Animals / Santa Esmeralda – Don’t let me be misunderstood

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1977: nella variopinta estate delle camicie hawaiane e dei jeans scampanati a vita alta irrompe una strana canzone dal ritmo spagnoleggiante, una sorta di flamenco-disco che diventa in brevissimo tempo il tormentone estivo per eccellenza, ma non solo, anche in assoluto la canzone più ballata in tutte le discoteche europee, e questi sono tempi in cui – per restare solo in Italia – le discoteche nascevano come i funghi! Il titolo della canzone è lungo e difficile da pronunciare – “Don’t let me be misunderstood” – molto più facile riferirsi ad essa col nome del gruppo che la esegue: Santa Esmeralda. In realtà questa versione è solo la terza reincarnazione (e neppure l’ultima!) di un vero e proprio classico della canzone americana, risalente agli inizi degli anni ’60, e nata in seguito a un litigio.
È il 1963, il compositore Horace Ott ha appena litigato con la fidanzata Gloria Caldwell, che sposerà di qui a poco. Si siede al piano, ed esprime i suoi sentimenti in una canzone: spiega come fosse ben intenzionato, ma frainteso dalla ragazza, un sentimento del resto in cui possono ritrovarsi molti uomini sposati. Otto ha composto la melodia e il testo del ritornello, così si rivolge alla coppia di compositori Bennie Benjamin e Sol Marcus per completare la canzone. Benjamin e Marcus lavorano insieme dagli anni ’40, hanno scritto canzoni per Elvis Presley e Sarah Vaughan. Da parte sua Ott è un arrangiatore che ha lavorato per Nat King Cole e Aretha Franklin, e in seguito “vestirà” la maggior parte delle canzoni dei Village People (opera sua sono gli inconfondibili fiati di Y.M.C.A.). La canzone viene incisa per la prima volta dalla grande Nina Simone, ma per motivi contrattuali il nome di Ott non può comparire tra gli autori, così viene indicato il nome della moglie Gloria Caldwell, sperando che nel frattempo i fraintendimenti tra i due siano cessati… “Don’t let me be misunderstood” viene incisa da Nina Simone  nel suo album del 1964 “Broadway-Blues-Ballads” e pubblicata anche come singolo, che però non riesce a scalare le classifiche. La versione della cantante, arrangiata dallo stesso Horace Ott, è molto lenta e vagamente jazzata, con un rarefatto arrangiamento orchestrale, molto diversa quindi dalle versioni che seguiranno (potete ascoltarla QUI). I primi a intuire le potenzialità della canzone sono gli Animals, il gruppo inglese di blues-rock guidato dal cantante Eric Burdon. «Non è mai stata considerata materiale pop – dirà in seguito Burdon – ma in qualche modo ci è arrivata e ce ne siamo innamorati immediatamente». La band accelera il tempo della canzone e aggiunge delle caratteristiche e incisive parti di chitarra e organo, la registra nel novembre del 1964 e la pubblica come singolo nel gennaio del 1965 ottenendo subito un grande successo: nella loro versione “Don’t let me be misunderstood” arriva alla terza posizione della classifica inglese, alla quindicesima in quella americana e alla quarta in quella canadese. La rivista “Rolling Stone” l’ha inserita al numero 322 nella lista delle “500 canzoni più belle di tutti i tempi” QUI la versione degli Animals). In un’intervista del 2010 Eric Burdon, ha dichiarato: «Sono stato davvero frainteso. Da mia mamma, mio padre, gli insegnanti di scuola, un paio di donne che ho sposato. Sono stato frainteso per tutta la vita».
Arriviamo così all’estate del 1977, caratterizzata dall’esplosione a livello mondiale della disco-music. Leroy Gomez è un cantante americano con un già notevole curriculum alle spalle quando approda in Europa: ha suonato giovanissimo per anni il sax coi Tavares – band di soul-disco molto nota a metà degli anni 70 – e con loro ha girato tutto il mondo fino ad arrivare in Italia, paese di cui si innamora… come dargli torto? Lascia quindi i Tavares e decide di restare in Europa dove suona tra gli altri con Claude Francois, Gilbert Bécaud e nell’album “Goodbye Yellow Brick Road” di Elton John. Stabilitosi in Francia, nel 1975 incide il suo primo album e il singolo “Here we go round“, che ha un discreto successo in Europa e in America Latina. A Parigi Gomez conosce i compositori e arrangiatori Nicolas Skorsky e Jean Manuel de Scarano, che possiedono una casa discografica indipendente, e nasce così il progetto Santa Esmeralda. L’idea è di realizzare una versione da discoteca di “Don’t let me be misunderstood” – del resto anche altre canzoni degli anni 60 erano state riarrangiate in chiave disco – ma Santa Esmeralda si spinge più in là, operando una vera reinvenzione della canzone, senza limitarsi ad aggiungere all’originale una cassa in 4/4. Partendo dall’arrangiamento degli Animals, con l’aggiunta di chitarre classiche, percussioni e ritmi tipici del flamenco, la nuova versione della canzone, che dura 16 minuti e occupa un’intera facciata del primo album del gruppo, è alla fine una cosa del tutto nuova, un prodotto dal ritmo irresistibile, il classico “riempipista” delle discoteche realizzato però in maniera impeccabile, grazie all’abilità di musicisti e arrangiatori di prim’ordine, tra cui il produttore Don Ray – già collaboratore di Cerrone – il tastierista Jean-Claude Petit – affermato autore di colonne sonore – e soprattutto la chitarra spagnola di José Souc, raffinato chitarrista classico collaboratore tra gli altri di Charles Aznavour, Gerard Lenorman, Francoise Hardy, Dalida e altri artisti francesi. Pubblicato inizialmente per l’etichetta indipendente dei produttori, il disco viene poi distribuito dalla Casablanca e lanciato a livello internazionale, arrivando al numero uno della U.S. Billboard Club Play Singles. Dopo un enorme successo in Europa, agli inizi del 1978 il singolo raggiunge  la posizione numero 15 della classifica americana di Billboard, e ottiene complessivamente 48 dischi d’oro e 42 dischi di platino. Nel 2003, grazie all’inclusione nel film di Quentin TarantinoKill Bill Vol. 1“, la versione dei Santa Esmeralda ha modo di raggiungere anche una nuova generazione di ascoltatori.
Dopo i Santa Esmeralda “Don’t let me be misunderstood” è stata oggetto di numerose altre cover, tra cui ricordiamo quella di Elvis Costello, Joe Cocker, Cyndi Lauper e soprattutto quella di Yusuf Islam, precedentemente conosciuto come Cat Stevens, che ne ha inciso una versione, con testo leggermente modificato, per il suo album “An other cup” del 2006.

Autori: Benjamin / Marcus / Ott
Anno di pubblicazione: 1964 (Nina Simone) / 1965 (Animals) / 1977 (Santa Esmeralda)

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