Jean-Michel Jarre – Oxygène

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Come per “Tubular Bells“, anche nel caso di “Oxygène” di Jean-Michel Jarre il termine “canzone” può sembrare improprio, ma tale è stato il successo di questa composizione, così come l’uso fatto di alcune sue sezioni in colonne sonore o spot pubblicitari, che vale la pena di conoscere le origini di un disco ancora oggi così affascinante.
Jean-Michel Jarre è un figlio d’arte: suo padre era
Maurice Jarre, uno dei più famosi compositori di colonne sonore del secolo scorso, tanto per fare qualche titolo “Il Dottor Zivago“, “Lawrence d’Arabia“, “Gesù di Nazareth“, “L’attimo fuggente“, “Witness“… ma anche se sarebbe facile pensarlo, il nome del padre non renderà più facile la strada del giovane Jean-Michel. Dopo il divorzio dei genitori infatti, quando Jean-Michel ha 5 anni, il padre si trasferisce negli Stati Uniti e il figlio non lo rivedrà più fino all’età di 18 anni. Comunque qualcosa nel DNA deve esserci, perché Jean-Michel inizia a studiare pianoforte all’età di 5 anni, interessandosi poi durante l’adolescenza alla musica contemporanea, all’elettronica sperimentale e all’arte d’avanguardia. Tra il 1969 e il 1975 compone musiche per balletti, spettacoli teatrali e film, ma senza molti riscontri né in termini di popolarità che economici. A metà degli anni 70 la musica elettronica comincia a uscire dall’ambito ristretto dell’avanguardia per entrare in campi più vicini al pop e al rock. Dalla Germania arrivano i Kraftwerk e il filone della cosiddetta “Kosmische Musik” (musica cosmica), che affascina Jean-Michel: i Tangerine Dream, gli Ash Ra Temple, Klaus Schulze pongono le basi di quella che molti anni dopo verrà chiamata “new age“. Contemporaneamente escono i primi dischi del tastierista greco Vangelis Papathanassiou, che dopo l’esperienza con gli Aphrodites’ Child, e prima di diventare un celebre compositore di colonne sonore, pubblica alcuni album dove l’elettronica perde la sua caratteristica freddezza per diventare inaspettatamente calda e umana. Esattamente quello che sta cercando Jarre, che dirà in un’intervista: «Non mi piace l’idea preconcetta della musica elettronica che sia fredda, futuristica o robotica. Voglio che la mia musica suoni calda, umana e organica. Non sono uno scienziato che lavora in un laboratorio, sono più simile a un pittore, ad esempio Jackson Pollock, che mescola colore e luce, sperimentando trame». E proprio da un dipinto nasce l’ispirazione per “Oxygène“, da un acquerello di 30×40 cm chiamato proprio “Oxygène” dell’artista Michel Granger, che l’attrice Charlotte Rampling – futura moglie di Jean-Michel – gli regala. Il musicista resta molto colpito da quell’immagine, che mostra la Terra scrostata dal cui interno esce un teschio, così contatta Granger per chiedergli il permesso di utilizzarla per la copertina di un disco. «Oxygène faceva parte di una serie di dipinti sui danni causati al nostro pianeta – ha detto il pittore – All’epoca non c’erano così tante persone che pensavano al pianeta Era un’immagine piuttosto violenta per una copertina. Eravamo entrambi sui 30 anni e ricordo che avemmo lunghe conversazioni la sera, sempre nella stessa pizzeria, poi lui andava a casa a comporre per tutta la notte». Jean-Michel allestisce uno studio di registrazione nella sua cucina, acquista un registratore Revox, e usa alcune attrezzature che già possiede, come ha detto lui stesso: «Con così poco da lavorare, dovevo essere creativo. Avevo un sintetizzatore VCS3 che avevo acquistato a Londra nel 1967 (che dopo tanti anni ho ancora sul palco durante i concerti), un organo Farfisa e un vecchio Mellotron che aveva solo alcune chiavi funzionanti, ma riuscii  comunque a utilizzarlo per Oxygène (Parte II). Avevo anche una primitiva drum machine, una Korg Mini Pops, il genere di cose che la gente usava nei pub». Il compositore impiega otto mesi per portare a termine “Oxygène” dopodiché inizia il giro delle case discografiche che però una dopo l’altra lo respingono. Siamo nel 1976, nel pieno dell’esplosione della disco-music e del punk, e la musica che propone Jarre appare poco appetibile da un punto di vista meramente commerciale. Ha raccontato il compositore: «Tutti dissero: “Non ha singoli, nessun batterista, nessun cantante, i brani durano 10 minuti, e soprattutto è francese!” Anche mia madre mi disse: “Perché hai chiamato il tuo album come un gas e hai messo un teschio sulla copertina?”». Finalmente Jarre incontra Francis Dreyfus – una sorta di Richard Branson francese, il fondatore della Virgin che ebbe il coraggio di pubblicare qualche anno prima “Tubular Bells” di Mike Oldfield – che intuisce il potenziale del disco e ne distribuisce inizialmente 50.000 copie. Dopo un periodo iniziale in cui sembra non succedere nulla, alcune stazioni radio francesi e inglesi cominciano a suonare l’intero album, quindi la BBC ne usa alcune parti in un documentario, e il disco viene utilizzato in molti negozi di alta fedeltà come esempio di “suono all’avanguardia”. «Non ho mai avuto il coraggio di dir loro che l’avevo fatto nella mia cucina» ha commentato Jean-Michel. Nell’aprile del 1977 “Oxygène” ha venduto oltre 700.000 copie nella sola Francia e oggi si stima che abbia venduto qualcosa come 80 milioni di copie in tutto il mondo. L’album raggiunge la seconda posizione in Gran Bretagna e la sezione “IV”, pubblicata come singolo, arriva alla posizione N. 2, rendendo il nome di Jarre famoso in tutto il mondo e legato per sempre a “Oxygène” nonostante nel corso degli anni il compositore abbia inciso numerosi altri dischi di buon successo.  Jarre detiene anche il record di maggior affluenza a un concerto, stabilito in Russia durante l’esibizione “Oxygène in Moscow“, alla quale assistettero circa 2.5 milioni di spettatori… Varie parti del disco sono state usate in diversi contesti: nella colonna sonora del film “Gli anni spezzati” di Peter Weir, interpretato da Mel Gibson, nella sigla dell’edizione tedesca del telefilm Spazio:1999, negli spot pubblicitari della Saila Menta, della Citroen e nel videogame Grand Theft Auto IV. Seguendo l’esempio di Mike Oldfield, Jarre nel 1997 ha pubblicato un seguito di “Oxygène“, utilizzando gli stessi strumenti del primo, e nel 2016 ha dato un altro seguito al suo capolavoro, intitolato “Oxygène 3“. Inoltre nel 2007 ha pubblicato una nuova versione dell’album incisa dal vivo, con la collaborazione di tre musicisti, Francis Rimbert , Dominique Perrier e Claude Samard. Sebbene il sound del disco possa apparire oggi un po’ datato, è innegabile però che il suo fascino evocativo è ancora capace di affascinare chi dalla musica è capace ancora di chiedere emozioni, in un’epoca poi in cui il messaggio “ambientalista” di “Oxygène” è di pressante e drammatica attualità.

Autore: Jean-Michel Jarre
Anno di pubblicazione: 1976

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