Lucio Dalla – 4/3/1943

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Terzo classificato al Festival di Sanremo del ’71, dove il cantautore lo eseguì in coppia con l’Equipe 84, è il primo 45 giri di Lucio Dalla ad arrivare in testa alle classifiche dopo una lunga serie di successi più di critica che di pubblico, e rimane ancora oggi, dopo quasi 50 anni, una delle canzoni più amate del cantautore bolognese e una delle canzoni più famose della musica italiana. Agli inizi della sua carriera Lucio Dalla si occupa soprattutto della parte musicale delle canzoni, demandando ad altri la scrittura dei testi. Agli inizi del 1970 Dalla si presenta da Sergio Bardotti, storico paroliere italiano, con una busta contenente due testi spediti da una signora di Bologna. Ricorda Bardotti: «Buste come quelle arrivano spesso negli uffici delle case discografiche, o ai cantanti in persona. Praticamente, prendono sempre la via del cestino». Ma questa volta no. Uno dei due testi si intitola Gesubambino (tutto attaccato), l’altro Il gigante e la bambina. L’autrice si chiama Paola Pallottino, figlia di un importante etruscologo, romana arrivata a Bologna dalla Tunisia dove aveva vissuto un paio d’anni per lavoro col marito, architetto e urbanista. Appassionata di Brassens e Brel scrive testi per ipotetiche canzoni, che restano nel cassetto finché alcuni amici le consigliano di farli avere a Lucio Dalla. Lucio si mette al lavoro e nel giro di due ore mette le musiche ai due pezzi, due musiche perfette, lasciando intatti i testi. Si pone il problema di come realizzare Gesubambino . Vengono registrati sette o otto provini con arrangiamenti diversi. Ruggero Cini prova a farla a marcetta, a fado, “country” finché Lucio si inventa di far suonare il riff iniziale al violinista degli Idoli, Renzo Fontanella, che si trova casualmente in studio. Il tutto prende lo stile di una ballata folk. La RCA ascolta il lavoro e decide di presentare Dalla a Sanremo. All’epoca il Festival era  lottizzato dalle case discografiche, e poiché Dalla non è un pezzo da novanta, la commissione cerca di non ammetterlo. Per fortuna, della Commissione fa parte il regista e paroliere Piero Vivarelli, amico di Dalla e Bardotti che si rifiuta di far fuori la canzone dicendo «Io non firmo il verbale, e faccio uno scandalo. Non deve essere eliminata, è una delle canzoni più belle!» Così Gesubambino  è ammessa, ma il calvario non è finito. Interviene la censura della TV che chiede sostanziali modifiche al testo. Prima di tutto il titolo: non può intitolarsi Gesù Bambino, perché è vilipendio della religione, quindi si decide di intitolarla con la data di nascita di Lucio, 4/3/1943.  Poi svariati cambiamenti che ne sviliscono il contenuto: «giocava alla Madonna…» diventa «giocava a far la donna», «per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino» diventa «per la gente del porto…» oppure «mentre bestemmio e bevo vino» diventa «…che gioco a carte e bevo vino». Racconta ancora Bardotti: «“Senti Lucio” avevo detto a un certo punto “lascia perdere, ci hanno rotto i coglioni, al Festival non ci andiamo e basta!” Lui mi disse «No, ci vado lo stesso perché ci credo in questo pezzo, ci vado in tutti i casi”». Risultato: 4/3/1943 si piazza al terzo posto, ma è la vincitrice morale del Festival, lanciando definitivamente la carriera di Lucio Dalla che diventa il punto di riferimento della nuova musica italiana, il simbolo di una rivoluzione scoppiata proprio nel tempio della tradizione. L’autrice del testo, Paola Pallottino,  storica dell’arte e illustratrice, racconta la nascita del testo: «Voleva essere un mio ideale risarcimento a Lucio per essere stato orfano dall’età di 7 anni. Doveva essere una canzone sull’assenza del padre, ma poi è diventata una canzone sull’assenza della madre. Fu il suo primo grande successo, ma Lucio ne rimase anche un po’ prigioniero. Così negli anni l’ha riproposta in varie versioni, facendole però un po’ perdere quel fascino iniziale».
Il brano viene interpretato in francese, nello stesso anno, da Dalida (con un testo firmato da Pierre Delanoë), e portato al successo oltreoceano da Chico Buarque de Hollanda, che l’aveva ascoltata direttamente da Dalla, l’aveva memorizzata a orecchio e ne scrive un testo in portoghese. La copertina del 45 giri raffigura un’immagine del porto di Manfredonia in bianco e nero.

Autori: Pallottino / Dalla
Anno di pubblicazione: 1971

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