Pink Floyd – Money

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Il 10 marzo 1973 viene pubblicato negli Stati Uniti (e in Inghilterra 13 giorni dopo), “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, uno dei dischi più famosi e venduti della storia, destinato a segnare una pietra miliare e a lasciare un’eredità artistica, tecnica e culturale ancora oggi difficile da misurare. Disco dei record –  50 milioni di copie vendute, 1100 settimane di presenza ininterrotta nella classifica US Top Catalog nel 2014 – nel 2015 è stato inserito dalla rivista “Rolling Stones” al primo posto tra i 50 migliori album progressive di tutti i tempi. Il 7 maggio dall’album viene tratto e pubblicato un singolo, “Money“, destinato a diventare una delle canzoni più famose della band. A proposito della genesi del brano Roger Waters, accreditato come unico autore, ha dichiarato: «Decisi di scrivere il testo di una canzone sul denaro su un motivetto che avevo tirato fuori giocando sulle ottave, con un’introduzione in 7/4. Un tema semplice basato su un riff semplice… penso che le idee migliori siano spesso anche le più ovvie». In quanto al testo, sempre Waters ha dichiarato che è opinione comune che il denaro sia la radice di tutti i mali odierni, ma nessuno è mai davvero disposto a privarsene. In “Money” sono stati usati molti effetti da studio. I Pink Floyd, con l’aiuto fondamentale del tecnico del suono Alan Parsons – che già aveva lavorato coi Beatles e che nel decennio successivo avrà un grosso successo personale con la sua band Alan Parsons Project – usano un nuovo registratore a 16 tracce, che permette di sovrapporre i suoni molto più facilmente, ma tecniche di studio complesse come questa, nel 1973 richiedono ancora molto tempo. Non ci sono registratori digitali e campionatori disponibili come oggi. Se vuoi copiare e incollare qualcosa, devi farlo nel modo più difficile, con un cutter e nastro di giunzione. Per l’inizio della canzone Waters vuole una serie di suoni che riportino subito al denaro, così si chiude nel suo studio casalingo, allestito in un capanno per gli attrezzi nel suo giardino, e mette insieme con certosina pazienza il suono di un registratore di cassa, rumore di carta strappata e sacchi di monete gettati in una ciotola di metallo. Ottenuto il suono che desidera, il bassista, con un estenuante lavoro di “taglia e cuci”, lo  assembla secondo lo schema ritmico della canzone. Con la base registrata in modo casalingo da Waters la band registra il disco ai mitici Abbey Road Studios di Londra, celebri per aver ospitato i Beatles. A proposito della collaborazione con due tra le band più importanti della storia Alan Parsons ha dichiarato: «Entrambi amavano usare lo studio al massimo, ed erano sempre alla ricerca di nuovi effetti e nuovi suoni. Era il bello di lavorare con quei ragazzi: c’erano sempre nuovi orizzonti da scoprire nel suono». Nonostante, come detto, la composizione del brano sia accreditata al solo Roger Waters, in realtà tutti i membri del gruppo contribuiscono attivamente all’arrangiamento della canzone, a partire soprattutto dal chitarrista David Gilmour, cui è affidata la voce solista, e autore del lungo assolo di chitarra, per il quale decide di cambiare il tempo in 4/4 – «per facilitarmi un po’ la vita» dirà scherzosamente più tardi – utilizzando una serie di riverberi ed effetti delay alternati a sezioni in cui tutti gli effetti vengono esclusi, ottenendo quindi un’atmosfera più sobria. «Ho fatto i primi due assoli su un Fender Stratocaster – ha raccontato Gilmour – ma l’ultimo è stato fatto su una diversa chitarra, una Lewis, che è stata costruita da un ragazzo di Vancouver. Aveva un manico di ben 24 tasti, il che significa che potevo raggiungere note che non avrei potuto suonare sulla Stratocaster». L’assolo di chitarra è preceduto dal solo di sax tenore, suonato da Dick Parry, un amico di Gilmour che tornerà anche in “Shine on you crazy diamond“, cui tocca il non facile compito di suonare la sua parte sul ritmo di 7/4. Il singolo è il primo successo della band negli Stati Uniti, dove raggiunge la posizione n° 13 della classifica di “Billboard”. Il testo è citato nel film “Pink Floyd – The Wall” – diretto da Alan Parker nel 1982 – quando il protagonista, Pink, viene sorpreso a scrivere poesie in classe dal suo insegnante. L’insegnante gli strappa il libro di poesie e lo legge in modo sarcastico, umiliante, incoraggiando i compagni di classe a ridere di quella “spazzatura”. La poesia è un verso tratto dal testo di “Money“.
È ironico e paradossale pensare come proprio una canzone che parla del denaro come “radice di tutti i mali” abbia portato, con l’album che la contiene, una gran quantità di denaro nelle tasche del suo autore. «Il denaro mi interessava enormemente – ha dichiarato Waters in occasione del ventesimo anniversario di “The Dark Side of the Moon” – Ricordo di aver pensato: “Beh, le cose stanno così, e devo decidere se sono davvero un socialista o no”. Credo ancora fortemente in una società di welfare generale, ma sono diventato un capitalista. Devo accettarlo. Ricordo di aver desiderato come un matto una Bentley (auto inglese di lusso, ndr), e l’unico modo per ottenere qualcosa del genere era attraverso il rock o il calcio. Volevo davvero molto tutta quella roba».

Autore: Roger Waters
Anno di pubblicazione: 1973

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