a-ha – Take on me

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Una delle canzoni-simbolo degli anni 80, con uno di quei riff che ti si stampano in testa al primo ascolto e non ti mollano più. Un brano che ha fatto la fortuna del trio norvegese a-ha (la grafia esatta è con le iniziali minuscole) ma che li ha allo stesso tempo condannati a essere etichettati troppo frettolosamente come gruppo di facile pop elettronico, mentre invece si trattava di un gruppo di musicisti di inaspettato spessore che numerosi artisti hanno spesso citato come fonte d’ispirazione (tra cui i Coldplay). Eppure per arrivare al successo, “Take on me” ha dovuto passare attraverso due versioni e 1/2 e tre pubblicazioni. Ma andiamo per ordine…
Siamo nel 1980, nella fredda Oslo, non esattamente la capitale mondiale della musica pop-rock. Qui Paul Waaktaar e Magne Furuholmen, due amici d’infanzia, hanno formato un gruppo, The Bridges, che dopo un album autoprodotto e un secondo registrato, ma mai uscito, delusi decidono di partire per Londra in cerca di maggiore fortuna. La capitale inglese nei primi anni ’80 è il centro di qualunque cosa stia accadendo in campo musicale, ma dopo sei mesi in cui i due ragazzi letteralmente patiscono la fame, scoraggiati tornano in patria dove contattano Morteh Harket, uno studente di teologia che canta in un gruppo, i Soldier Blues, e che già avevano cercato di coinvolgere nei loro progetti prima di partire per Londra. Il 14 settembre 1981 Magne convince Morten a recarsi a casa sua per ascoltare qualcuna delle loro canzoni. La prima cosa che Morten sente è il riff alla tastiera di una canzone intitolata “Lesson One“, che fa parte del repertorio dei Bridges; nel brano ci sono diversi temi ma soprattutto l’inconfondibile riff di tastiera che caratterizzerà poi “Take on me“. Il cantante si unisce ai due e nascono ufficialmente gli a-ha. Pal e Morten partono per Londra dove, grazie all’interessamento del produttore John Ratcliff, conoscono il veterano Terry Slater, che diventa il loro manager, li incoraggia a riscrivere alcune delle loro canzoni, tra cui “Take on me“, e verso la fine dell’anno riesce a procurare ai tre ragazzi un contratto con la Warner Bros. In studio vengono affiancati al produttore e musicista Tony Mansfield, un esperto di musica elettronica che ha avuto un buon successo con la band di  synthpop New Musik, ma il sound finale della canzone non è quello che gli a-ha hanno in mente. Il gruppo si rende conto che la loro è musica pop ma le loro ambizioni sono alte. Per stessa ammissione dei musicisti l’ispirazione per la prima versione della canzone erano i Doors, come ha raccontato Magne Furuholmen alla rivista “Rolling Stones“: «Ray Manzarek è stato estremamente influente; ha portato la musica classica nel pop. Il suo modo quasi matematico, ma molto melodico e strutturato di suonare la tastiera ha avuto un’enorme influenza sul modo in cui mi sono avvicinato allo strumento. E penso che molta della forza degli a-ha deriva dall’aver assorbito cose del genere, aggiungendo il nostro sapore scandinavo. L’altro ingrediente principale è la incredibile voce di Morten (Harket, ndr) che ha avuto una grossa influenza sulla melodia rendendola molto più interessante». Il singolo esce solo in Europa ma in Inghilterra toppa completamente, arrivando solo alla posizione 137 della classifica. Solo in Norvegia riesce ad arrivare al 3° posto ma nel resto del continente passa del tutto inosservato. Viene anche realizzato un video non troppo originale che non aiuta assolutamente la canzone. Potete ascoltare QUI la prima versione della canzone e vedere il video originale. Nonostante la delusione della band, Slater non si arrende e – appoggiato dalla Warner Bros. – convince gli a-ha a ri-registrare la canzone, stavolta col produttore Alan Tarney. Il brano viene completamente rivisto e stavolta ha l’arrangiamento e il sound che il gruppo cercava ma ancora una volta, per colpa anche del debole supporto della casa discografica, si rivela un sonoro flop dal punto di vista commerciale. La brillante carriera dei tre norvegesi sembra già finita ancora prima di cominciare quando qualcosa si muove al di là dell’Atlantico. Jeff Ayeroff, un noto manager discografico, si è appena trasferito alla Warner dalla A & M, e resta colpito dalla canzone e dal look della band. Ha detto nel libro “I want my MTV“: «Mi sono innamorato della canzone, poi ho visto una foto della band, e ho pensato che Morten Harket fosse uno dei più begli uomini nel mondo». Ayerof decide di realizzare un nuovo video per la canzone e sceglie come regista Steve Barron, il regista per intenderci di “Billie Jean” di Michael Jackson. Il video esce nel maggio del 1985, trasmesso inizialmente nelle sale cinematografiche prima del film, ma è solo quando comincia ad apparire su MTV che le radio iniziano a suonare la canzone, che in agosto è già nella Top40 americana. «Non ho dubbi sul fatto che il video abbia reso la canzone un successo – ha detto Magne Furuholmen – La canzone ha un riff super accattivante, ma è un brano che devi sentire alcune volte e il video ha avuto un impatto enorme». La lavorazione del video, al terzo posto della classifica dei video più importanti della storia dopo “Thriller” di Michael Jackson e “Sledgehammer” di Peter Gabriel, ha richiesto due mesi per la particolare tecnica usata, una combinazione di animazione a matita / live-action chiamata rotoscoping, in cui il filmato viene tracciato fotogramma per fotogramma per dare ai personaggi movimenti realistici. Per il video sono stati “ridisegnati” circa 3.000 fotogrammi, ma il risultato è sorprendente e ancora oggi il videoclip resta uno dei più belli della storia di questo particolare genere. Agli MTV Video Music Awards del 1986, il video vince sei premi: Miglior nuovo artista in un video, Miglior video di concetto, Video più sperimentale, Miglior regia, Migliori effetti speciali e Scelta degli spettatori, ed è stato nominato per altri due, Miglior video di gruppo e Video dell’anno. La canzone continua a salire le classifiche americane fino a raggiungere il primo posto il 19 ottobre, e una settimana dopo raggiunge anche il podio delle classifiche inglesi dove arriva fino alla seconda posizione. È prima anche in Italia, Germania, Belgio, Svizzera, Olanda, Austria, Svezia e ovviamente in Norvegia. Nonostante l’enorme successo, “Take on me” resta anche l’unico vero hit del gruppo negli Stati Uniti. Furuholmen vede nella riluttanza del gruppo a recitare il ruolo di popstar negli USA il loro limitato successo americano negli anni successivi: «Eravamo tre ragazzotti norvegesi testardi che dicevano: “No, non vogliamo registrare un altro “Take on Me“, stiamo facendo altre cose”. Non ci saremmo mai aspettati di diventare degli idoli per adolescenti, ma la casa discografica non la pensava allo stesso modo».
Il bilancio finale di “Take on me” sembra che si assesti su 7 milioni di copie vendute, il che ne fa uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

Autori: Magne Furuholmen / Morten Harket / Pål Waaktaar
Anno di pubblicazione (ultima versione): 1985

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