The Who – My Generation

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Poche canzoni sono diventate dei propri manifesti generazionali come “My Generation” degli Who. Pubblicata il 29 ottobre 1965 è stata inserita dalla rivista “Rolling Stones“all’undicesima posizione nella classifica delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, e alla 13ª nella lista di VH1 delle 100 migliori canzoni di Rock & Roll. Di lei ha scritto nel 1995 il giornalista Chris Charlesworth: «Se anche gli Who avessero fatto un’unica canzone, “My Generation“, e niente altro, sarebbero comunque passati alla storia».
Nel 1965 gli Who sono già piuttosto famosi, il loro primo singolo “I can’t explain” ha raggiunto l’anno prima la posizione n. 8 delle classifiche inglesi. Niente male per una band al suo esordio discografico (anche se il loro primo singolo era stato in realtà “I’m the face“, pubblicato però col loro primo nome The High Numbers), e ora è giunto il momento di fare un album. L’idea iniziale è quella di incidere un disco di cover di canzoni soul e rhythm & blues, pratica molto comune all’epoca. Del resto anche il primo LP dei Rolling Stones, uscito nel ’64, conteneva quasi solo cover, e la musica soul e blues è quella che ascoltano i Mod (che sta per Modernists), la gang cui Pete Townshend – chitarrista degli Who – appartiene, caratterizzato da capelli corti, abbigliamento curato e dall’uso di Vespe e Lambrette cromatissime e piene di specchietti retrovisori. Nonostante l’eleganza, tuttavia, i Mod appartengono alla classe proletaria, e si scontrano spesso – anche fisicamente – coi Rocker, che portano i capelli lunghi, indossano giacche di pelle e guidano potenti motociclette (si veda il bel film “Quadrophenia“, diretto nel 1979 da Franc Roddam ispirato all’omonimo album del 1973 degli Who). È l’influente giornalista John Emery però che li convince ad abbandonare l’idea e di cercare di proporre del materiale originale. Pete Townshend allora ci si mette d’impegno e compone 8 delle 11 canzoni che faranno parte del loro primo album, compresa “My Generation” nata, stando ai racconti dello stesso Townshend, durante un viaggio in treno da Londra a Southampton il 19 maggio 1965, giorno del suo ventunesimo compleanno. Circa l’ispirazione ci sono diverse storie che spesso sconfinano nella leggenda. La più pittoresca vuole che la Regina Madre Elisabetta, la moglie di re Giorgio VI, si sentisse infastidita, quando attraversava il quartiere di Belgravia, dal carro funebre Packard V12 del 1936 parcheggiato, che Townshend usa come originale mezzo di trasporto, e che lo abbia fatto rimuovere, provocando la reazione del giovane Pete. Pittoresco come racconto, come dicevamo, ma sarebbe assai riduttivo considerare un episodio del genere come motivazione principale per una canzone che è più di una canzone: è un manifesto programmatico, è un invito alla rivolta, alla rivoluzione. Quello che è vero è che nel 1965 Pete vive in effetti nel quartiere chic di Belgravia, all’ultimo piano di una palazzina vuota, dove può suonare e comporre fino alle 3 di notte senza preoccuparsi di far rumore, fumando marijuana. Nella sua autobiografia Who I Am, Townshend racconta che «la sensazione che sentivo crescere in me non era tanto il risentimento verso i potenti che mi circondavano a Belgravia quanto la paura che la loro malattia potesse essere contagiosa». A Townshend non interessa la questione generazionale, ma le differenze di classe. Lui, aspirante rocker, è circondato in quel quartiere da ragazzi che studiano per diventare la futura classe dirigente. «Le loro abitudini e aspettative obsolete mi sembravano trappole mortali – continua – mentre io mi sentivo vivo e non solo perché ero giovane. Ero vivo davvero perché svincolato dalle tradizioni, dalla proprietà e da certe responsabilità». La canzone attraversa varie fasi mentre il gruppo cerca di perfezionarla: inizialmente ha un ritmo blues piuttosto lento, ma poi, anche su suggerimento del loro manager Kit Lambert, viene accelerata assumendo la veste definitiva. Uno dei tratti distintivi di My Generation è la balbuzie del cantante Roger Daltrey, a proposito della quale ci sono diverse teorie: una vuole che dopo un paio di registrazioni normali Kit Lambert suggerisca a Daltrey di balbettare per sembrare un ragazzo sotto l’effetto di anfetamine (una delle droghe usate dai Mod), un’altra che il cantante si sia ispirato a “Stuttering Blues” (Il blues della balbuzie) di John Lee Hooker. Lo stesso Daltrey ha inoltre raccontato di non avere mai provato la canzone prima della registrazion,e e di non riuscire a sentire la sua voce attraverso i monitor, così la balbuzie è risultata mentre cercava di adattare nel miglior modo possibile i testi alla musica. La band e il produttore, l’americano Shel Talmy, hanno poi deciso che la cosa funzionava e che aggiungeva ancora più grinta alla ribellione insita nel testo della canzone. Ironia della sorte la BBC in un primo momento si rifiuta di trasmettere la canzone non per il suo messaggio rivoluzionario, ma per paura di offendere le persone affette da balbuzie! My Generation contiene anche la famosa frase “Spero di morire prima di invecchiare“. Nel 1965, Roger Daltrey afferma che si ucciderà prima di raggiungere i 30 anni perché non vuole invecchiare. In realtà solo il batterista Keith Moon morirà prematuramente nel 1978, a 32 anni, per una quantità eccessiva di pastiglie di clometiazolo prescritte nella sua terapia contro la tossicodipendenza. Il resto della band si troverà invece a suonare la canzone ancora per decenni. Nel 1989 Townshend ha spiegato, a proposito della famosa frase, che quando ha scritto i testi, “vecchio” significava per lui “molto ricco“. My Generation presenta anche un’altra particolarità: uno dei primi assoli di basso nella storia del rock. Quante canzoni contenevano assolti di basso elettrico nel 1965? Le altre band, del resto, non avevano John Entwistle. «Stava diventando il più rivoluzionario bassista del momento – ha scritto Townshend – e volevo fornirgli un mezzo per esprimere il suo incredibile modo di suonare». In questo periodo Entwistle usa bassi Danelectro che hanno però delle corde molto sottili che tendono a rompersi e non sono acquistabili separatamente. Quando si rompono bisogna cambiare basso… Dopo avere acquistato tre bassi Danelectro, John, piuttosto frustrato, deve ripiegare sul Fender Jazz semplificando l’assolo. Il singolo viene pubblicato il 29 ottobre 1965 e raggiunge il n° 2 della classifica inglese, mentre negli Stati Uniti non arriva più in su di un misero 74° posto, anche se nel corso degli anni diventerà un classico assoluto della musica rock. Infine: qualcuno si ricorda di una canzone intitolata “The Carnival Is Over”dei Seekers? Eppure fu proprio questa dimenticabile – e dimenticata – canzoncina che impedì a My Generation di arrivare al primo posto in classifica del Regno Unito.

Autore: Pete Townshend
Anno di pubblicazione: 1965

 

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