Simon & Garfunkel – Bridge Over Troubled Water

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Primavera del 1969: Bobby Kennedy e Martin Luther King non ci sono più: assassinati. Tensioni razziali stanno scoppiando in tutti gli Stati Uniti. Che cosa può fare un sensibile cantautore come Paul Simon, se non scavare in profondità per qualche parola di conforto? Mentre guarda l’East River dalla finestra del suo appartamento di New York, canta delle frasi che ha avuto in testa per oltre una settimana: “Quando sei stanco / e ti senti piccolo / Quando hai le lacrime agli occhi / Io le asciugherò tutte“. Nasce così quella che è una delle più belle canzoni del duo, “Bridge Over Troubled Water“. Dopo quell’inizio promettente, tuttavia, il resto fatica ad arrivare e la canzone resta da qualche parte nella mente del cantautore. «Sono rimasto bloccato per un bel po’» ha raccontato Simon. Per l’estate lui e l’amico/collega Art Garfunkel hanno affittato una casa per l’estate in Blue Jay Way a Los Angeles (la stessa casa in cui George Harrison ha scritto la canzone dei BeatlesBlue Jay Way“). Garfunkel vola in Messico per recitare nel film di Mike Nichols Catch 22, e Simon, rimasto solo, passa gran parte delle giornate suonando la chitarra. In testa continuano a ronzargli quei pochi versi di qualche mese prima. Ciò che lo  ispira a finire la sua “umile piccola canzone gospel” – come la chiama lui stesso – è un album del gruppo gospel del sud Swan Silvertones: «Ogni volta che tornavo a casa, mettevo su quel disco, quindi ce l’avevo in testa. Ho iniziato a usare alcuni accordi tipici del gospel, e ho ulteriormente approfondito la melodia. Poi c’era questa canzone (“”Oh Mary, Do not You Weep” ndr) in cui il cantante gridava “Sarò il tuo ponte sull’acqua profonda / Se ti fidi del mio nome”. E, beh, immagino di averlo rubato». Simon pensa subito che la canzone, con la sua melodia ampia e le note alte sostenute, sia perfetta per la voce pura del suo partner. Il cantautore termina la canzone che ha però solo due versi, considerandola “un piccolo inno”. Il produttore Roy Halee lo convince a scrivere un terzo verso, che Paul fa direttamente in studio, cosa molto insolita per lui, che di solito impiega molto tempo per scrivere i suoi testi. «Non ho idea da dove sia arrivata, è stato uno dei momenti più scioccanti della mia carriera di scrittore di canzoni… ricordo di aver pensato “Questo è molto meglio di quello che scrivo di solito”».  Quando Garfunkel torna, Simon gli fa ascoltare la canzone e cerca di convincere l’amico che deve cantarla lui da solo. Garfunkel non lo trova giusto, perché la canzone gli sembra molto personale e perché il falsetto che ha usato Simon nel demo gli piace, ma l’autore è irremovibile. Se ne pentirà però ben presto affermando «Mi sono sempre dispiaciuto di non averla cantata io!». Bridge Over Troubled Water è l’ultima canzone a essere registrata per il quinto, e ultimo, album di Simon & Garfunkel e le registrazioni hanno luogo ai CBS Studios  di Hollywood, in California, per permettere a Garfunkel di recarsi in Messico per terminare le riprese di “Comma 22“. Simon impiega due giorni per trovare il giusto arrangiamento di pianoforte, suonato da Larry Knechtel, visto che la canzone era stata composta alla chitarra. Knechtel, che era più conosciuto come bassista, ha un background gospel ed è in grado di trovare il suono del piano gospel che stanno cercando. Riguardo al suono particolare della batteria ha raccontato il batterista Hal Blaine «L’immagine che ho ricevuto quando ho sentito la canzone era un uomo di colore incatenato. Così sono andato alla mia macchina, ho preso le mie catene da neve e ho sovrainciso la sezione finale in un stanza dell’eco». La canzone si avvale anche di una sezione di fiati, e di archi arrangiati da Jimmy Haskell, e quando Paul Simon ascolta la versione finale pensa che sia e troppo lunga, troppo lenta e troppo orchestrale per essere un successo. Clive Davis, della Columbia Records, intuisce invece il potenziale commerciale della canzone, e insiste per farla uscire come singolo e per usarla come titolo dell’album. Il singolo viene pubblicato il 20 gennaio 1970, e il 28 febbraio raggiunge il n° 1 della classifica di Billboard, dove resterà per sei settimane. Arriverà in vetta alle classifiche anche in Inghilterra, Canada, Francia e Nuova Zelanda, ed entra nella Top 10 in Australia, Irlanda, Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Olanda e  Norvegia. La rivista “Rolling Stones” l’ha inserita al 47º posto della Lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi, e nel corso degli anni è stata oggetto di cover da parte di tantissimi artisti, tra cui Elton John, Whitney Houston, Bonnie Tyler, Supremes, Johnny Cash e, in Italia, Giorgia, Elisa e Franco Battiato. Due versioni in particolare meritano di essere citate. Elvis Presley, il 5 giugno 1970, la registra a Nashville, la include nell’album “That’s the Way It Is”, e la eseguirà regolarmente nei suoi famosi concerti a Las Vegas. Paul Simon ha detto riguardo alla registrazione di Elvis: «Era nel suo periodo di Las Vegas e l’ha eseguita in modo convenzionale. Cantava bene, ma sarebbe stato bello sentirlo fare il gospel perché ha fatto così tanti album gospel ed è stato un bravo cantante bianco di quel genere. Sarebbe stato bello sentirla fare in quel modo, ma è comunque solo un piacere per me che Elvis Presley abbia registrato una delle mie canzoni prima di morire». L’anno seguente la incide la grande Aretha Franklin, e il singolo arriva al primo posto delle classifiche R&B, e al 6° nella classifica Pop negli Stati Uniti, vincendo nel 1972 il Grammy Award per la Miglior Performance Femminile R&B. Per ironia della sorte, proprio questa canzone che parla di fratellanza e comunione ha contribuito alla rottura di Simon & Garfunkel nel 1971. Come Simon ha detto: «Molte volte sul palco, quando ero seduto di lato e Artie la cantava, la gente applaudiva e gridava, e io pensavo “Quella è la mia canzone, amico. Grazie mille. Io l’ho scritta” . Nei primi tempi, quando tutto filava più liscio, non avrei mai pensato una cosa così, ma verso la fine, quando le cose cominciavano a deteriorarsi, l’ho fatto». Ha detto Garfunkel: «Siamo ostinati nelle nostre opinioni musicali e abbiamo avuto molte divergenze, ma siamo rimasti maledettamente gentiluomini fino in fondo. L’ho cantata 6.400 volte – aggiunge – ed è assolutamente viva e fresca per me. Ogni volta ottengo una prova del potere di una grande canzone. Dire “Chiunque tu sia, se hai bisogno di conforto, cercherò di essere un momento di dolcezza per te”… questo mi uccide. Non c’è niente di datato, o nessun sentimento del passato. Mi piace cantarla, e grazie al Signore ogni volta che lo faccio mi viene la pelle d’oca».

Autore: Paul Simon
Anno di pubblicazione: 1970

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