David Bowie – Space Oddity

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È stata pubblicata quasi 50 anni fa, è stata poi seguita da tantissime altre canzoni di successo che hanno scritto la storia del rock, ma “Space Oddity” resta ancora una delle canzoni più famose di David Bowie, un piccolo classico della cultura popolare il cui ascolto ancora oggi non stanca.
Nel luglio del 1968 David Robert Jones è da poco diventato David Bowie. Da alcuni anni si sbatte per riuscire ad agguantare quel successo che sembra sfuggirgli e nonostante abbia appena 21 anni ha già inciso una decina di singoli, alcuni da solista e altri con varie band estemporanee – Kon-Rads, King Bees, Lower Third – senza tuttavia riuscire a trovare quel qualcosa che gli permetta di emergere nel ricchissimo panorama musicale inglese degli anni 60. In quell’estate londinese inoltre la sua storia d’amore con Hermione Farthingale sta arrivando alla fine e il giovane David sente la sua vita come svuotata. Un pomeriggio, nell’oscurità del cinema Casino Cinerama di Londra, il 21enne Bowie sta assistendo sullo schermo a 70mm all’embrione che galleggia nello spazio nel finale del film “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick. È la terza volta che vede il film e succede qualcosa. «Era il senso di isolamento che stavo provando in quel momento – ha raccontato lui stesso – Ho trovato il tutto eccezionale. Ero fuori di testa quando sono andato a vederlo – più volte – ed è stata davvero una rivelazione. Ha fatto fluire la canzone nella mia mente». Nasce così, dal senso di isolamento totale che gli ha ispirato la visione del film e dalla fine della sua storia d’amore, la triste vicenda del Maggiore Tom, astronauta che allontanatosi dalla terra a un certo punto stacca i contatti con la Base e si perde nello spazio. Nel febbraio del 1969 Bowie entra ai Morgan Studios di Londra insieme al produttore Jonathan Weston e ad alcuni musicisti – John Hutchinson alla chitarra, Dave Clegg al basso, Tat Meager alla batteria e Colin Wood alle tastiere – per registrare questa e altre canzoni, che dovranno far parte del  mediometraggio “Love you till tuesday“, voluto e diretto dal suo manager Kenneth Pitt e da Malcolm J. Thomson per mostrare il talento di Bowie alle etichette discografiche. Il film però non verrà pubblicato che molti anni dopo, nel 1984, e nel nastro VHS è presente anche il primo video-clip di “Space Oddity“. Un paio di mesi dopo Bowie, accompagnato del chitarrista Hutchinson, registra una versione acustica della canzone – che è l’idea che Bowie inizialmente aveva in mente, influenzato anche dall’album “Bookends” di Simon & Garfunkel – e con questo demo finalmente il cantante ottiene un contratto con la Mercury, che intuisce il potenziale della canzone in un momento così importante per l’esplorazione dello spazio, con l’uomo che sta per mettere piede per la prima volta sulla luna. Si pensa così di registrare una nuova versione del brano e Bowie interpella il suo amico e produttore Tony Visconti, che però rifiuta, odia la canzone e la considera solo un espediente commerciale per sfruttare il momento. Subentra allora il giovane produttore Gus Dudgeon che racconta: «Ho ascoltato la demo e ho pensato che fosse incredibile. Non potevo credere che Tony non volesse farlo». Anni dopo Visconti si pentirà di questa sua intransigenza: «Mi sono preso a calci molte, molte volte da allora perché mi ero completamente sbagliato». Il 20 giugno 1969 David Bowie registra quella che diverrà poi la versione definitiva della canzone. Insieme a lui e al produttore partecipano alla registrazione un gruppo di sconosciuti giovani musicisti, tra cui il bassista Herbie Flowers, che lavorerà poi ancora con Bowie nell’album “Diamond Dogs” e in “Walk on the wild side” di Lou Reed, e il tastierista Rick Wakeman, che di lì a poco entrerà nella progressive band degli Yes. Wakeman, oltre a fornire il tappeto sonoro degli archi ottenuto col Mellotron, porta in studio anche un piccolo strumento che ha appena comprato, lo Stylophone, formato da una tastiera metallica controllata da una piccola penna elettronica. Il suono è definito “atroce” dallo stesso Bowie, ma si rivela adatto al clima fantascientifico della canzone. Il singolo viene pubblicato in tutta fretta nove giorni prima dell’allunaggio dell’Apollo 11, e la BBC trasmette la canzone durante i servizi dedicati all’allunaggio. Al riguardo ricorda divertito Bowie: «Sono sicuro che non avevano affatto ascoltato il testo; non era una cosa piacevole da contrapporre a un atterraggio sulla luna. Certo, ero felicissimo di averlo fatto. Alcuni funzionari della BBC hanno detto: “Bene, allora. Quella canzone spaziale, il maggiore Tom … blah blah blah, Sarebbe fantastico”. Nessuno ha avuto il coraggio di dire ai produttori TV: “Uhm … ma questo astronauta si perde nello spazio, signore”». La canzone ottiene buone recensioni dalle riviste musicali e il singolo nel settembre del 1969 raggiunge la 5ª posizione nella classifica inglese. L’album che la contiene, intitolato semplicemente “David Bowie“, verrà poi ristampato nel 1972, col titolo “Space Oddirty“, e stavolta la storia del Maggiore Tom raggiungerà la prima posizione dove resterà per due mesi. Il 5 settembre 1969 “Space Oddity” esce anche in Italia, ma verso la fine dell’anno Bowie tenta di sfondare nel mercato italiano con una versione in italiano della canzone. Del testo si occuperà l’onnipresente Mogol e il risultato è “Ragazzo solo, ragazza sola“, che però è una normale canzone d’amore e il testo non ha nessuna attinenza con l’originale. Le cover della canzone nel corso degli anni non si contano, ma è interessante notare come lo stesso Bowie riprenderà due volte il personaggio del Maggiore Tom: nel 1980  in “Ashes to Ashes” – inclusa nell’abum “Scary Monsters” – e nel 1996 nel remix dei Pet Shop Boys di “Hallo Spaceboy“. Una curiosità: benché Bowie non abbia mai spiegato l’origine del nome del suo astronauta, c’è al riguardo una teoria intrigante. Da ragazzo, a Bromley, aveva visto dei manifesti che pubblicizzavano il famoso musicista Tom Major (il papà del primo ministro John), ed evidentemente il nome gli si era conficcato nel cervello. Nel 2013, l’astronauta canadese Chris Hadfield ha pubblicato una registrazione cantando “Space Oddity” mentre era nella Stazione Spaziale Internazionale. Era, ed è ancora, il primo video musicale mai creato nello spazio. Il cantante Emm Gryner, che faceva parte della live band di Bowie nel 1999-2000, mise insieme la canzone, aggiungendo tracce aggiuntive e incorporando i suoni della stazione spaziale che Hadfield aveva pubblicato sul suo account Soundclound. Un video è stato realizzato utilizzando il filmato di Hadfield che esegue la canzone nello spazio, alcuni scatti del pianeta Terra e della sua chitarra acustica galleggiante. Il video è stato pubblicata il 12 maggio 2013 ottenendo rapidamente milioni di visualizzazioni su YouTube e attirando l’attenzione di Bowie, che lo ha pubblicato sui suoi account sui social media, definendolo “probabilmente la versione più toccante ella canzone mai creata”.
Lasciamo ancora la parola a Bowie: «Quando ho scritto originariamente del maggiore Tom pensavo di sapere tutto sul grande sogno americano, su dove è iniziato e dove dovrebbe fermarsi. C’era la grande esplosione del know-how tecnologico americano che spinge questo ragazzo nello spazio, ma una volta arrivato lì non è del tutto sicuro del motivo per cui è lì. Ed è lì che l’ho lasciato». Ed è lì che rimane, un’icona della musica rock, e una stella scintillante nel firmamento della carriera di Bowie.

Autore: David Bowie
Anno di pubblicazione: 1969

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