Adriano Celentano – Azzurro

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Cerco l’estate tutto l’anno, e all’improvviso eccola qua...”, non si può negare che “Azzurro“sia un piccolo pezzo della storia della musica italiana, e proprio nell’estate del 2018 compie la bellezza di 50 anni, essendo stata pubblicata come singolo il 25 maggio del 1968 ed entrata in classifica il 15 giugno, restando nella Top 10 fino a novembre, e regalando al suo interprete, Adriano Celentano, uno dei suoi più grandi successi. Autori del testo, originale e che si distacca dalle solite immagini estive delle canzoni di quell’estate, come “Luglio” o “Ho scritto t’amo sulla sabbia“, sono Vito Pallavicini, uno dei più prolifici parolieri degli anni 60/70, e Michele Virano, astigiano e amico da tempo di Paolo Conte, l’autore della musica. Nel 1966 Conte è un giovane avvocato 29enne col pallino della musica, appassionato di jazz, e più interessato all’attività di autore e arrangiatore per altri che a comparire in prima persona. Roby Matano, all’epoca cantante dei Campioni dopo l’uscita dal gruppo di Tony Dallara, lo presenta a Celentano che lo accoglie nel Clan. Nascono così le prime canzoni composte da lui per il “molleggiato”, “Chi era lui“, uscita come lato B de “Il ragazzo della via Gluck“, e “La coppia più bella del mondo” che, eseguita da Celentano con la moglie Claudia Mori, trionfa al Cantagiro. Arriviamo così al 1968 e alla nascita di “Azzurro”, canzone che nasce sulla riviera ligure, e precisamente a Finale Ligure. È appena passata la mezzanotte quando sulla terrazza dei “Bagni Elios”,  allontanati gli ultimi frequentatori, arrivano due clienti speciali. Uno è Vito Pallavicini, che i proprietari del locale, i giovani gemelli Angelo e Franco Vinotti, conoscono da anni, l’altro è un certo Paolo Conte, che non conoscono, che è arrivato da Asti con un viaggio di un paio d’ore. Racconta Angelo Vinotti: «Una sera vediamo arrivare Pallavicini. Ci ha detto che aveva prenotato due camere al Moroni, un hotel di fronte ai Bagni, per lui e un suo amico. Poi ci confida: “Ragazzi, vi chiedo un piacere. Vorrei venire con il mio amico a provare una canzone. Dopo la mezzanotte. Ma vogliamo stare tranquilli e non essere disturbati. Si può fare?”. Ma certo, gli abbiamo risposto io e mio fratello. E siamo riusciti a sistemarli in un angolo appartato della terrazza». La sera successiva i due tornano con una chitarra e in poche sere compongono quello che diventerà il successo dell’estate. Se il testo è perfetto per Celentano, affrontando tematiche molto sentite dal molleggiato come l’ecologia, l’amore e la religione, è la musica di Conte a lasciare spiazzati: non è un rock, non è un lento, non è una ballata, non è un liscio, ma una specie di marcetta sorretta da un originale ‘arrangiamento orchestrale di Nando de Luca. Ha raccontato lo stesso Conte: «“Azzurro”, una delle mie prime canzoni, era piuttosto stramba: una marcetta. Nessuno scriveva marcette. Io lo feci per ragioni poetiche. Secondo me la marcetta è radicata nel profondo del nostro cuore. Al di là delle mode». E ancora: «Le possibilità che avevo come autore erano ridotte, perché non volevo scrivere né una cosa qualsiasi né per una persona qualsiasi, ero molto filoamericano. I cantanti italiani non mi piacevano, con quelle voci sdolcinate, artificiose. La lingua italiana, tanto bella, tanto ricca, tanto poetica, è anche tanto difficile dal punto di vista ritmico. Il pregio di Celentano è quello di essere capace di rendere immediatamente intelligibile un testo cantandolo, fosse anche l’elenco del telefono. Non è una questione di teatralità ma un modo umano, perfino banale, di interpretare una canzone. E’ completamente naturale, ma non si perde una sillaba, si capisce tutto». Quell’estate Celentano è impegnato con le riprese del film “Serafino”, così con presenta la canzone al Disco per l’Estate, né al Cantagiro, ma nonostante la mancanza di promozione, il 15 giugno 1968 il disco entra in classific e ci resterà per tutta l’estate. Persino Celentano pare stupito dal successo, e commenta: «Ogni tanto è bene scomparire per qualche tempo. Che la gente non mi ha dimenticato lo vedo dal successo del mio disco: “Azzurro” ha già raggiunto il milione di copie e sta aumentando continuamente». Paolo Conte è particolarmente soddisfatto della sua creazione e appena registrata la canzone porta a casa il provino, su nastro. «Era tardi, ma mia madre era ancora alzata. Andammo tutti e due in cucina e accesi il magnetofono.Mia madre si mise a piangere» è il commovente ricordo del cantautore. La canzone diventa un grande successo non solo in Italia ma anche all’estero, dove è uno dei pezzi più cantati , dopo Volare ‘O sole mio. E’ stata interpretata da moltissimi artisti, da Mina al jazzista Giorgio Gaslini, da Gianni Morandi a Tonino Carotone, da Fiorello agli Skiantos, ma Paolo Conte ha sempre avuto una certa ritrosia nel cantarla di persona, e la eseguirà per la prima volta solo nel 1985 nel suo primo album dal vivo, il doppio intitolato Concerti. La canzone è stata anche incisa in altre lingue: in francese, in tedesco, in spagnolo, in inglese e addirittura in ebraico col  titolo Amru Lo (“Gli dissero”).

Autori: Conte / Pallavicini / Virano
Anno di pubblicazione: 1968

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