John Miles – Music

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Una delle canzoni più originali e inusuali degli anni 70, e anche una delle più belle, nonché l’unico vero grande successo di John Miles. Un’ode d’amore alla Musica «La musica è stata il mio primo amore e sarà il mio ultimo / la musica di domani, la musica del passato / Vivere senza la mia musica / non sarebbe possibile / in questo mondo di affanni / la musica mi aiuta a sopravvivere». Il testo è tutto qui, semplice ma diretto al cuore di chi fa della musica una ragione di vita, una canzone in 7/4 che in 5 minuti e 58 secondi sviluppa tanti di quei temi e cambiamenti d’atmosfera da risultare quasi una mini-suite. John Miles (nome d’arte di John Errington) viene da Jarrow, un paesino nel nord-est dell’Inghilterra, e dopo aver suonato in vari gruppi locali con discreto successo, decide di tentare la carta solista. Scrive canzoni, suona chitarra e tastiere ed è un discreto cantante, così firma un contratto con la Decca e nell’estate del 1975 fa l’incontro decisivo per la sua carriera, quello con Alan Parsons che produrrà il suo primo album (Miles parteciperà poi in seguito a vari album dell’Alan Parsons Project, ma questa sarà un’altra storia). Parsons è un vecchio marpione della musica, la sua collaborazione coi Pink Floyd è già leggenda, e intuisce le potenzialità di quel 25enne, così viene pubblicato un primo singolo “Highfly“, composto insieme al bassista Bob Marshall, fedele collaboratore di Miles, che arriva alla posizione n. 17 della classifica inglese. Si decide così di tentare la strada dell’album. Quando quasi tutte le canzoni sono pronte Miles, che si trova a Leeds da solo, senza il suo collaboratore Marshall, compone “Music” in poco più di mezz’ora. La sua intenzione è di utilizzare i vari spunti e temi musicali per più canzoni, ma si rende conto ben presto che in effetti potrebbe anche reggersi molto bene come canzone unica. Lo stesso pensa Parsons che incarica il direttore d’orchestra Andrew Powell, suo collaboratore fisso, di scrivere l’arrangiamento orchestrale, che diventerà uno dei tratti distintivi della canzone. La canzone, come l’intero album “Rebel“, viene registrato ai mitici Abbery Road Studios di Londra, e “Music” viene pubblicata come singolo, nonostante la lunghezza di quasi 6 minuti. Il successo è immediato: arriva alla terza posizione della classifica inglese, alla prima in Olanda, alla decima in Germania ed entra nella Top 10 in tutta Europa (negli Stati Uniti ne verrà pubblicata una versione “tagliata”, di circa 3 minuti, cosa che spiega il suo insuccesso nelle classifiche americane dove si ferma alla 88ª posizione). Indubbiamente l’impeccabile produzione di Parsons ha giocato un ruolo determinante per la riuscita della canzone, ma non va sottovalutato il fatto che “Music” è una grande canzone, come ebbe a dichiarare lo stesso Parsons in un’intervista a Progressive World: «“Music” è una pietra miliare nella storia della musica popolare, e John Miles è uno dei miei cantanti preferiti, e sono onorato di essere stato in grado di mettere il mio marchio sulla sua ottima musica. Credo che non dovreste dare troppo merito a me». Purtroppo, nonostante in seguito Miles abbia realizzato un’altra dozzina di album, non riuscirà mai più a raggiungere neanche il 10% del successo di “Music” che resta comunque una gemma nella storia della musica del secolo scorso.

Autore: John Miles
Anno di pubblicazione: 1976

1 Commento

  1. Penso che il segreto di Music sia racchiuso in due elementi tecnici che possono essere facilmente compresi anche da chi è profano di musica: 1) è uno dei pochi esempi di successo di “Progressive Pop” (mentre esiste una ricca discografia del Progressive Rock). Non si riteneva che nel genere pop si potesse andare per le lunghe, e anche oggi è una convinzione dura a morire. Invece la lunghezza e l’ampiezza di sviluppo di questa composizione è la sua qualità principale. 2) Poi il segreto alchemico è il contrasto tra la melodia totalmente simmetrica della prima parte, con la ritmica dispari (7 quarti) della seconda parte. Poi c’è l’abilità orchestrativa dei collaboratori di A.Parsons, che con grande signorilità minimizza, ma è evidentissima (visto che il buon Miles non si è ripetuto, quando si è ritrovato a fare da solo). La musica che funziona (soprattutto quella commerciale) non è mai il prodotto di una botta di talento singolo, ma quasi sempre è un lavoro di squadra. Anche i grandi geni hanno bisogno almeno di grandi arrangiatori e grandi interpreti.

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