Donna Summer – Love to love you baby

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Una delle canzoni che a metà degli anni 70 rivoluzionò il concetto di musica da discoteca diventando uno dei primi grandi successi della nascente “disco-music” e  uno dei simboli di un’era, nonché un piccolo classico della musica. Donna Summer, contrariamente a quanto molti all’epoca forse pensavano, non era un prodotto creato a tavolino da furbi produttori, ma una vera cantante – e autrice – con un bel curriculum alle spalle quando finalmente approda al grande successo. Nata LaDonna Adrian Gaines a Boston, nel Massachusetts, come molte ragazze di colore comincia a cantare nel coro della chiesa finché, appena 19enne, poco prima del diploma si trasferisce a New York dove, dopo un’esperienza col gruppo di blues-rock  Crow, ottiene un ruolo nel musical “Hair” per la produzione tedesca dello stesso. Si trasferisce quindi a Monaco di Baviera e in breve l’Europa continentale (Germania e Austria) diventano la sua seconda patria. Partecipa ad altri musicals, e incide dei dischi di discreto successo in lingua tedesca – col nome Donna Gaines – trovando anche l’amore: infatti nel 1973 sposa l’attore austriaco Helmut Sommer. Nel 1974, mentre lavora part-time come modella e come corista, ai Musicland Recording Studios di Monaco fa l’incontro destinato a cambiare la sua vita, quello col produttore e compositore Giorgio Moroder, e col suo collaboratore Pete Bellotte, un italiano e un inglese (come nelle barzellette) che da tempo lavorano in Germania. Donna firma con l’etichetta dei due, la Oasis, e nel febbraio del 1974 esce il suo primo album, “Lady of the night“, pubblicato solo in Olanda, che ha un discreto successo in Svezia, Germania e Belgio. Tra l’altro il suo nome d’arte nasce da qui: per un errore della casa discografica il suo cognome da Sommer diventa “Summer” e così rimarrà per sempre. Ma torniamo a “Love to love you baby“. Nel 1975  Donna è insieme a Pete Bellotte nell’ufficio della loro etichetta, quando entra Moroder e dice che una riedizione del classico del 1969 “Je t’aime, moi non plus” di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, è tornata in classifica. Donna allora, imitando Mae West – un’attrice che è stata il primo vero e proprio sex symbol del cinema – dice «Oh, davvero? Bene, perché dovremmo comprare il “Je t’aime” di qualcun altro? Perché non facciamo il nostro?». Ai produttori l’idea però non piace, dicono che non è l’immagine della cantante, ma Donna non accetta la critica: «Cosa significa che non è la mia immagine? Chi sei tu per dire che non posso fare una canzone?». Così, per uno dei casi del destino, di cui la storia della musica è costellata, uno dei più grandi successi della disco-music nasce quasi per caso, da una provocazione. La cantante ha una canzone che ha scritto una settimana prima, il cui ritornello dice “Love to love you“, e la fa ascoltare a Moroder. È una canzone totalmente diversa, ma l’attenzione del produttore è solo su quel ritornello, così gliela fa cantare una ventina di volte, poi se ne va senza dire niente. Due giorni dopo la fidanzata di Moroder chiama Donna e le dice di venire in studio perché hanno appena registrato “Love to love you” e lei deve venire a cantare il testo. «Ma io non un testo» replica Donna, al che la ragazza le dice «Ok, tu vieni lo stesso!». Una volta in studio la cantante non è entusiasta all’idea di registrare una canzone piena di orgasmi simulati; ha una formazione cristiana molto forte ed è una mamma, per cui accetta di registrare la canzone ma solo come demo da proporre poi a qualche altra cantante. Dopo aver provato a registrare la canzone in modo tradizionale Moroder si rende conto che la cosa non funziona, gli orgasmi simulati dalla cantante non risultano convincenti, così provano qualcos’altro. Donna fa spegnere le luci dello studio, perché non vuole essere osservata dai tecnici, e si sdraia sul pavimento per poter meglio simulare un rapporto sessuale, e voci accreditate dicono che durante la performance si sta toccando realmente, anche se solo il ginocchio. Alla fine l’interpretazione e i gemiti erotici  di Donna Summer impressionano profondamente Moroder, che la convince a pubblicarla come sua canzone, e “Love to Love You” ottiene un moderato successo in Olanda. Ma ovviamente non finisce qui. Moroder invia una copia del disco a Neil Bogart, presidente della Casablanca Record di Los Angeles, un’etichetta che dopo alcune uscite sfortunate è sull’orlo del fallimento. Bogart ascolta il disco – nella versione originale di poco più di tre minuti – e una sera, durante una festa a casa sua, lo mette sul giradischi varie volte di seguito. Ha raccontato Moroder: «Mi ha chiamato alle 3 del mattino, e mi ha chiesto di allungare la canzone, dicendo che stava dando una festa a casa sua e stava suonando la versione singola, ma tutti volevano sentirla ancora e ancora. “Ne voglio una versione di 20 minuti” mi ha detto, ma io stavo ancora dormendo e dissi qualcosa come “Eh? Richiamami domattina!”. Pensava che fosse una grande idea, e in effetti anche io. Questo era l’elemento chiave per far diventare la canzone un successo». Alla fine la versione finale della canzone durerà 16 minuti e 50 secondi, assumerà il titolo definitivo di Love to love you baby e occuperà l’intera prima facciata dell’album omonimo. Il disco esce in America nel novembre del 1975 diventando subito un enorme successo nelle discoteche – inizialmente nei locali gay – contribuendo al successo massiccio della disco-music degli anni successivi. Love to love you baby entra nella Top 10 di quasi tutto il mondo (In Italia però si ferma alla posizione n. 11)  e negli Stati Uniti e in Canada viene certificata disco d’oro. Ma insieme al successo non mancano le polemiche: la rivista Time Magazine scrive: «Il messaggio di Donna è meglio trasmesso con grugniti, gemiti e lamenti languidi: il suo obiettivo è quello di creare un album che le persone possano portare a casa e fantasticare». Dopo la pubblicazione dell’articolo c’è chi si oppone a canzoni sessualmente allusive: in Gran Bretagna, la BBC bandisce la messa in onda della canzone, e negli Stati Uniti, il reverendo Jesse Jackson usa il suo gruppo PUSH (People United to Save Humanity) per scagliarsi contro canzoni di questa natura, sostenendo che possono portare ad un aumento delle gravidanze in età adolescenziale. Summer ha commentato così: «Avevano paura delle conseguenze che avrebbe potuto causare tra i giovani, ma come madre non sono d’accordo con loro su questo punto. Certo non avrei scelto quella canzone specifica con cui aprire la mia carriera, ma accetto quello che è successo, e ho comunque fatto del mio meglio per  allontanarmi da quell’immagine appena ho potuto». Dopo avere portato in tour la canzone con uno show appropriato, con ballerini e ballerine che alludono ad atti sessuali – anticipando così di molto certi spettacoli di Madonna – ben presto però Donna si vede costretta a non eseguire più Love to love you baby in concerto. In un’intervista a Telegraph Magazine ha raccontato: «Davvero, sono scoppiati dei disordini in Argentina e in Italia: ero sotto a una tenda in Italia, 5000 uomini, quasi nessuna donna, e stavo cantando Love to Love You Baby vestita in modo piuttosto succinto – ero abbastanza giovane – e i ragazzi sono stati così presi dal fatto che hanno iniziato a spingere indietro il palco e sono dovuto scappare fino alla mia roulotte sul retro, ma sono arrivati e hanno iniziato a dondolarla. In un piccolo paesino in Italia! Ho pensato “Oggi morirò, non uscirò di qui”». Il proverbiale spirito focoso dei maschi italiani insomma non è sempre una cosa di cui essere orgogliosi…
Donna Summer muore prematuramente il 17 maggio 2012, all’età di 63 anni, per un cancro ai polmoni, entrando nel Mito come la Regina indiscussa della disco-music.

Autori: Summer / Moroder / Bellotte
Anno di pubblicazione: 1975

 

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