Lucio Battisti – I giardini di marzo

Fai sapere che ti piace!

Con “La canzone del sole“, singolo uscito alla fine del 1971, Lucio Battisti inizia la collaborazione con la nuova etichetta Numero Uno. Il singolo ha un enorme successo e fa crescere nel pubblico l’attesa per un nuovo album, che non delude le aspettative. Pubblicato il 24 aprile 1972, l’album “Umanamente uomo: il sogno” inaugura la felicissima e prolifica stagione del sodalizio Battisti/Mogol con la nuova etichetta, grazie anche al singolo da esso tratto e pubblicato in contemporanea con l’album, “I giardini di marzo“. La canzone rappresenta indubbiamente una delle vette creative del duo, e presenta uno dei testi più belli (e autobiografici) di Giulio Rapetti, in arte Mogol, in cui racconta la storia di un ragazzo e del suo disagio di vivere, per poi allargare il discorso alle difficoltà di comunicazione all’interno di una coppia. Nello scrivere il testo Mogol attinse ai suoi ricordi relativi al difficile periodo del secondo dopoguerra. Lo stesso Mogol ha raccontato: «Mi ricordo il punto esatto dove passava un carretto dove potevamo comprare per 10 lire dei gelati quadrati e due biscotti; mi sembra ancora di vederlo. Quando si era vicini alla fine del mese mia madre non mi dava i soldi, la vita era dura anche per i miei, la situazione economica non era florida. “io pensavo a mia madre /e rivedevo i suoi vestiti” – Mi stupivo che i fiori sui suoi vestiti non fossero ancora appassiti perché li aveva portati così tante volte che era un miracolo che non fossero sciupati. “all’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri” – è un fatto vero anche questo, non avevo mai trovato il coraggio di venderli anch’io perché mi sentivo patetico, non so per quale motivo… era un fatto di orgoglio. “Le mie mani come vedi non tremano più e ho nell’anima in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore”- qui emerge la ricchezza interiore del protagonista, la capacità di spaziare del proprio io, poi però: “ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è” – la difficoltà di affrontare il quotidiano. Sono quei momenti che riportano a terra in cui si esce dalla dimensione eroica del sogno per entrare nei fatti pratici della vita e c’è spesso un rifiuto a viverli, a vivere questa competizione con gli altri che io sento come un immiserimento della vita». Nel disco suonano alcuni musicisti che già hanno collaborato con Lucio, come Dario Baldan Bembo e Tony Cicco, ma anche alcuni nuovi arrivi: i chitarristi Massimo Luca ed Eugenio Guarraia, e il loro apporto per la veste definitiva delle canzoni è essenziale. Infatti, come ha raccontato il chitarrista Massimo Luca, Lucio arrivava in studio alla mattina verso le nove e faceva sentire il pezzo da registrare ai musicisti, solo con chitarra e voce.  Poi chiedeva ai musicisti di andargli dietro, se non aveva già delle idee precise sule parti, cosicché l’apporto del gruppo diventava parte integrante del processo creativo. Dopo avere provato alcune volte “I giardini marzo” Lucio si rende conto che alla canzone serve una breve introduzione strumentale. Ha in mente qualcosa di mediterraneo e accenna qualcosa con la sua chitarra, un riff che Massimo Luca rifinisce e completa con una chitarra a 12 corde suonata imitando il suono di un mandolino. Anche il processo creativo e l’alchimia tra le musiche di Lucio e i testi di Mogol era del tutto particolare. Ha raccontato Mogol: «Lucio scriveva solo la musica, veniva da me e la suonava continuamente, per ore, finché non avevo composto il testo. Il mio era quasi un atteggiamento medianico: ascoltavo la musica e rovesciavo fiumi di parole sulla carta. A volte, quando avevo terminato. mi chiedevo: ma dover sono andato a finire? Mi sembrava di essere uscito fuori tema perché ogni testo non era collegato con quelli precedenti. Spesso però era lo stesso Lucio che mi diceva: “Ti sbagli, hai scritto grandi cose”. Per “I giardini di marzo” ero convinto di avere perso il filo del discorso andando per boschi, fiumi e praterie, e poi mi sembrava di essere tornato senza sapere il percorso che avevo compiuto. Ero stordito, smanioso, ma fu proprio Battisti, in quel caso, a dirmi che avevo scritto dei grandi versi». Come dicevamo il singolo esce il 24 aprile, con sul lato B “Comunque bella“, e il 27 maggio è già al primo posto della Hit Parade, restando in vetta per 7 settimane, risultando alla fine il 4° singolo più venduto in Italia nel 1972. Battisti, originario di Poggio Bustone nel reatino, era tifoso della Lazio, come ha ricordato  anni fa il padre Alfiero: «Mio figlio era un grande tifoso della Lazio, amava andare allo stadio senza farsi riconoscere»,  e per ricordare la sua passione calcistica di Battisti, “I giardini di marzo” risuona nello stadio al termine di ogni gara vinta in casa dalla squadra.

Autori: Battisti / Mogol
Anno di pubblicazione: 1972

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*