Lucio Dalla – Caruso

Fai sapere che ti piace!

«Avrei voluto essere napoletano. Non posso fare a meno, almeno due o tre volte al giorno, di sognare di essere a Napoli. Sono dodici anni che studio tre ore alla settimana il napoletano, perché se ci fosse una puntura intramuscolare, con dentro il napoletano – tutto il napoletano – io me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni» così disse Lucio Dalla nel 2011. In effetti il cantautore bolognese era studioso, appassionato e cultore di quella musica classica partenopea che lo affascinava e lo rapiva come poche altre cose al mondo. Non nascose mai, infatti, la grande influenza che la canzone napoletana aveva avuto sulla sua carriera. E “Caruso“, una delle canzoni più celebri e toccanti della musica leggera italiana, nasce proprio in Campania, per la precisione a Sorrento.
È il 1986, Dalla sta per partire per gli Stati Uniti per alcuni concerti, e insieme ad Angela Baraldi – una cantante che lo accompagna dal vivo – sta navigando con la sua barca tra Capri e Sorrento – nell’aria le note di Roberto Murolo, che Dalla ama molto – quando si rompe l’asse del motore. Per qualche miglio navigano a vela, poi Lucio chiama un amico, il proprietario dell’Hotel Excelsior di Sorrento, che lo raggiunge e lo traina fino al porticciolo della cittadina. Nell’attesa che la barca sia riparata l’amico lo invita a passare la notte a Sorrento, offrendogli proprio la suite dove visse gli ultimi giorni il grande tenore Enrico Caruso (infatti oggi si chiama “suite Caruso”). L’emozione per Dalla è forte: trascorrere la notte in un luogo così pregno di ricordi per lui che da sempre si sente napoletano. «Lì c’era tutto, anche il pianoforte, completamente scordato» racconterà più tardi lui stesso. Quella sera al bar La Scogliera il barista Angelo, la cui zia era stata la cameriera di Caruso, gli racconta la storia – o leggenda – degli ultimi giorni del tenore, che nel 1921 si trovava a Sorrento in convalescenza dopo essere stato operato al polmone sinistro in seguito a una pleurite. Lì il grande tenore si sarebbe innamorato di una giovane donna cui dava lezioni di canto, lui che ormai di fiato non riusciva quasi più a chiederne ai suoi polmoni. Una sera, sentendosi ormai alla fine, aveva fatto portare il pianoforte in terrazza e ispirato dal magnifico panorama offerto dal golfo di Sorrento, aveva cantato con una tale intensità da essere udito fino giù al porto. In realtà Caruso non muore a Sorrento, ma all’hotel Vesuvio di Napoli, durante un trasferimento a Roma per essere sottoposto a un altro intervento chirurgico. La fantasia di Dalla è infiammata da una storia così romantica e drammatica. «Mi sono inventato la scena dei suoi ultimi momenti, quando pensa alle notti là in America – ha raccontato il cantautore – Era un passaggio che nel 1986 per me, che stavo per partire per un tour negli Stati Uniti, aveva un significato particolare. Per me quel “Te vojo bene assaje” messo in quel punto della canzone significava darle il marchio della napoletanità ». Lucio scrive la canzone di getto quella notte stessa, contemplando lo stesso panorama che aveva ispirato Caruso e attingendo alla tradizione napoletana, citata esplicitamente nel ritornello che fa il verso a “Dicitencello vuje“, composta nel 1930 da Rodolfo Falvo ed Enzo Fusco, senza immaginare probabilmente che sarebbe diventata da subito un classico della canzone italiana e napoletana. La canzone diventa disco di platino e  ottiene la Targa Tenco come miglior canzone dell’anno, avendo subito un enorme successo in tutto il mondo, dove viene incisa da innumerevoli interpreti in decine di versioni tradotte in altrettante lingue, e arrivando a vendere quasi 40 milioni di copie. Tra gli artisti che l’hanno eseguita ricordiamo Michael Bolton, Lara Fabian, Mina, Julio Iglesias, Pino Daniele e soprattutto Luciano Pavarotti, che si avvicinerà alla musica pop grazie a “Caruso“. Eppure Dalla, emiliano, non se la sentiva di interpretare una canzone in napoletano. Ha raccontato il cantante Peppino di Capri di avere ascoltato la canzone il giorno dopo che era stata composta: «Venne nella mia casa discografica a Napoli e mi chiese un parere, si mise al pianoforte e suonò. Rimasi senza parole e mi uscì una lacrima. “Ma tu veramente fai?” Mi chiese alla nostra maniera. “Vai tranquillo, sarà un successo mondiale”, gli risposi». “Caruso” viene inserita come inedito nell’album “DallAmeriCaruso” registrato negli Stati Uniti, presso il Village Gate di New York il 23 marzo 1986. Il 28 febbraio 2008, durante la 58ª edizione del Festival di Sanremo, il presidente della Siae, Giorgio Assumma, ha reso note “le 10 canzoni italiane più conosciute e cantate nel mondo”, rilevate dagli stessi bollettini Siae. “Caruso” si è piazzata al secondo posto, dietro all’altrettanto celebre Nel blu dipinto di blu, di Domenico Modugno.

Autore: Lucio Dalla
Anno di pubblicazione: 1986

2 Commenti

  1. “Caruso” mi fa siempre piangere. Cuanto mi manca l’Italia cuando l’ascolto!
    Trude – norvegese nel passaporto, italiana nel cuore <3

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*