Europe – The Final Countdown

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Una di quelle canzoni che un tempo si definivano “tormentoni”. Nella primavera ed estate del 1986 “The Final Countdown” degli svedesi Europe si sentiva veramente dappertutto. Tratto dal terzo album della band, pubblicato il 14 febbraio 1986, il singolo ha raggiunto la prima posizione in 25 paesi, inclusa l’Inghilterra, dove nel dicembre 1986 ha ottenuto il disco d’oro. Anche in Italia il successo di questo brano è stato strepitoso, rimanendo in vetta alla classifica dei singoli per 9 settimane consecutive, e dividendo il pubblico fra chi amava questo brano epico e pomposo e chi invece lo odiava considerandolo un po’ troppo tamarro.
Gli Europe, quando pubblicano quello che sarà il loro album di maggiore successo, sono una solida band di hard rock melodico con già due album alle spalle e un grande seguito in patria, la fredda Svezia, che però ha sempre dimostrato di avere un cuore inaspettatamente rock. Indubbiamente il successo della canzone, e ciò che la rese, e la rende, immediatamente riconoscibile è il riff iniziale di tastiera, che nasce in effetti qualche anno prima della canzone, e in modo del tutto causale. Agli inizi degli anni 80 a Stoccolma c’è una discoteca, il Galaxy, che è molto frequentata e spesso davanti alla porta si formano lunghe file in attesa di poter entrare, così i proprietari del locale chiedono a Thomas Erdtman, il manager degli Europe, se Joey Tempest (all’anagrafe Rolf Magnus Joakim Larsson), il biondo cantante della band potrebbe scrivere un brano strumentale da suonare mentre la coda aspetta di entrare. Joey si fa prestare un sintetizzatore da Mic Michaeli, un suo amico che di lì a poco entrerà nel gruppo, e compone quel riff così epico e orecchiabile che piace molto ai proprietari della discoteca. Qualche anno dopo, siamo nel 1985, il gruppo si trova al Galaxy quando viene suonata la canzone di Joey, che entusiasma il bassista John Levén che gli dice “La melodia è fantastica, dovresti scriverci sopra una canzone”. Joey scrive un testo che parla di un viaggio nello spazio (diretto a Venere), lasciandosi alle spalle la Terra – ammettendo di essersi ispirato a “Space Oddity” di David Bowie – e registra un demo su una cassetta con la quale si presenta dagli altri membri della band. Ricorda il batterista Ian Hugland: «Un giorno Joey ci chiese di ascoltare la canzone che aveva scritto. Aveva registrato una demo in una cassetta ed era molto eccitato al riguardo. Entrammo tutti nella sua macchina e sentimmo la cassetta. C’era qualcosa di speciale in quella canzone, una canzone con una vita a sé». Ma le reazioni sono contrastanti, non tutti sono concordi sulla canzone. Il chitarrista John Norum resta interdetto sull’inizio affidato alle tastiere invece che alla chitarra, come racconta lui stesso: «Quando sentii per la prima volta l’intro di sintetizzatore di The Final Countdown, la mia reazione fu: “No, questa è pazzia. Non possiamo usarlo”… Grazie a Dio non mi hanno dato ascolto». Joey Tempest: «Alcuni dei ragazzi del gruppo pensavano che fosse un sound troppo diverso per una rock band. Ma ho combattuto duramente e insistito per fare in modo che la canzone fosse accettata». Insieme al produttore si decide di mettere la canzone in apertura del disco. In effetti il gruppo non ha intenzione di pubblicarla come singolo, ma di usarla come apertura per i concerti, non pensando che avrebbe mai potuto diventare un successo. Come spesso capita, però, le etichette discografiche sono più lungimiranti: la Epic propone di fare uscire “The Final Countdown” come primo singolo dell’album, e la band accetta. Pubblicato nel febbraio del 1986 il singolo diventa il brano di maggior successo dell’album e dell’intera discografia degli Europe, entrando anche nella Top 10 della difficile classifica statunitense Billboard Hot 100, dove raggiunge l’ottavo posto. Al tempo stesso è stata anche inserita in vari elenchi “peggiori di” nel corso degli anni;  per esempio è al primo posto nella classifica di VH1 “Le canzoni metal più incredibilmente brutte”. Ma il pubblico, come abbiamo visto, ha ampiamente premiato i toni epici e gli sforzi dei biondi vichinghi metallari. Ha detto in una recente intervista Tempest: «È stata una sorpresa che sia diventato un grande successo perché  la canzone era stata scritta per i fan. Era lunga più di sei minuti e non è mai stata pensata per essere un successo o qualcosa del genere. Doveva essere un’apertura per i concerti, ma è comunque una bella sensazione quando a volte la sento per radio o per strada qualcuno ce l’ha sul cellulare come suoneria. So che in America è stata usato per tutti i tipi di eventi sportivi, dalla Formula 1 al pugilato, un  po’ come un inno». Ancora oggi la canzone è utilizzata come tema introduttivo nella squadra di calcio del Regno Unito Blackburn Rovers ed è la colonna sonora del team NBA Detroit Pistons.

Autore: Joey Tempest
Anno di pubblicazione: 1986

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