Cat Stevens – Father and Son

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Difficile negare che Cat Stevens sia l’artista più global mai esistito: nato cittadino inglese come Steven Demetre Georgiou a Londra, da padre greco cipriota e madre svedese, nei suoi dischi ha cantato in latino e in greco, e nel 1977 si è convertito all’Islam assumendo il nome di Yusuf Islam! Tra i protagonisti della musica pop dei primi anni 70, il cantautore deve indubbiamente parte della sua fama alla bellissima “Father and Son“, uscita nel 1970 e inserita nell’album “Tea for the Tillerman” uscito nel novembre dello stesso anno e inserito dalla rivista “Rolling Stones” alla posizione 206 della lista “I più grandi album di tutti i tempi“. Questa canzone senza tempo è una di quelle che meglio fotografano il rapporto padre/figlio, e la sua forza è che gli ascoltatori adolescenti possono riconoscersi nel punto di vista del figlio, e poi crescendo e diventando essi stessi genitori possono invece apprezzare il punto di vista dei genitori. “Father and Son” è una conversazione tra un padre che non capisce il desiderio di un figlio di staccarsi e formarsi una nuova vita, e il figlio che non riesce a spiegarsi veramente, ma sa che è tempo per lui di andarsene e cercare il proprio destino. Il cuore della canzone è una delle lezioni più difficili della vita, qualcosa che genitori e figli devono imparare: lasciare andare. I genitori, attingendo alla loro esperienza (successi ed errori) offrono amorevolmente consigli ai loro figli perché vogliono che abbiano successo e siano felici. Ma arriva un momento in cui devono lasciare andare i propri figli, in modo che possano trovare la loro strada nel mondo. I figli, a loro volta, devono imparare quando ascoltare e quando parlare, specialmente quando si tratta di esprimere chi sono, in cosa credono e cosa vogliono realizzare. Lungo il percorso che porta all’età adulta, i figli raggiungeranno inevitabilmente quel punto in cui devono lasciare i propri genitori, lasciando il nido per perseguire i propri sogni, pronti a imparare dai propri successi e dai propri errori. E un giorno anche loro saranno genitori. Il ciclo si ripete.
Ma l’origine della canzone è particolare: a metà degli anni 60 il giovane Stevens, non ancora 20enne, viene avvicinato dal noto attore Nigel Hawthorne che gli propone di scrivere un musical ambientato durante la Rivoluzione Russa e intitolato “Revolussia“, col progetto poi di farne anche un film. Cat compone alcune canzoni tra cui “Father and Son” che parla di un ragazzo che vuole unirsi alla rivoluzione contro i desideri del padre che vuole che rimanga a lavorare nella fattoria di famiglia. Ma il progetto si infrange quando nel 1969 il cantautore si ammala di tubercolosi, e viene ricoverato in fin di vita all’ospedale King Edward VII a Midhurst, nel West Sussex. Dopo la sua guarigione e un intero anno di convalescenza il progetto viene definitivamente accantonato, ma la canzone rimane, e assume un significato più generale, riflettendo non solo alla perfezione il conflitto sociale dell’epoca (a cavallo fra gli anni 60 e i 70), ma raccogliendo anche l’eterno conflitto fra diverse generazioni. Come detto la canzone viene inclusa nell’album “Tea for the Tillerman“, ma su singolo esce però relegata come Lato B di “Moonshadow“. Stevens ha sempre preso le distanze da una lettura troppo autobiografica della canzone. Durante un’intervista con la rivista Disc nel 1972, ha spiegato che “Father and Son” è stata scritto in senso generale, e non dovrebbe essere interpretata in modo autobiografico: «Non ho mai veramente capito mio padre. Lui gestiva un ristorante e io ero un musicista, quindi non stavo seguendo il percorso che ha tracciato, ma mi ha lasciato sempre fare quello che volevo, mi ha lasciato andare. Alcune persone pensano che nella canzone io prenda le parti del figlio, ma come avrei potuto cantare la parte del padre se non avessi potuto capirlo anch’io?». La canzone è stata oggetto di numerose cover, tra cui ricordiamo quelle di Johnny Cash, Sandy Shaw e Rod Stewart, e nel 1995 diviene un singolo di grande successo della boy band irlandese Boyzone, raggiungendo il numero due nella classifica inglese e il numero uno in quella irlandese. Nel 2004 Ronan Keating, il cantante dei Boyzone, la incide nuovamente con la partecipazione dello stesso Yusuf Islam (Cat Stevens), raggiungendo ancora la vetta delle classifiche inglesi, e devolvendo il ricavato delle vendite all’associazione benefica Band Aid Trust.
Nel 2001 la canzone viene scelta per essere inclusa nel film di  Baz Luhrmann “Moulin Rouge!“. Alcuni degli attori l’hanno anche già registrata quando Stevens si oppone al suo utilizzo, perché alcuni contenuti del film si scontrano con le sue credenze religiosi.  Questo pone un problema non da poco alla produzione, perché gran parte della trama è basata proprio sulla canzone, e la sceneggiatura deve essere quindi in gran parte riscritta.

Autore: Cat Stevens
Anno di pubblicazione: 1970

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