Roy Orbison – (Oh) Pretty Woman

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Chi non ha visto, magari anche più di una volta, il film “Pretty Woman“, diretto nel 1990 da  Garry Marshall ed interpretato da Richard Gere e Julia Roberts? Una delle più famose commedie romantiche di tutti i tempi, che ha incassato complessivamente più di 463,4 milioni di dollari e che non manca di avere ottimi ascolti a ogni passaggio televisivo. Il titolo di lavorazione del film era “3000”, ma prese poi il titolo da una canzone, “Oh Pretty Woman“, scritta e interpretata da Roy Orbison nel 1964.
Un venerdì pomeriggio dell’estate del 1964, Orbison è a casa sua insieme al suo co-autore Bill Dees. I due stanno cercando di scrivere una canzone che non vuole saperne di venire fuori, quando Claudette, la bella moglie di Orbison, si affaccia sulla porta e dice che sta andando in città per degli acquisti. Roy le chiede se le servono dei soldi, ma l’amico interviene e dice «Pretty woman never needs any money», “Una bella donna non ha mai bisogno di soldi“. Quella frase fa scattare qualcosa nella mente di Roy, che comincia a cantare “Pretty woman walking down the street” (“Bella donna che cammina per strada”). Ha raccontato Bill Dees: «Roy cantava mentre io battevo la mano sul tavolo, e quando sua moglie è tornata avevamo finito la canzone. Da quando cominciò il ritmo, potevo sentivo i tacchi battere sul pavimento – clic, clic – e vedevo una bella donna che camminava per strada, con una gonna gialla e scarpe rosse. Scrivemmo “Oh Pretty Woman” di venerdì, il venerdì successivo la registrammo, e il venerdì dopo uscì il disco. È stata la cosa più veloce che abbia mai visto». La canzone viene prodotta da Fred Foster e alla session partecipano ben quattro chitarristi: oltre allo stesso Orbison, Jerry Kennedy, Wayne Moss e Billy Sanford, che in seguito suonerà in vari dischi di Elvis Presley, e che è responsabile dell’introduzione della canzone. Il singolo scala rapidamente le classifiche, interrompendo il monopolio dei Beatles, restando per tre settimane al numero uno della classifica di Billboard. Arriva al numero uno anche in Inghilterra, Australia, Olanda, Norvegia, Svizzera, Nuova Zelanda, Belgio, Canada e Irlanda, e  alla fine vende sette milioni di copie, segnando il punto più alto nella carriera di Orbison. Entro pochi mesi dalla sua uscita, nell’ottobre del 1964, il singolo viene certificato oro dalla RIAA, e alla fine dell’anno sarà il quarto singolo più venduto del 1964. Quando esce il disco Roy e la moglie si sono appena riconciliati dopo alcuni momenti difficili, ma per ironia della sorte, proprio mentre la canzone comincia a scalare le classifiche, il cantante scopre che lei lo tradisce e chiede il divorzio. Nel 1966 si risposano, ma due mesi dopo Claudette resta uccisa quando la motocicletta su cui viaggia viene investita da un camion. Ma il destino continua ad accanirsi su Orbison: due anni dopo, mentre è in tour, i suoi due figli più grandi muoiono in un incendio che distrugge la sua casa. “Oh Pretty Woman” resta l’ultimo grande successo di Orbison. La sua carriera svanisce rapidamente, ma si riprende negli anni ’80 quando musicisti di spicco come Bruce Springsteen, Bob Dylan e George Harrison lo citano come loro ispiratore, e lo invitano a unirsi a vari progetti. Nel 1988 entra nel progetto dei Traveling Wilburys, un supergruppo con Dylan, Harrison, Tom Petty e Jeff Lynne.  Purtroppo mentre si gode questo risveglio della sua carriera, il 6 dicembre 1988 muore di infarto all’età di 52 anni. Due anni dopo, come già detto, la canzone viene scelta per la colonna sonora del film “Pretty Woman” e conosce una seconda giovinezza, e nel 2004 la rivista “Rolling Stones” la inserisce alla posizione n. 224 della sua lista “Le 500 più grandi canzoni di tutti i tempi“. Per il tono di voce e gli occhiali scuri spesso Orbison ha dato l’impressione di essere un tipo triste e malinconico, ma non era così. Il suo look caratterizzato da scuri occhiali da sole nasce per caso nel 1963, quando arriva in Inghilterra per andare in tour con i Beatles. Roy, che è molto miope, dimentica i suoi occhiali sull’aereo. Con sé ha solo quelli scuri, sempre da vista e, non potendo muoversi senza occhiali, decide di indossare quelli, sia nelle foto promozionali che sul palco, e la cosa fa notizia, perché all’epoca non è così normale che qualcuno indossi gli occhiali da sole anche di sera o in luoghi chiusi. Molti anni dopo Battiato canterà “C’è chi si mette degli occhiali da sole / per avere più carisma e sintomatico mistero“, ma questa è un’altra storia.

Autori: Roy Orbison / Bill Dees
Anno di pubblicazione: 1964

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