Shocking Blue – Venus

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Gli Shocking Blue sono stati il primo (e forse l’unico) gruppo olandese a raggiungere la vetta delle classifiche americane. La loro “Venus“, oltre che negli Stati Uniti arrivò al primo posto anche in mezzo mondo, Italia compresa, diventando in breve tempo un classico della musica pop. Gli Shocking Blue erano un gruppo di rock psichedelico attivo fin dal 1967, guidato dal chitarrista Robbie van Leeuwen, che nell’autunno del 1969 piazzerà il colpo della vita, una di quelle canzoni destinate a innumerevoli cover e che da sole bastano per farti passare alla storia. Robbie Van Leeuwen voleva scrivere una canzone su Venere, la dea dell’amore romana, già protagonista di una canzone dallo stesso titolo di Frankie Avalon, a sua volta grande successo nel 1959. Ma quando ha scritto il primo verso, che dovrebbe significare “La divinità sulla cima della montagna“, invece di scrivere correttamente “goddess” ha scritto “godness“, che non vuole dire niente. La cantante Mariska Veres, che si era unita alla band appena un anno prima, evidentemente non essendo molto ferrata in inglese, ha cantato tranquillamente la parola “godness” come è stata scritta, e così è stata incisa. Probabilmente molti ascoltatori non se ne sono accorti, e nelle versioni successive l’errore fu corretto, ma resta il caso di una canzone da numero 1 in classifica con un primo verso cantato con un refuso. Ma a parte l’uso, diciamo, “disinvolto” dell’inglese sono altri i dettagli che oggi farebbero gridare allo scandalo – o al plagio – ma che in quegli anni libertari e di grandi cambiamenti erano evidentemente tollerati. Partiamo dal riff di chitarra che apre la canzone, incisivo e immediatamente riconoscibile… peccato che sia stato tratto dalla mitica “Pinball Wizard” degli Who, uno dei brani più celebri della loro opera rock “Tommy“. Ok, qualcuno potrà dire, nella musica pop-rock chi non ha mai preso in prestito qualche nota da altri? Vero, il punto è proprio la frase “qualche nota”. E qui dobbiamo fare un passo indietro di qualche anno. Nel 1963 esce il primo omonimo album di un trio folk americano, i Big 3, in cui canta la corpulenta Cass Elliott prima di unirsi ai Mamas & Papas. Nel disco è presente una canzone intitolata “Banjo Song“, una ballata acustica dal ritmo trascinante, che nel riff, nella melodia vocale e nell’arrangiamento è pressoché uguale a “Venus” (ascoltare per credere QUI). Il furbacchione Van Leeuwen prende la canzone così com’è, cambia giusto qualche nota, ci appiccica il riff – come abbiamo visto – di “Pinball Wizard”, scrive dei testi pressoché assurdi e quasi senza senso logico, oltretutto cantati da una cantante che non ha idea di cosa stia cantando, e il gioco è fatto! Roba che oggi schiere di avvocati scatenerebbero l’inferno… E, a voler essere pignoli, neanche “Banjo Song” era del tutto originale, in quanto era un nuovo arrangiamento del membro dei Big 3, Tim Rose, per lo standard folk “Oh Susanna“, composta nel lontano 1848 da Stephen Foster. Sorprendentemente, però, il patchwork musicale assemblato da Robbie van Leeuwen funziona alla grande. Pubblicato nell’ottobre del 1969 come estratto dall’album “At Home”, come abbiamo visto scala le classifiche internazionali, trionfando anche in quegli Stati Uniti da cui la canzone, in fondo era partita. Curiosamente proprio nella natìa Olanda il singolo non arrivò più in su della terza posizione. Molti anni dopo, nel 1986, la canzone godrà di una seconda giovinezza nella cover del trio femminile Bananarama. Con un ritmo maggiormente accentuato e un sound tipicamente anni 80, dovuto ai produttori Stock, Aitken, e Waterman, “Venus” torna prima in classifica in diversi paesi, compresi gli Stati Uniti, ed entra nella Top 10 in praticamente tutto il mondo. Tralasciando la sua provenienza composita, non si può negare la forza e l’impatto di una canzone che potrebbe essere riproposta ancora oggi, con minimi aggiustamenti, e avrebbe probabilmente ancora lo stesso successo. Ultima curiosità: degli Shocking Blue si sono poi rapidamente perse le tracce, ma un’altra loro canzone, “Love Buzz“, sempre tratta dall’album “At Home”, avrà una certa notorietà in quanto inserita dai Nirvana nel loro primo album “Bleach” del 1989

Autore: Robbie van Leeuwen
Anno di pubblicazione: 1969

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