Toto – Africa

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«Se diventa un successo, correrò nudo lungo Hollywood Boulevard» Questo è quello che dice Steve Lukather, chitarrista dei Toto, all’amico David Paich, tastierista nella stessa band. Paich gli ha appena fatto ascoltare il primo abbozzo di una nuova canzone che parla dell’Africa. La melodia non gli dispiace ma il testo proprio non riesce a mandarlo giù: «Dave, amico, Africa? Siamo del nord di Hollywood – gli dice – Di che cazzo stai scrivendo? “Benedico le piogge in Africa?”… Sei Gesù, Dave?». Siamo nel 1982 e la band, dopo il grande successo dei primi due album, col terzo disco, “Turn Back“, più sperimentale, ha toppato. Il tastierista, cantante e compositore David Paich ha appena ricevuto una nuova tastiera, una Yamaha CS-80 e, mentre sta provandone i suoni, abbozza alcune note che diventeranno poi il riff iniziale di “Africa“. Comincia a canticchiare una melodia e le parole sembrano uscire da sole. Paich non è mai stato in Africa anche se, come ha dichiarato in alcune interviste, ne era sempre stato affascinato: «Ho adorato i film sul dott. Livingstone e sui missionari. Frequentavo una scuola cattolica per soli ragazzi e molti insegnanti erano stati missionari in Africa. Mi raccontavano come avessero benedetto gli abitanti del villaggio, le loro Bibbie, i loro raccolti e, quando pioveva, avrebbero benedetto la pioggia. Ecco da dove viene la frase, “benedico le piogge in Africa”. Dicevano anche che la solitudine e il celibato erano le cose più difficili della vita là fuori. Alcuni di loro non hanno mai preso i voti perché avevano bisogno di compagnia. Così ho scritto di una persona che vola per incontrare un missionario solitario. È una storia d’amore romantica sull’Africa, basata su come l’avevo sempre immaginata». Oltre ai suoi ricordi personali il cantante attinge anche a un documentario che ha visto qualche mese prima, trasmesso a tarda notte in TV, sull’Africa nei suoi aspetti più drammatici. «Vedere la terribile sofferenza della gente mi ha commosso e spaventato e quelle immagini non se ne sono mai andate dalla mia testa – ha detto ancora Paich – Ho cercato di immaginare come mi sarei sentito se fossi stato lì e cosa avrei fatto». Come dicevamo, dopo avere composto la melodia Paich si accorge che il testo sgorga spontaneamente e in 10 minuti la canzone è finita. Lui stesso ne è stupito, come ha raccontato: «“Aspetta”, ho pensato, “sono un autore di talento, Ok, ma non così tanto talentuoso!” Era come se un potere superiore stesse scrivendo servendosi di me, perché le parole stavano uscendo come per magia». Quando il tastierista presenta finalmente la canzone finita, la band è impegnata con la preparazione dell’album “Toto IV“. La reazione dei suoi colleghi non è certo delle più entusiastiche: oltre a Lukather anche il cantante Bobby Kimball pensa che non sia adatta al nuovo disco, e fino alla fine sembra proprio che il suo destino sia di restarne esclusa. Poi, come spesso capita, il gruppo si trova ad avere bisogno di un’altra canzone per completare l’album e allora si decide di includere anche “Africa” nella tracklist finale. Il chitarrista Steve Lukather comunque rimane della sua idea e dirà: «Pensavo che fosse la peggior canzone dell’album». La realizzazione della canzone richiede molto tempo, perché i musicisti della band, notoriamente tra i più bravi session-men del mondo, sono dei perfezionisti. Il secondo tastierista Steve Porcaro programma il suo sintetizzatore GS 1 per emulare il suono di una kalimba (un piccolo strumento a percussione africano), e suo fratello Jeff, il batterista, suona praticamente dal vivo di fronte al percussionista Lenny Castro che suona una conga. I due si guardano negli occhi e registrano molti minuti di base cantando nella testa la linea del basso, senza alcun aiuto in cuffia, per ottenere la maggiore spontaneità possibile. Alla fine riascoltano il risultato e prendono le parti migliori per usarle nella canzone. «Forse ci sarebbero voluti due minuti per programmarlo su una Linn (una batteria elettronica, ndr) – ha raccontato Steve Porcaro – mentre c’è voluto un sacco di tempo per farlo così. Ma la Linn è una macchina e non avrebbe suonato così!». “Africa” viene quindi inclusa nell’album come ultima canzone, in chiusura del Lato B (parliamo ovviamente di dischi in vinile), a ulteriore dimostrazione di quanto poco la band creda nel suo potenziale. L’album “Toto IV” viene pubblicato l’8 aprile 1982, preceduto di una settimana dal singolo “Rosanna” che arriva alla seconda posizione della la classifica americana; il secondo singolo si rivela una scelta infelice: “Make believe” non sale più in su del 19° posto ed è proprio con la bistrattata e odiata “Africa” che il gruppo fa il botto: il singolo arriva subito alla posizione N. 1 della classifica di Billboard, trainando ancora più l’album, e diventando in breve la canzone più famosa dei Toto. Arriva prima anche in Canada ed entra nella Top 10 in Inghilterra, Australia, Olanda, Austria, Irlanda, Belgio, Svizzera e Nuova Zelanda (in Italia si ferma alla posizione n° 22). Il video, molto concettuale e con una trama piena di riferimenti all’Africa, è diretto da Steve Barron, regista cinematografico e autore di videoclip per artisti del calibro di Bryan Adams, Dire Straits, Culture Club, Madonna e Michael Jackson (“Billy Jean“) e contribuisce non poco alla popolarità della canzone e alla visibilità del gruppo. L’enorme successo di “Africa” ha rischiato però di mettere in ombra le reali capacità della band, come ha tenuto a sottolineare Steve Lukather: «Molti ci categorizzano come “la band di Africa e Rosanna“, e questo mi infastidisce. Nella nostra musica c’è molta più sostanza di così. Non fraintendetemi, quelle canzoni sono state fantastiche per noi, ma davvero non capisci la profondità della band se questo è tutto ciò che conosci dei Toto». Checché ne pensi comunque Lukather, “Africa” è una grande canzone che rende il nome della band famoso in tutto il mondo, e quando alla fine degli anni ’90 finalmente i Toto si esibiscono in Sudafrica, a Città del Capo e Johannesburg, durante un safari vengono fermati dalla gente che chiede “Quando siete stati in Africa?”. «Ho ammesso di non essere mai stato lì fino ad allora – ha raccontato David paich – Dissero: “Ma lo descrivi così magnificamente!” Questo mi scalda il cuore». “Africa” è apparsa in vari programmi televisivi tra cui “Stranger Things“, “I Griffin“, “Chuck” e “South Park“, ed è stata utilizzata dalla CBS durante la loro diretta del funerale di Nelson Mandela, anche se non senza qualche polemica. Nel gennaio 2019, un’installazione sonora è stata allestita in una località sconosciuta nel deserto del Namib per riprodurre la canzone in loop costante.  L’installazione è alimentata da batterie solari, che consente di riprodurre il brano a tempo indeterminato. Potete saperne di più qui.
E la corsa nudo per Hollywood Boulevard di Steve Lukather? Beh, il chitarrista ha ammesso di non averla mai fatta ringraziando l’amico David Paich per non avere preteso il “pagamento” di quella azzardata scommessa.

Autori: David Paich / Jeff Porcaro
Anno di pubblicazione: 1982

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