Steppenwolf – Born to be wild

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Ci sono canzoni che nell’immaginario collettivo sono indissolubilmente legate a delle immagini o a uno stato d’animo. Canzoni che dalle prime note hanno il potere di evocare sensazioni o emozioni, che potrebbero essere diverse per ognuno di noi. È indubbio però che per ogni motociclista le prime note di “Born to be wild” degli Steppenwolf parlano di strade senza fine, di vento in faccia e di rombo di motori… in poche parole di libertà. Legata al film “Easy Rider” del 1969, un classico della controcultura, dove accompagnava le immagini di Peter Fonda e Dennis Hopper (anche regista del film) in sella ai loro cromatissimi chopper, la canzone in realtà era stata scritta un paio di anni prima ed era stata pubblicata nel primo album degli Steppenwolf, uscito nel gennaio del 1968. L’autore della canzone è il canadese Dennis Edmonton che suona, insieme al fratello batterista Jerry, in un gruppo di Toronto, The Sparrows. In cerca di successo il  gruppo si trasferisce a San Francisco, nel pieno degli psichedelici anni ’60. Qui suonano coi Doors e con Janis Joplin, ma non riescono a sfondare, così Dennis lascia la band per concentrarsi sulla scrittura di canzoni e, in seguito all’uso massiccio di sostanze psichedeliche, cambia il suo nome in Mars Bonfire. È stato lui stesso a raccontare come è nata “Born to be wild“: «Avevo acquistato una Ford Falcon usata e amavo guidare per i deserti intorno a Los Angeles. L’idea della moto è venuta fuori insieme alla libertà e alla gioia che provavo nell’avere la mia prima macchina e poter fuggire sulle strade ogni volta che volevo. Il riff di chitarra base è arrivato spontaneamente mentre guidavo e i testi subito dopo: “Get your motor runnin’, head out on the highway / Lookin’ for adventure, and whatever comes our way” (“Fai correre il tuo motore, vai in autostrada / Cerca l’avventura, e qualsiasi cosa troviamo sulla nostra strada”)». Il secondo verso della canzone contiene anche le parole “Heavy Metal Thunder” che secondo molte versioni avrebbero dato il nome al genere musicale che spopolerà nel decennio successivo (anche se in realtà William Burroughs, già nel 1961, aveva chiamato un personaggio di un suo libro “Heavy Metal Kid”). Al riguardo ricorda ancora l’autore: «Un pomeriggio mi trovai nel mezzo di un temporale così violento che dovetti fermarmi quando la strada si trasformò in un fiume. Il cielo era inquietante, il colore del piombo. Stavo cercando di descriverlo a parole finché non mi ricordai della tavola periodica degli elementi che avevo studiato durante le lezioni di chimica a scuola. Il termine “metalli pesanti” mi è venuto in mente, il che mi ha dato la frase: “I like smoke and lightning / heavy metal thunder!” (“Mi piacciono il fumo e il fulmine / il tuono di metallo pesante!”)». Edmonton – o Mars Bonfire che dir si voglia – presenta la canzone a varie case discografiche ma, come spesso è capitato per tanti classici del rock, tutte la rifiutano, finché non viene contattato dal fratello Jerry che gli dice che la band si è rimessa insieme con il nome di Steppenwolf (dal titolo di uno dei più famosi romanzi di Hermann HesseIl lupo della steppa“) e che gli servono nuove canzoni, per cui gli chiede di preparare un demo della canzone. Racconta ancora l’autore: «Ero appena stato buttato fuori da un appartamento perché suonavo la chitarra troppo forte, così ho fatto una demo di “Born to Be Wild“, quasi sussurrando, con la mia chitarra così silenziosa che sembrava un banjo». La canzone, in questa strana forma quasi folk, arriva tra le mani del cantante della band, John Kay, e del diciassettenne chitarrista Michael Monarch, che fortunatamente intuiscono il suo potenziale e ne fanno una fantastica canzone rock. Kay è di origini prussiane, il suo vero nome è Joachim Fritz Krauledat, e dopo la morte del padre nel 1948 la madre fuggì dalla Germania Est fino ad arrivare in Canada nel 1958. «Mio padre è stato ucciso e mia madre è fuggita dai carri armati russi con un bambino – ha raccontato lui stesso – Siamo finiti nella Germania Ovest dopo la guerra. Dato che il paese aveva recentemente sperimentato il nazismo, mi trovai subito in sintonia col messaggio di libertà di quella canzone». Il gruppo prova in un garage e fortuna vuole che Gabriel Mekler, un dirigente di un’etichetta discografica, si trasferisca proprio lì vicino e, ascoltatili suonare, li fa firmare per incidere un disco. La casa discografica però non ritiene adatta “Born to be wild” come singolo, e la relega al lato B di “Everybody’s Next One“. Senonché le stazioni radio cominciano a trasmettere proprio “Born to be wild” e la canzone, pubblicata come terzo singolo dall’album di esordio della band, intitolato semplicemente “Steppenwolf“,  diventa un successo fino a raggiungere il n° 2 della classifica di Billboard. La definitiva consacrazione avviene quando, nel 1969, la canzone viene inserita tra i brani portanti del fim “Easy Rider“, insieme a un’altra canzone della band, “The Pusher“, diventando per sempre la canzone più legata all’immaginario dei motociclisti. In un’intervista John Kay ha detto «I ragazzi di ogni generazione pensano di essere nati per essere selvaggi, così possono identificarsi con questa canzone come a un loro inno». Nel 2004 la rivista Rolling Stones la inserisce alla posizione 129 delle “Più grandi canzoni di tutti i tempi”. Ha raccontato l’autore: «Ero alla guida della mia Ford Falcon quando ho sentito per la prima volta “Born to Be Wild alla radio“. Grazie al suo successo, ho potuto passare anni a fare escursioni in mezzo alla natura e godermi la libertà di cui avevo scritto nella canzone, altrimenti sarei probabilmente tornato in Canada, lavorando alla General Motors. È ironico che una canzone così associata alle motociclette e alla ribellione sia stata ispirata da un’auto per famiglie di medie dimensioni… ma devo dire che l’ho sempre guidata con il finestrino abbassato!»

Autore: Mars Bonfire (Dennis Edmonton)
Anno di pubblicazione: 1968

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