Edwin Hawkins Singers – Oh Happy Day

Fai sapere che ti piace!

Una delle canzoni maggiormente legate al periodo delle festività natalizie e alle celebrazioni del Capodanno, anche se in realtà si tratta di un inno alla conversione, e nelle chiese protestanti viene cantata per il Battesimo o la Cresima. “Oh Happy Day” viene pubblicata come singolo nel 1968, ma questa composizione in stile gospel di Edwin Hawkins ha in realtà un lungo pedigree. Nasce addirittura nel 1755 col titolo “Oh Happy Day, That Fixed My Choice” (“O buon giorno, che ha fissato la mia scelta”), del sacerdote inglese Philip Doddridge, che si basa a sua volta su una melodia precedente (1704) di J.A. Freylinghausen. Verso la metà del XIX l’organista e musicologo inglese Edward Francis Rimbault compone per l’inno una nuova melodia e aggiunge un ritornello, e in questa forma “Oh Happy Day” comincia a venire comunemente usata per le cerimonie battesimali o di conferma in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nel 1967 il 24enne Edwin Hawkins è pianista presso la Ephesian Church of God in Christ a Berkeley, in California, dove fonda il California State Youth Choir, composto da 46 cantanti tra 17 e i 25 anni. Nell’estate del 1968 Hawkins registra alcune canzoni che ha arrangiato per il suo coro, con l’intento di realizzare un album da vendere per finanziare il viaggio a una Conferenza della Gioventù a Washington. Si tratta di otto canzoni che vengono registrate dal vivo in chiesa, con l’accompagnamento dei musicisti che solitamente suonano durante le funzioni, utilizzando un semplice registratore a due piste. Purtroppo il disco non viene stampato in tempo, ma il coro partecipa ugualmente alla Conferenza e in una rassegna di cori si classifica al secondo posto eseguendo due arrangiamenti di Hawkins, ma non “Oh Happy Day“, di cui Hawkins ha detto «non è la nostra canzone preferita». Del disco vengono stampate 500 copie destinate ad una diffusione locale, ma una copia arriva nelle mani del noto deejay Abe “Voco” Kesh della KSAN-FM di San Francisco, che inizia a trasmetterlo con una certa frequenza, seguito da diverse altre stazioni. A questo punto la Buddha Records mette sotto contratto Hawkins e il coro per realizzare un album, ma i funzionari della chiesa locale diffondono una petizione per chiedere alle radio non religiose di non trasmettere le canzoni e vietano a Hawkins di usare il nome del coro. La Buddha Records non si scompone e ribattezza il coro “The Edwin Hawkins Singers“. Hawkins accetta il compromesso ma resta convinto che la chiesa abbia avuto torto, come ha raccontato a The Chronicle: «Sono certo che pensassero di fare la cosa giusta. Ciò che mi ha confuso è che ci hanno insegnando per tutta la vita che dovevamo portare il messaggio cristiano ovunque». Quando viene pubblicato il singolo “Oh Happy Day” diventa subito inaspettatamente un successo internazionale, raggiungendo il 2º posto della classifica britannica, il 4° di quella statunitense e addirittura il 1° di quella tedesca. Parte del merito indubbiamente va anche alla fantastica voce solista di Dorothy Combs Morrison, che prima di unirsi al coro di Hawkins cantava nella sua chiesa di Richmond, in California. Cantava anche in alcuni club R&B locali, ma ha sempre taciuto su questo perché la chiesa non apprezzava questo tipo di attività. Quando “Oh Happy Day” diventa un successo, Dorothy firma un contratto con la Buddah Records, che pubblica il suo album “Brand New Day” nel 1970. La sua carriera da solista non durerà, ma diventa una corista molto richiesta, apparendo in album di Chicago, Boz Scaggs e Simon & Garfunkel. «Le parole erano semplici e tutte in rima, ma erano molte da ricordare – ha detto lei stessa – In chiesa, durante la registrazione, ho scritto le parole della canzone sui palmi delle mani con una penna. Durante la registrazione, ho alzato le mani, con i palmi delle mani rivolti verso di me. Tutti pensavano che sentissi lo spirito. Lo sentivo, certo, ma leggevo anche il testo». Il 15 agosto 1969 “Oh Happy Day” viene eseguita due volte durante il primo giorno del festival di Woodstock, prima dagli Sweetwater e poi da Joan Baez, che la includerà anche nel suo album del 1971 “Carry it on”. George Harrison ha affermato che la canzone è stata fonte di ispirazione principale per la composizione della sua celeberrima “My sweet Lord” del 1970, anche se anni dopo perderà la causa per plagio nei confronti di “He’s so fine” delle Chiffons. La fama di canto natalizio di cui gode in Italia si deve agli spot televisivi dello spumante Asti Cinzano del 1980.

Autore: Edwin Hawkins, da un inno del XVIII secolo
Anno di pubblicazione: 1968

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*