are family“), Deborah Harry e Diana Ross. Bowie e Rodgers si incontrano verso la fine dell’anno al bar del Carlisle Hotel di New York. Sembra che i due siano rimasti seduti uno accanto all’altro per venti minuti prima che Rodgers si sia presentato. «Mi aspettavo Ziggy Stardust – dirà in seguito Nile Rodgers – Non avevo riconosciuto quel tipo dall’aria normale seduto tranquillamente al bar». I due parlano a lungo di blues e rhythm & blues scoprendo di essere stati influenzati dagli stessi artisti, e David prospetta a Rodgers la possibilità di lavorare insieme al suo nuovo album. «David avrebbe potuto scegliere qualunque produttore, bianco o nero – dirà Rodgers alla rivista “Musician” nel 1983 – Avrebbe potuto chiamare Quincy Jones ed essere sicuro di fare un successo. Ma ha chiamato me e di questo mi sento onorato». Bowie convoca in seguito Rodgers nella sua casa di Montreaux, in Svizzera, per fargli ascoltare alcune delle nuove canzoni e preparare dei demo da pre-produzione. Il cantante è molto chiaro con lui, come ha raccontato Rodgers: «Mi disse che voleva da me ciò che sapevo fare meglio. “Nile” mi disse, “Voglio davvero che tu ne faccia dei successi”. Fui preso alla sprovvista perché avevo sempre pensato che David Bowie facesse in primo luogo arte e se poi accadeva che diventasse un successo, tanto meglio!».  Bowie fa ascoltare a Rodgers “Let’s dance” accompagnandosi con una chitarra acustica, e al produttore sembra quasi un pezzo folk, ma il cantante sembra convinto che potrà diventare un successo. Rodgers è imbarazzato, non sa come dire al Thin White Duke che quel pezzo, così com’è, non è proprio musica da ballo, così chiede all’autore il permesso di lavorarci su e si mette all’opera, reinventando  di fatto la canzone. Dirà ancora Rodgers: «Pensavo tra me e me: “Amico, se non faccio un disco che fa ballare la gente, e chiamiamo la canzone “Let’s Dance”, dovrò gettare la mia tessera del sindacato nero”!». Dopo un primo demo registrato ai Mountain Studios di Montreaux, Bowie e Rodgers si trasferiscono agli studi Power Station di New York e “Lets’ dance” è la prima canzone che viene registrata. Per l’occasione Bowie “licenzia” i musicisti con cui aveva collaborato per gli album precedenti e lascia la scelta a Rodgers, che ingaggia alcuni musicisti provenienti dagli Chic tra cui il bassista Bernie Edwards (co-autore di “Le Freak“) e il batterista Tony Thompson. «Volevo staccarmi un po’ dai ragazzi coi quali lavoravo abitualmente – dirà David Bowie – Così non potevo prevedere come avrebbero suonato». L’inconfondibile linea di basso viene sviluppata dal portoricano Carmine Rojas, che aveva suonato tra gli altri con Stevie Wonder. Ed è proprio il giro di basso, insieme alla chitarra funky di Nile Rodgers e all’introduzione “presa in prestito” dalla versione di “Twist & Shout” del Beatles a caratterizzare la canzone e a renderla immediatamente riconoscibile. Il bellissimo assolo di chitarra è opera del chitarrista blues texano Stevie Ray Vaughan, che Bowie aveva visto esibirsi al festival Jazz di Montreaux un anno prima, che col suo stile blues si sovrappone perfettamente allo stile dance in stile Chic della canzone, e che grazie a questa collaborazione vedrà decollare la sua carriera. “Let’s dance” viene pubblicata come singolo il 14 marzo 1983, anticipando di circa un mese l’uscita dell’album omonimo, ed entra direttamente alla posizione n. 5 della classifica inglese, rimanendo in cima alle charts per tre settimane. In poco tempo il singolo raggiunge la prima posizione nella classifica americana di Billboard, diventando il primo (e unico) singolo di Bowie a scalare le classifiche sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. È anche il suo secondo e ultimo singolo a raggiungere il numero 1 negli Stati Uniti. Arriva al n. 1 anche in Canada, Belgio, Finlandia, Nuova Zelanda, Svezia, Olanda, Norvegia e Irlanda ed entra nella Top 10 in praticamente tutto il mondo, arrivando in Italia alla posizione n. 3. È uno dei 300 singoli britannici più venduti di tutti i tempi. Il notevole successo della canzone è senz’altro in parte attribuibile anche al video diretto da David Mallett, che aveva già lavorato varie volte con Bowie e diretto, tra gli altri, il bellissimo video di “Ashes to Ashes“. Il video viene girato in Australia nel febbraio del 1983, e prende spunto solo marginalmente dal testo della canzone per sposare la causa degli aborigeni. «Per quanto ami questo paese – dichiara Bowie a Rolling Stones durante le riprese – è probabilmente uno dei più intolleranti del mondo, sotto l’aspetto razziale, a livello del Sud Africa». Il video descrive la seduzione esercitata dalla società consumistica dell’Australia urbana bianca su una coppia di giovani aborigeni, ed è imperniato su un paio di costose scarpe rosse che diventano l’emblema di uno status irraggiungibile per i due ragazzi. Le scarpe rosse compaiono in effetti nel testo della canzone: “Put on your red shoes and dance the blues” (“Metti le tue scarpe rosse e balla il blues”) e sono un riferimento al film “Scarpette rosse“, diretto nel 1948 da Michael Powell e Emeric Pressburger, in cui una ballerina si esibisce in un balletto con quel nome. L’idea che le scarpe rosse ti facciano ballare è basata a sua volta su una storia di Hans Christian Andersen con lo stesso titolo. Mallett ha raccontato che la scena in cui i due ragazzi ballano in un bar è stata poco apprezzata dai clienti bianchi del locale, che hanno cominciato a prendere in giro i due aborigeni. Il regista ha girato queste immagini e le ha inserite nel video: i bianchi del bar si stanno davvero prendendo gioco della coppia. “Let’s dance” lancia in tutto il mondo David Bowie come star di prima grandezza, portandolo a un numeroso pubblico di ragazzini – e non solo – che probabilmente non conoscono la sua produzione degli anni ’70, e questo ovviamente non può che far storcere il naso a tanti giornalisti e fan della prima ora, che vedono in questo avvicinamento al pop da discoteca una sorta di “tradimento” da parte di un artista che aveva sempre mantenuto, pur tra alti e bassi, una invidiabile integrità artistica. Oggi, dopo quasi 40 anni e dopo che il Duca Bianco se ne è andato, riascoltando “Let’s dance” possiamo renderci conto che è una grande canzone pop, e che se non è finita nel dimenticatoio come tante altre canzoni dance degli anni 80, è perché il genio, anche nelle cose apparentemente semplici, rappresenta comunque una marcia in più.

Autore: David Bowie
Anno di pubblicazione: 1983

 

4 Commenti

  1. Ho appena salvato questo sito fra i preferiti 🙂
    In un mare magnum di ignoranza e sciatteria linguistica questo è un gioiellino, anche per la precisione ed esaustività delle informazioni. Bravo Davide!

    • Grazie Daniela per le tue belle parole. Sono felice che il mio sito ti piaccia e che abbia apprezzato i miei sforzi anche linguistici 🙂 Ti invito a mettere “Mi piace” anche alla mia pagina Facebook e, se vuoi, a invitare i tuoi amici a fare altrettanto!

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*