Band Aid – Do they know it’s Christmas?

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Al di là dei meriti puramente artistici, una canzone importantissima, un evento che ha dato il via a una serie di iniziative benefiche che si sono susseguite in tutto il mondo, basti pensare al concerto Live Aid del 13 luglio 1985 o al progetto USA for Africa con la canzone “We are the World“. Questa storia inizia a Londra nell’ottobre del 1984.
La BBC il 23 ottobre trasmette un documentario di Michael Buerk sulla grave carestia che sta affliggendo l’Etiopia. La troupe di BBC News è la prima a documentare la carestia, che Buerk  descrive come «
una carestia biblica nel XX secolo» e «la cosa più vicina all’inferno sulla Terra». Il documentario sciocca l’Inghilterra, e tra coloro che assistono attoniti alle drammatiche immagini ci sono anche Bob Geldof, cantante dei Boomtown Rats, e la sua fidanzata, la presentatrice televisiva Paula Yates. La carriera di Geldof nel 1984 è a un punto morto. Dopo il successo del singolo “I don’t like mondays” del 1979, i successivi album dei Boomtown Rats non avevano lasciato traccia, così Bob scrive un abbozzo di canzone intitolata “It’s my world” e la sottopone ai membri della band in previsione della registrazione di un nuovo album, ma agli altri non piace e la rifiutano. Geldof non si dà per vinto e cambia il titolo con “Do they know it’s Christmas?” (“Loro lo sanno che è Natale?“) pensando che potrebbe essere un buon pezzo natalizio. Ai primi di novembre Bob accompagna la fidanzata Paula ai Tyne Tees Studios di Newcastle upon Tyne, dove lei conduce il programma di musica dal vivo “The Tube“. Tra gli artisti che si esibiscono quella settimana ci sono gli Ultravox, il cui leader, Midge Ure, è un vecchio amico di Geldof. Raggiuntolo nel camerino dopo l’esibizione, Geldof gli dice che vorrebbe fare qualcosa per aiutare il popolo etiope incidendo un disco per beneficenza. Ure accetta immediatamente di farsi coinvolgere nel progetto e ambedue sono concordi che la cosa migliore è fare una canzone nuova, piuttosto che una cover che li obbligherebbe a dover pagare dei diritti, ma i tempi sono molto stretti per riuscire a pubblicare il disco per Natale. Geldof si ricorda dell’abbozzo di canzone che aveva scritto e qualche giorno dopo, il 5 novembre, si presenta a casa di Ure.  Ha raccontato lo stesso Midge Ure alla rivista “Rolling Stones“: «Bob si è presentato a a casa mia con una chitarra che sembrava avere trovato in una discarica. Non aveva quasi nessuna corda. Ha iniziato a cantarmi questa cosa… era ovvio che stava inventando mentre andava avanti. Non c’era melodia, nessuna struttura e ogni volta che la cantava, suonava diversamente. Mi ha presentato l’idea per i testi, “È Natale, non c’è bisogno di avere paura”. Il mio contributo principale al testo fu di cambiare la frase “E non ci sarà neve in Etiopia questo Natale”, sostituendo “Etiopia” con “Africa”. Poi abbiamo scritto insieme la sezione centrale». Mentre Midge Ure si chiude nel suo studio personale per rifinire la canzone e preparare la base, Geldof si attiva per cercare di coinvolgere il maggior numero di artisti inglesi nel progetto. La sua idea è quella di chiedere a Trevor Horn (autore di “Video killed the Radio Stars“) di produrre la canzone. All’epoca Horn è un produttore richiestissimo, avendo prodotto i tre singoli numero uno nel 1984 per i Frankie Goes a Hollywood. Horn è entusiasta dell’idea, ma dice a Geldof che ha bisogno di almeno sei settimane per essere in grado di produrre la canzone, il che ovviamente  rende impossibile che il disco sia pronto per Natale. Tuttavia offre gratuitamente l’uso del Sarm West Studios a Notting Hill, nella zona ovest di Londra (di proprietà di Horn e di sua moglie Jill Sinclair), per ventiquattro ore domenica 25 novembre. Ure decide allora di occuparsi della produzione e insieme al suo tecnico Rick Walton crea la base musicale della canzone, programmando le tastiere e le drum machine, mentre Geldof contatta gli artisti più in vista della scena britannica, che accettano tutti con entusiasmo, tranne tre di cui però Geldof non ha mai voluto fare i nomi (anche se si sa che uno era Morrissey, all’epoca cantante degli Smiths). Alcuni che sono stati interpellati, ma che non sono stati in grado di apparire, hanno però inviato dei messaggi registrati che sono apparsi sul lato B del singolo, inclusi David Bowie e Paul McCartney. Alla fine gli artisti presenti sono Paul Young, Boy George, George Michael, Simon Le Bon, Sting, Tony Hadley, Bono, Paul Weller, Glenn Gregory, Marilyn, Adam Clayton, Martin Kemp, Steve Norman, John Keeble, Nick Rhodes, Andy Taylor, Roger Taylor , Chris Cross, Holly Johnson, Martin Ware, Francis Rossi, Rick Parfitt, Jody Whatley, Bananarama, Boomtown Rats e Kool & the Gang. A proposito del reclutamento dei vari artisti ha raccontato Bob Geldof: «Ho chiamato Sting e lui ha detto, “sì, conta su di me”, e poi Simon Le Bon, che mi ha detto “dimmi la data e cancelliamo tutti i programmi in agenda!”. Lo stesso giorno passo in un negozio di antiquariato e dentro trovo Gary Kemp (chitarrista degli Spandau Ballet, ndr), in procinto di partire per un tour in Giappone, che mi ha detto se era possibile aspettare 10 giorni in modo che la band tornasse in Inghilterra … Improvvisamente ho pensato, “Cristo, abbiamo davvero i ragazzi migliori qui, tutti i grandi nomi del pop sono pronti e disposti a farlo”...». Sting e Simon LeBon incidono le loro parti prima degli altri nello studio di Midge Ure, ma saranno comunque presenti anche alla registrazione col resto del gruppo. Un piccolo fraintendimento riguarda proprio Simon LeBon che crede che la canzone sia un duetto tra lui e Sting. «Bob mi ha chiamato e ha detto: “Simon, hai visto il documentario della BBC sulla carestia in Etiopia? Dobbiamo fare qualcosa”. Non avevo visto il programma, e lui mi ha detto di cosa si trattava e ha detto: “Ho un’idea. Dovremmo fare un disco di beneficenza. Cosa ne pensi?” Mi disse che aveva già avuto il sì da Sting e ovviamente accettai subito. Pensavo che avrei avuto metà della canzone, per cui sinceramente ero un po’ incazzato quando entrai negli studi e sentii qualcun altro che cantava una delle mie strofe!». Geldof e Ure arrivano ​​ai Sarm West Studios verso le 8 di domenica mattina, con i media presenti all’esterno. La registrazione è programmata per iniziare alle 10,30 e gli artisti iniziano ad arrivare. Geldof ha disposto che il quotidiano britannico Daily Mirror abbia accesso esclusivo all’interno dello studio e si assicura che una foto di gruppo sia scattata dal fotografo del giornale Brian Aris prima di iniziare la registrazione. Geldof vuole assolutamente che anche Boy George, dei Culture Club, sia presente alla registrazione, è uno degli artisti di punta del momento e Geldof sa già che frase fargli cantare. Solo che c’è un piccolo problema: Boy George è a New York. Il giorno prima della registrazione Geldof chiama Boy George e insiste perché prenda il primo aereo per tornare a Londra. Il cantante accetta ma non riesce a svegliarsi in tempo. A mezzogiorno del giorno della registrazione Boy George ancora non si vede così Geldof lo chiama arrabbiato dicendogli di muovere il culo e di salire subito su un Concorde. Boy George arriva ai Sarm West alle 6 del pomeriggio e va immediatamente nella cabina di registrazione per cantare la sua frase, l’ultimo artista solista del giorno. Tranne LeBon e Sting, nessuno dei cantanti ha mai sentito la canzone prima di arrivare in studio. Ure ha registrato una voce guida e i vari artisti imparano la loro parte ascoltandola, per poi registrarla immediatamente. In un’intervista Midge Ure, ha detto che questa limitazione di tempo ha certamente aiutato: «A volte, questo tipo di pressione ti porta a creare qualcosa di magico, ti porta ad eliminare le tensioni che finisci per avere in studio. Abbiamo dovuto solo fissare quel momento e cercare di andare d’accordo… e, a quanto pare, molte delle tracce vocali erano eccezionali». La registrazione avviene in più parti che saranno poi assemblate da Midge Ure. Prima delle parti soliste viene registrato il coro: tutti gli artisti in gruppo cantano la frase “Feed the world / let them know it’s Christmas time” (“Nutri il modo / Fai sapere loro che è Natale“) più e più volte fino al completamento della canzone, dopodiché si passa alle voci dei solisti. Ure decide che Tony Hadley sarà il primo cantante a registrare la sua parte da solista. Hadley ammetterà più tardi che che è stato difficile, sapendo che tutti gli altri colleghi lo stavano osservando. Uno dopo l’altro gli altri cantanti fanno lo stesso, con Ure che registra i loro sforzi e prende appunti su quali segmenti sarebbero stati tagliati nella registrazione finale. Per eccesso di modestia, pur essendo entrambi cantanti , sia Geldof che Ure decidono di non cantare nessuna parte solista, limitandosi a prendere parte al coro finale. La base strumentale è fornita da John Taylor (Duran Duran) al basso, Phil Collins alla batteria a Midge Ure che suona tutti gli altri strumenti e si occupa della programmazione. Collins arriva in studio con la sua intera batteria per registrare una traccia dal vivo sopra la drum machine già programmata, e dopo aver montato la batteria aspetta pazientemente fino a sera, dopo che tutte le voci sono state registrate. Anche se la maggior parte degli artisti che partecipano sono le più grandi star inglesi del momento, ci sono alcuni “intrusi”: i membri del gruppo statunitense Kool & the Gang, per esempio, appaiono sul disco perché si trovavano negli uffici londinesi della Phonogram il giorno in cui Geldof aveva presentato la sua idea; Marilyn invece (all’anagrafe Peter Robinson), aveva avuto un paio di successi in classifica un anno prima, ma la sua stella si era già eclissata, per cui  vede un’opportunità per tornare sotto i riflettori e si presenta alla registrazione nonostante non sia stato invitato, accolto comunque con favore da da Geldof e Ure, della serie “quante più stelle possono apparire nel disco, meglio è”. Alla domanda su chi avesse fornito la prova migliore, Ure ha risposto: «Senza dubbio Bono. La sua strofa – “Tonight thank God it’s them instead of you” (“Stasera grazie a Dio tocca a loro invece che a te”) – l’avevo originariamente cantata sulla voce guida un’ottava più bassa, e lui ha deciso di alzarla di tono, ed è stato fenomenale, elettrico, è stato semplicemente sensazionale».
La mattina seguente Bob Geldof partecipa allo show radiofonico di Mike Read sulla BBC per promuovere il disco promettendo che ogni centesimo andrà alla causa. Il singolo viene pubblicato a tempo di record il 3 dicembre 1984, appena una settimana dopo la registrazione, e Radio 1 inizia a trasmettere la canzone ogni ora, mentre normalmente un singolo di punta passa al massimo sette o otto volte in un giorno. Il numero 1 della classifica inglese, al momento dell’uscita di “
Do they know it’s Christmas” è “I Should Have Known Better” di Jim Diamond, che dichiara: «Sono felice di essere al numero uno, ma la prossima settimana non voglio che la gente compri il mio disco, voglio che compri Band Aid». Nei primi due giorni il singolo vende oltre 200.000 copie, nonostante molte recensioni negative apparse sulla stampa. Gli stessi Ure e Geldof hanno sempre dichiarato di non considerare la canzone un granché, ma che quello che contava era che vendesse e raccogliesse più denaro possibile per la causa dell’Africa. E così è stato. Pubblicato negli Stati Uniti il 10 dicembre, il singolo vende quasi due milioni di copie nei primi undici giorni, e arriva al N° 1 delle classifiche di tutto il mondo, Italia compresa, e funge da ispirazione per l’operazione simile di USA for Africa.
Un’assenza importante del progetto Band Aid è stata quella dei
Queen, che non sono stati invitati in quanto avevano suonato in Sud Africa all’inizio dell’anno, violando così il boicottaggio internazionale contro il paese ancora lacerato dall’apartheid. Bob Geldof in seguito perdonerà i Queen e inviterà la band di Freddie Mercury a esibirsi al Live Aid, dove il loro set pieno di energia è stato il momento clou del concerto.

Il progetto Band Aid, oltre a generare come abbiamo visto una serie di altri eventi benefici, ha avuto anche dei seguiti ufficiali:
Band Aid 2, 1989. Prodotta dal team di produttori Stock Aitken & Waterman, e con testo e arrangiamento  leggermente modificati rispetto all’originale, ancora una volta la canzone è passata direttamente al numero 1 delle classifiche. La formazione di Band Aid 2 è Bananrama, Big Fun, Bros, D, Mob, Cathy Dennis, Jason Donovan, Kevin Godley, Glen Goldsmith, Kylie Minogue, Pasadenas, Chris Rea, Cliff Richard, Jimmy Somerville, Sonia, Lisa Stansfield, Technotronic e Wet Wet Wet. Qui il VIDEO.
Band Aid 20, 2004. 20 anni dopo la registrazione originale abbiamo una terza registrazione della canzone, per idea di Chris Martin dei Coldplay, che coinvolge nel progetto anche Midge Ure e Bob Geldof. Stavolta la raccolta fondi è per aiutare la regione del Darfur in Sudan. Gli artisti presenti sono Daniel Bedingfield, Natasha Bedingfield, Bono, Busted, Chris Martin, Dido, Dizzee Rascal, Ms Dynamite, Skye Edwards, Estelle, Neil Hannon, Justin Hawkins, Jamelia, Keane, Beverley Knight, Lemar, Sahznay Lewis, Katie Melua, Roisin Murphy, Feeder, Snow Patrol, Rachel Stevens, Joss Stone, Sugababes, The Thrills, Turin Breaks, Robbie Williams, Will Young e Fran Healey. Qui il VIDEO.
Band Aid 30, 2014. Dieci anni dopo il progetto torna, questa volta per aiutare le vittime di Ebola nell’Africa occidentale. Gli artisti che fanno parte di Band Aid 30 sono Bastille, Guy Garvey, Chris Martin, Karl Hyde, Seal, Bob Geldof, Joe Sugg, Roger Taylor, Aflie Deyes, Grace Chatto, Neil Amin Smith, One Direction, Olly Murs, Sinead O’Connor, Ellie Goulding, Jessie Ware, Ed Sheeran, Zoe Sugg, Angelique Kidjo, Emeli Sande, Paloma Faith, Midge Ure, Bono, Sam Smith e Rita Ora. Stavolta le critiche sono ancora più severe, soprattutto per quanto riguarda i testi, ma se anche una sola vita viene salvata grazie a Band Aid, allora ne vale la pena. Qui il VIDEO.

Autori: Bob Geldof /Midge Ure
Anno di pubblicazione: 1984

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