Phil Collins – Another day in paradise

Fai sapere che ti piace!

Numero 1 nella classifica americana di Billboard, numero 1 in 14 paesi – Italia compresa – vincitore del premio Grammy “Disco dell’anno”, nominato “British Single” ai Brit Awards del 1990, questi sono solo alcuni dei numeri di “Another day in paradise” di Phil Collins, ultimo grande successo – settimo suo singolo a raggiungere la vetta delle classifiche americane! – per il batterista/cantante dei Genesis, che chiude un decennio – gli anni 80 – particolarmente fortunato per lui e per i Genesis stessi. La canzone però nonostante i riconoscimenti e l’enorme successo di pubblico ricevette anche alcune critiche, soprattutto da parte di alcuni colleghi musicisti, per il tema trattato, quello dei senzatetto, con accuse di ipocrisia e di opportunismo. In realtà Collins aveva già trattato in parte lo stesso tema in “Man on the corner” dei Genesis, incluso nell’abum “Abacab” del 1982, e anche in tempi recenti ha appoggiato concretamente cause legate ai senzatetto, contribuendo per esempio nel 2017 a raccogliere oltre 2 milioni di sterline per finanziare il servizio di assistenza telefonica gratuita di Centrepoint per i giovani senzatetto o a rischio di morte per strada. Tornando al 1989, l’ispirazione per la canzone viene al cantante mentre è negli Stati Uniti, a Washington. Il suo album precedente, “No jacket required“, risale a 4 anni prima ed è stato un successo di enormi proporzioni: 12 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, dove è premiato col Disco di Diamante, 6 Dischi di Platino in Inghilterra e vendite complessive in tutto il mondo per 25 milioni di copie. Non male, quindi, anche se molti critici hanno storto la bocca per l’eccessiva commercializzazione dell’artista. Collins si trova quindi a Washington per una premiazione, è inverno, le strade sono coperte di neve, il cantante è in taxi diretto al suo hotel quando sul ciglio della strada vede, sulle griglie da dove arriva l’aria calda della metropolitana, delle scatole di cartone dove alcuni senzatetto cercano di scaldarsi e di dormire. «Mi ha colpito il fatto che queste persone vivessero a così a pochi passi dal Campidoglio – ha raccontato Collins – Tutti ci lamentiamo di cose insignificanti, come il caffè freddo o gli spaghetti poco cotti. Il fatto che questa gente cercasse di sopravvivere all’ombra di Capitol Hill (il municipio di Washington, ndr) mi è sembrata una contraddizione enorme». Musicalmente la canzone nasce da un fraseggio di piano che Collins comincia a suonare nello studio che ha a casa. Gli piace, così decide di registrarlo su nastro per non dimenticarlo. Poi prova a cantarci su qualcosa e le prime parole che sgorgano spontaneamente sono “She calls out to the man on the street“. Dalla memoria riaffiorano le immagini viste mesi prima in America, e così completa la canzone. «Non avevo intenzione di scrivere una canzone sui senzatetto – ricorda Collins – Erano solo le parole che mi capitava di cantare. Fu solo allora che decisi che la canzone avrebbe parlato di loro». Alla registrazione partecipa anche come cantante David Crosby, uno dei protagonisti della scena americana dei primi anni 70 col trio Crosby, Stills, and Nash, mentre Phil suona piano e batteria. Quando il cantante è a Londra per mixare il singolo, si trova ad affrontare di persona proprio quello di cui canta. Mentre esce dallo studio incontra una donna con due bambini che chiede l’elemosina e si rende conto, con vergogna, di reagire esattamente come tutti: «Quello che affronta la canzone è l’imbarazzo della gente. Quando è successo a me, ho semplicemente camminato oltre. Ho pensato, “sto facendo la stessa cosa di tutti gli altri”… Mi sono sentito imbarazzato. Non l’ho ignorata ma allo stesso tempo non mi sono fermato e le ho dato dei soldi … Ecco di cosa tratta la canzone, la gente semplicemente finge che non stia succedendo». Come già detto la canzone attirò gli strali di molti critici e musicisti che accusavano Collins di scrivere canzoni sui senzatetto pur essendo lui milionario. Il cantante ha risposto in un’intervista al New York Times: «Quando guido per strada, vedo le stesse cose che vedono tutti gli altri. È un’idea sbagliata che se hai molti soldi sei in qualche modo fuori contatto con la realtà». Ma più che le parole, come sempre, contano i fatti. Dopo l’uscita della canzone, i senzatetto hanno iniziato a riconoscerlo e ad avvicinarlo per chiedere aiuto. La canzone è stata adottata da enti di beneficenza e quando Collins la suonava durante i suoi concerti, venivano fatti passare tra il pubblico dei secchi di raccolta e la somma raccolta è sempre stata abbondantemente rimpinguata dalle tasche del cantante. L’uscita del singolo è accompagnata da un video in bianco e nero con immagini di Collins che interpreta la canzone intervallate da vere immagini di senzatetto, e ottiene una nomination ai Grammy Award per il miglior video musicale. La canzone viene pubblicata il 23 ottobre 1989, come singolo anticipatore dell’album “…But Seriously” che uscirà il 6 novembre, e ha la particolarità di essere l’ultimo singolo N. 1 della classifica di Billboard del 1989 e, restando al primo posto per 4 settimane, il primo del 1990. Anche l’album raggiunge il n. 1 in classifica dove resta in vetta per ben 15 settimane, anche se non consecutive, e rappresenta l’ultimo grande successo per Phil Collins.

Autore: Phil Collins
Anno di pubblicazione: 1989

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*