Blondie – Heart of glass

Fai sapere che ti piace!

«Heart of Glass” dei Blondie è il tipo di cose che dovresti fare. Grande e semplice» Chi ha scritto queste parole è niente meno che John Lennon in una cartolina inviata a Ringo Starr. Non male per una canzone che era rimasta nel cassetto degli autori per 4 anni prima di vedere la luce (e il successo) nella versione che conosciamo.
È il 1974, Deborah Harry – ex coniglietta di Playboy e cantante- e il chitarrista Chris Stein si sono appena messi insieme e hanno fondato il gruppo Angel and The Snake, divenuto poi Blondie and the Banzai Babies, e infine semplicemente Blondie. I due vivono in uno squallido loft nella famosa zona di Bowery, a New York, e di notte provano in una stanza così fredda che devono indossare i guanti. In queste condizioni pionieristiche nasce “Heart of Glass“, una delle prime canzoni scritte dalla band, anche se il primo titolo è “Once I Had a Love”. La canzone ha un ritmo funky piuttosto lento, ispirato – per stessa ammissione del gruppo – al successo “Rock the boat” degli Hues Corporation, così i componenti del gruppo cominciano a riferirsi a lei come a “The Disco Song”. Passano alcuni anni, e i Blondie si fanno un nome nell’ambiente punk newyorkese, suonando regolarmente sia al Max’s Kansas City che al CBGB, i templi della new wave/punk della metropoli americana, in serate in cui si alternano con nomi con Ramones o Patti Smith, e incidono i primi due album in cui passano progressivamente dal punk a una più raffinata new wave. Nel 1978 incontrano, per realizzare il loro terzo album “Paralle Lines“, il produttore Mike Chapman, l’artefice del successo di Suzie Quatro e Sweet, che in uno dei primi incontri chiede al gruppo di suonargli tutte le canzoni che hanno. Alla fine chiede: “Avete qualcos’altro?”. La Harry dice timidamente “Beh, c’è questo vecchio pezzo”. La canzone è ovviamente “Heart of Glass“. A Chapman piace, anche se non riesce a mettere a fuoco come realizzarla per valorizzarne al massimo il potenziale. I Blondie la provano come ballata, poi in stile reggae, ma non sembra funzionare. Su chi ha deciso di dare alla canzone un’atmosfera disco più pronunciata ci sono diversi ricordi: in alcune occasioni, il produttore Mike Chapman ha affermato di aver convinto lui Debbie Harry e Chris Stein a dare quell’impronta alla canzone, in altre occasioni, lo stesso Chapman ha accreditato alla cantante l’idea. Fatto sta che il tastierista Jimmy Destri comincia ad armeggiare con la sua nuova drum machine Roland, e Chapman drizza le antenne: “È un suono fantastico”. Lo stile è trovato. «Allora, era molto insolito che una band rock usasse dei suoni computerizzati – ha raccontato Debbie Harry – La gente si innervosiva e si arrabbiava con noi perché ci mettevamo a fare disco-music. C’era questo movimento “Disco Sucks!” (“la disco fa schifo” ndr), e c’era stata persino una rivolta a Chicago, con persone che bruciavano dischi in discoteca. Clem Burke, il nostro batterista, all’inizio si rifiutava di suonare la canzone dal vivo, ma quando è diventata un successo, ha detto: “Immagino che dovrò farlo”». In realtà sia Debbie Harry che Chris Stein, pur provenendo da esperienze rock, ammiravano la musica da discoteca europea, in particolar modo le produzioni di Giorgio Moroder, con cui poi collaboreranno per “Call me“, grandissimo successo del 1980 composto per la colonna sonora del film “Ufficiale e gentiluomo“. In un’intervista pubblicata il 4 febbraio 1978 sul New Musical Express la Harry ha espresso il suo apprezzamento per la musica da discoteca di Giorgio Moroder: «È commerciale, ma è buona, dice qualcosa… è il tipo di cose che voglio fare». Un esempio notevole di questo tipo di contaminazione musicale si ha quando i Blondie presentano una cover di “I Feel Love” di Donna Summer al CBGB il 7 maggio 1978. Il giornalista Roman Kozak ha scritto: «Quella sera i Blondie hanno sorpreso tutti con una cover di “I Feel Love” di Donna Summer. Probabilmente è stata la prima volta a New York, nel bel mezzo della grande divisione rock contro disco, che una rock band aveva suonato una canzone da discoteca. I Blondie si sono spinti oltre, registrando “Heart of Glass”, altri gruppi hanno registrato altre canzoni ballabili e è nato il dance-rock». Anche il chitarrista Chris Stein ha sempre difeso la loro scelta controcorrente: «Per quanto mi riguardava, la discoteca faceva parte dell’R & B, che mi era sempre piaciuto. I Ramones continuarono a parlare di noi “che andavamo verso la disco”, ma era ironico. Erano nostri amici». Heart of glass viene pubblicata come terzo singolo dall’album “Parallel Lines” nel gennaio del 1979 e arriva al numero 1 della classifica americana, raggiungendo il Disco d’Oro nell’aprile del 1979, per un milione di copie vendute. Arriva in vetta alle classifiche anche in Inghilterra, Canada, Australia, Germania, Nuova Zelanda, Austria e Svizzera (in Italia raggiunge un rispettabile ottavo posto), permettendo così al gruppo di raggiungere un grande successo di pubblico, ma facendo loro perdere una parte di quelli che erano i loro fans della prima ora. Il tastierista Jimmy Destri ha detto in proposito: «Questi ragazzi new wave pensano di sapere tutto del rock and roll, ma non accettano nient’altro. Dovrebbero ascoltare l’album e rendersi conto che non abbiamo cambiato radicalmente la nostra direzione, non siamo diventati i Bee Gees». Nel dicembre 2004, la rivista “Rolling Stone” ha classificato la canzone al numero 255 nella sua lista delle “500 migliori canzoni di tutti i tempi“, “Slant Magazine” l’ha inserita al numero 42 nella loro lista delle più grandi canzoni dance di tutti i tempi e “Pitchfork” l’ha nominata la 18ª miglior canzone degli anni ’70. Concludiamo con le parole del co-autore Chris Stein: «Non ho mai avuto idea che sarebbe stato un grande successo, o che sarebbe diventata la canzone per cui saremmo stati più ricordati. È molto gratificante».

TI È PIACIUTA QUESTA STORIA? Se sei arrivato fin qui vuol dire che l’hai trovata interessante. Scrivere e condividere questa passione mi piace, ma ha dei costi (hosting, rinnovo dominio, programmatore ecc.). Considera l’idea di fare una donazione (qualsiasi cifra è ben accetta) per contribuire ad aiutarmi a mantenere il sito e renderlo sempre più ricco di contenuti.




Autori: Debbie Harry / Chris Stein
Anno di pubblicazione: 1979

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*