Morandi – Ruggeri – Tozzi – Si può dare di più

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Il 7 febbraio 1987, sul palco del Teatro Ariston, un visibilmente commosso Pippo Baudo annuncia in diretta la morte di Claudio Villa. Mentre il teatro esplode in una standing ovation che dura oltre un minuto, nei camerini Eleonora Brigliadori (quell’anno ogni artista in gara aveva una “madrina”) dice a Enrico Ruggeri che “Si può dare di più“, eseguita insieme a Gianni Morandi e Umberto Tozzi, ha vinto il festival. Morandi è affranto per la morte dell’amico/rivale. «Come facciamo a dirlo a Gianni?» chiede la Brigliadori. Ruggeri si avvicina a Morandi e con semplicità gli dice: «Gianni, abbiamo vinto. Devi essere felice». È la prima vittoria del cantante emiliano al Festival di Sanremo, e per ironia della sorte è legata alla scomparsa di colui che per 20 anni aveva rappresentato la sua antitesi.
Secondo alcune fonti, sembra che la prima idea della canzone nasca a una festa di Natale a casa di Caterina Caselli, dove sono presenti Giancarlo Bigazzi, storico paroliere e produttore, uno dei protagonisti della grande musica italiana, e un giovane cantante che ha già avuto un certo successo con una canzone dance in inglese, “Self Control“, Raffaele Riefoli, in arte Raf. È lui ad abbozzare la melodia su cui Bigazzi comincia a scrivere un testo. L’intenzione, sulla scia del successo di operazioni “di gruppo” come Band Aid (il gruppo di “Do they know it’s Christmas“)e USA For Africa, è di realizzare una canzone da fare uscire a Natale, cantata dai membri della Nazionale Cantanti – fondata da Mogol nel 1981 – per sensibilizzare il pubblico sulla necessità della generosità. Nel progetto originale la canzone deve essere cantata da tutti i componenti della Nazionale Cantanti, ma non ci si riesce a organizzare per problemi vari, vuoi per i capricci di qualcuno, che vorrebbe cantare una certa strofa piuttosto che un’altra, vuoi per la difficoltà di conciliare gli impegni di tutti. A questo punto la cosa cambia: Bigazzi perfeziona il testo insieme a Tozzi e decide di coinvolgere Morandi nel progetto. Come è solito fare, Bigazzi invia al cantante un nastro di prova con una voce guida, ma la ragazza che solitamente si occupa della voce guida è indisponibile, per cui il produttore decide di fare registrare la canzone a un giovane tastierista, che già da tempo collabora in studio con lui, un certo Marco Masini. Morandi si dimostra subito entusiasta della canzone e, scartata l’ipotesi di coinvolgere Raf, che ha intenzione di cantare solo in inglese (salvo poi ricredersi ben presto), un giorno nella sede della CGD fanno ascoltare la canzone a Enrico Ruggeri, che è fresco del successo dell’album “Enrico VIII“, che grazie a “Il portiere di notte” aveva avuto un grande successo, conquistando il disco d’oro, e consacrando finalmente il suo autore tra i grandi nomi del cantautorato italiano. L’idea è di mandare il pezzo al Festival di Sanremo del 1987. Ruggeri, che ha 29 anni e un carattere un po’ snob, a botta calda rifiuta, «Avevo ottenuto ottimi risultati di vendita con un brano molto “serio” – racconta lo stesso cantante – L’anno precedente mi ero conquistato il trono di leader del nuovo cantautorato e temevo di rovinare tutto con un brano che sarebbe stato sicuramente definito “nazionalpopolare”, così lontano dalle mie corde compositive». Poi a mente fredda ne parla con Morandi, suo compagno di squadra nella Nazionale Cantanti, che riesce a convincerlo ad accettare, decidendo di cantare lui la frase “Perché la guerra, la carestia / non sono scene viste in Tv / e non puoi dire lascia che sia / perché ne avresti un po’ colpa anche tu” che Ruggeri, un po’ snobisticamente, ritiene un po’ troppo naif. «La canterò io. Per il mio tipo di sensibilità questa è una frase bellissima» dice Morandi, e continua: «Hai bisogno di raggiungere un pubblico più vasto e di farlo crescere. Non te ne pentirai… e poi vedrai che ci divertiamo!». Così, i primi giorni di dicembre il neocostituito trio Morandi-Ruggeri-Tozzi entra in studio a Milano insieme al co-autore e produttore Giancarlo Bigazzi. Con loro ci sono Mario Manzani, chitarrista degli O.R.O., Luigi Schiavone, da sempre collaboratore di Ruggeri, e Marco Masini, un tastierista di talento che non nasconde l’ambizione di diventare un giorno anche lui un cantante. Quando la stampa ha conferma dell’inedito sodalizio, cominciano a girare le voci sulla vittoria “annunciata” dei tre cantanti, famosissimi ma in un momento particolare della carriera: Morandi in risalita dopo un periodo difficile, Ruggeri in cerca della definitiva consacrazione presso il grande pubblico e Tozzi fermo da diversi anni dopo alcuni dischi non fortunati. Molti critici storcono il naso di fronte all’iniziativa del trio. Così scrive Gino Castaldo su “La Repubblica”: «E’ l’unica presenza se non altro originale, inedita, che presenterà questa edizione del Festival, ma sarà ricordata come una bella occasione mancata. Per quanto strano, l’abbinamento poteva produrre scintille, e invece ha prodotto un testo pieno di retorica ecologista e filantropica. Bisogna dire peraltro che è cantato magnificamente, ma giocano sentimenti troppo banali». Il resto, come si dice, è storia. “Si può dare di più” stravince il Festival, un’edizione vista da 18.345.000 spettatori, con uno share del 77,5%, un risultato mai più raggiunto. Ulteriore soddisfazione per Enrico Ruggeri il premio della critica assegnato a “Quello che le donne non dicono“, scritto da Ruggeri e Schavone, interpretato da Fiorella Mannoia, che a dispetto dell’8° posto in classifica diventerà in poco tempo un classico della canzone italiana. Il singolo vende 250.000 copie in Europa e in Giappone, permettendo tra l’altro alla CGD di passare, nel giro di una settimana, dalla cassa integrazione ai doppi turni per fare fronte alle richieste dei negozi. Il disco rimane per sette settimane in vetta alla classifica e diventa l’inno ufficiale della Nazionale Cantanti, così si pensa di  dare seguito al progetto con una serie di concerti da fare in tre, da cui trarre un album dal vivo nel quale ognuno canti le canzoni dell’altro. Ha raccontato Enrico Ruggeri: «Ricordo che Umberto voleva per sé “Il mare d’inverno”, io “Dimentica dimentica”, poi tutti e tre avremmo fatto “Un mondo d’amore”… insomma, una cosa decisamente divertente. E per un momento abbiamo creduto che questa pazza idea potesse anche funzionare. Avevo anche scritto un pezzo apposta, “La canzone della verità(il retro del singolo, nda) dove, con riferimenti piuttosto evidenti, la prima strofa era destinata specificatamente a Morandi, la seconda a Tozzi e la terza a me, ma le pressioni esterne iniziarono a farsi pesanti». L’idea purtroppo rischia di diventare uno sfruttamento commerciale su larga scala, trasformando in prodotto meramente industriale un progetto nato dall’amicizia prima ancora che da considerazioni professionali.  Il trio decide quindi di di sciogliersi per difendere, come ha raccontato Ruggeri «un’idea “pulita” che non poteva e non doveva diventare qualcosa che finisse per prestare il fianco a critiche di speculazione. Alla fine Gianni fu il primo a dire basta: non potevamo veramente rovinare tutto facendo la maglietta o il cappellino del trio, il poster del trio, la pubblicità in trio o chissà cos’altro, cosi decidemmo, in perfetto accordo (e questo fu molto bello), di rinunciare a tutto il progetto. Fu veramente un peccato».

Autori: Bigazzi / Tozzi / Riefoli
Anno di pubblicazione: 1987

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