Bee Gees – Stayin’ Alive

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Una canzone e il film da cui è tratta che sono il simbolo di un’epoca, l’emblema dell’epoca d’oro della disco music, non solo un genere musicale ma un vero fenomeno sociale e culturale. “La febbre del sabato sera” (“Saturday Night Fever“), diretto dal regista John Badham e arrivato sugli schermi nel 1977, oltre a lanciare la carriera di un giovane John Travolta, segnerà per sempre anche l’identità musicale dei Bee Gees, autori e interpreti di varie canzoni del film, tra cui la celebre e ballatissima “Stayin’ Alive“. In realtà la band dei fratelli BarryRobin Maurice Gibb, nati in Inghilterra ma cresciuti in Australia, quando tutto il mondo verrà contagiato dalla febbre del sabato sera, è già in attività da molto tempo, essendosi formata agli inizi degli anni 60, e avendo pubblicato il primo disco nel 1965. Verso la metà degli anni 70 il gruppo si sta staccando dal pop un po’ mieloso degli esordi, e sta sperimentando nuove strade inserendo nelle proprie canzoni una ritmica più marcata ispirata alla moda ormai dilagante della musica da discoteca. Inoltre durante la registrazione di “Nights On Broadway” per l’album “Main Course” (1975), Barry scopre la sua voce in falsetto, sollecitato dal produttore Arif Mardin, e sviluppa questa particolarità che diventerà il suo marchio, molto imitato, spesso deriso, ma innegabilmente un attributo vocale notevole, che il cantante padroneggia alla perfezione. A questo punto la band comincia a lavorare a un nuovo disco, che dovrebbe essere ancora più pesantemente influenzato dal rhythm’n’blues e dalla musica nera (i Bee Gees hanno sempre negato di avere voluto fare disco-music), per il quale compongono “How Deep Is Your Love” e “More Than A Woman“. Mentre stanno registrando le canzoni per il nuovo album agli Château d’Hérouville Studios, nei pressi di Parigi, utilizzati da molti musicisti per motivi fiscali, ricevono una telefonata dal loro produttore Robert Stigwood che li informa che quelle canzoni non sono per un nuovo disco di studio. Faranno parte invece della colonna sonora di un film a basso budget, ancora senza titolo, basato sull’articolo “Tribal Rites Of The New Saturday Night” (“Riti tribali delle nuove notti del sabato”) scritto dal giornalista britannico Nik Cohn. Il gruppo scrive la canzone in pochi giorni e ne registra una versione dal vivo in studio, con un mixaggio approssimativo, che però non entusiasma nessuno. Nasce così, altrettanto rapidamente, “Night Fever” che risulta subito un brano brillante e che si pensa di proporre come primo singolo e come brano portante del film. Ma i grandi capi in America non sono così entusiasti della canzone, così l’attenzione torna su “Stayin’ Alive” e il gruppo torna in studio per completarla e rifinirla. Durante la registrazione, però, muore la madre del batterista Dennis Byron che deve quindi tornare rapidamente in Inghilterra. Trovare un batterista in grado di sostituirlo nel mezzo dell’inverno e in una zona sperduta non è però così facile, e non c’è il tempo per cercarne uno e farlo venire da lontano, così il gruppo deve trovare il modo di arrangiarsi. Si pensa inizialmente di utilizzare la drum machine dell’organo Hammond, ma il risultato non è dei migliori. Allora l produttore Karl Richardson, un vero mago delle sale di incisione, e Albhy Galuten hanno un’idea: prendere due battute della batteria di “Night Fever“, duplicarle fino a farne una base in loop per accompagnare “Stayin’ Alive“. I tecnici si mettono al lavoro – lungo e non facile, all’epoca non c’erano i computer – e quando ascoltano il risultato sono stupiti loro stessi dell’effetto finale. Così si spiega il ritmo immutabile per tutta la durata della canzone. Per scherzo, il gruppo accredita il batterista come “Bernard Lupe”, e il signor Lupe divenne poi un batterista molto richiesto… finché non si scoprì che non esisteva. Robert Stigwood, produttore del film, ascolta la canzone ma non è pienamente convinto del titolo, e chiede al gruppo di intitolarla “Saturday Night“, ma i fratelli Gibb obbiettano che ci sono già altre canzoni con quel titolo, e che già nel film compare una canzone, “Night Fever“, con la parola “night” nel titolo. Alla fine, per tagliare corto, il gruppo dice al produttore che non c’è problema: se non vuole utilizzare la canzone nel film loro la useranno per un loro album, così alla fine Stigwood e la RSO, la casa produttrice, accettano la scelta del gruppo. Del resto il film, nonostante l’ambientazione e le musiche, è un film drammatico e tutt’altro che allegro, così come la canzone stessa, come ha raccontato Robin Gibb: «L’argomento di “Stayin ‘Alive” è in realtà piuttosto serio; riguarda la sopravvivenza nelle strade di New York, e il testo in realtà lo dice». Barry Gibb ha aggiunto: «La gente chiede aiuto. Canzoni disperate. Queste sono quelle che diventano  davvero grandi. “Stayin’ Alive” è la sintesi di ciò. Tutti lottano contro il mondo, combattendo tutte le cazzate e le cose che possono trascinarti giù. Ed è davvero una vittoria anche solo sopravvivere. Ma quando ti rialzi e vinci sei più forte di prima». Un altro tentativo di interferire con la canzone arriva dal regista John Avildsen (regista tra gli altri di “Rocky“) che chiede al gruppo di inserire una parte della canzone in cui il ritmo rallenta, per accompagnare la scena in cui i due protagonisti si innamorano sulla pista da ballo, per poi riprendere il solito ritmo. I fratelli Gibb provano ad accontentarlo, ma quando Richardson e Galuten ascoltano il risultato si guardano negli occhi e concordano che così rischiano di rovinare un probabile successo.  D’accordo con Barry si rivolgono a Stigwood che, detto fatto, licenzia Avildsen e affida la regia, a lavori già iniziati, a John Badham, che sarà entusiasta di usare “More Than A Woman” per la scena suddetta. Il film esce negli Stati Uniti il 15 novembre 1977, ma come singolo viene inizialmente scelta la ballata “How Deep Is Your Love“; subito però il pubblico comincia a chiamare le stazioni radio per ascoltare la canzone del trailer e che accompagna la scena iniziale del film, che come sappiamo è “Stayin’ Alive“, così un mese più tardi la canzone viene pubblicata come singolo, che in febbraio arriva in cima alla classifica di Billboard, dove rimarrà per quattro settimane. Poco dopo, scende al numero due, passando il testimone però a “Night Fever“. Il singolo entra nella Top 10 in quasi tutto il mondo, raggiungendo anche in Italia la cima delle classifiche, e nel 1979 i Bee Gees ottengono un Grammy Award nella categoria “miglior arrangiamento vocale per due o più voci”. Nel 2004 è stata inserita alla posizione 189 della “Lista delle 500 più grandi canzoni” secondo la rivista Rolling Stone.
A dimostrazione che la buona musica fa bene al cuore, un team della facoltà di medicina dell’Università dell’Illinois ha suggerito che “Stayin alive” è la canzone ideale da ascoltare mentre si eseguono le compressioni toraciche su qualcuno che ha appena avuto un infarto. L’American Heart Association ha dichiarato che il tempo ottimale in cui eseguire la RCP (rianimazione cario-polmonare) è di 100 battiti al minuto, e il team di ricerca ha evidenziato questa canzone come, con 103 battiti al minuto, ha quasi il ritmo perfetto per aiutare a far ripartire un cuore fermo.

Autori: Barry Gibb / Robin Gibb / Maurice Gibb
Anno di pubblicazione: 1977

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