America – A Horse With No Name

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Dewey Bunnell, Dan Peek, e Gerry Beckley  sono figli di militari. Tre ragazzi sballottati, come spesso capitava in questi casi, da una parte all’altra del mondo. Mentre i loro padri sono di stanza alla base dell’aeronautica degli Stati Uniti presso la RAF South Ruislip vicino a Londra, a metà degli anni ’60, i tre ragazzi frequentano la London Central High School alla Bushey Hall dove si incontrano mentre suonano in due gruppi diversi. Nel 1969 Peek parte per gli Stati Uniti per frequentare un college, ma capisce ben presto che la scuola non fa per lui, così l’anno seguente torna in Inghilterra e si unisce coi due amici per formare un gruppo. Si fanno prestare delle chitarre acustiche e sviluppano uno stile che ricorda gruppi di country rock come Crosby, Stills & Nash. Benché assenti dagli Stati Uniti fin dall’infanzia – addirittura Bunnel è nato in Inghilterra – nel cuore si sentono americani e così scelgono proprio America come nome per la loro band, iniziando a esibirsi nella zona di Londra. Nel 1971 pubblicano il loro primo album, intitolato semplicemente “America“, che esce solo in Europa ottenendo un assai tiepido riscontro. Questa prima edizione del disco non contiene “A horse with no name“. Bunnell la compone mentre la band si trova nello studio di casa del musicista Arthur Brown, vicino a Puddletown, nel Dorset,  e inizialmente il titolo è “Desert Song”. Nell’inverno freddo e piovoso dell’Inghilterra Bunnel cerca di catturare la sensazione del deserto caldo e secco, ispirandosi a un dipinto di Salvador Dalí che era appeso a una parete dello studio, e attingendo anche ai suoi ricordi d’infanzia, quando con la famiglia aveva attraverso il deserto dell’Arizona e del Nuovo Messico. La Warner Bros a questo punto pensa di lanciare il gruppo anche in America, ma la ballata di Beckley “I need you“, che è la prima scelta, non convince molto l’etichetta come primo singolo americano. Chiedono allora alla band se ha altro materiale e spunta fuori “Desert Song” che viene reintitolata molto più efficacemente “A horse with no name” e viene registrata ai Morgan Studios di Londra. Pubblicata come maxi-singolo con tre canzoni nel Regno Unito, in Irlanda, Francia, Italia e Paesi Bassi alla fine del 1971, nel gennaio 1972 raggiunge il terzo posto delle classiche inglesi, spingendo l’etichetta del gruppo a pubblicare il singolo negli Stati Uniti e a ripubblicare l’album includendo anche questa canzone. Il 25 marzo, sia il singolo che l’album raggiungono il primo posto negli Stati Uniti; la canzone rimane al primo posto per tre settimane, l’album per cinque. L’accoglienza negli Stati Uniti però non è subito entusiasta: alcune stazioni radio americane non la vogliono trasmettere, a causa di supposti riferimenti all’uso di eroina in quanto la parola “cavallo” è un termine gergale comune per questa droga. Inoltre la somiglianza della canzone con alcuni lavori di Neil Young ha suscitato alcune polemiche. «So che praticamente tutti, al primo ascolto, credevano che fosse Neil – ha detto Bunnell – Non mi sono mai liberato del tutto dal fatto di essere stato ispirato da lui, penso che sia nella struttura della canzone tanto quanto nel tono della sua voce». Per un bizzarro gioco del destino, è stata proprio “A horse with no name” a prendere il posto di “Heart of Gold” di Neil Young al numero 1 della classifica! Musicalmente la struttura della canzone è molto semplice, essendo composta di soli due accordi che si ripetono, peraltro (mi minore – re 6/9) molto simili fra loro, a dimostrazione che non sempre è necessario sfoggiare virtuosismi o chissà quali tecniche per comporre qualcosa capace di durare per così tanto tempo. Ancora oggi Beckley racconta: «Mi viene sempre chiesto, “Qual è la tua canzone preferita?” E di solito nomino sempre “A horse” perché la canzone stessa rappresenta l’inizio del viaggio. Il testo dice “On the first part of the journey” (“Nella prima parte del viaggio)”. Lo dice in realtà nella canzone, ma è quello che è stato, è stato davvero un viaggio incredibile».

Autore: Dewey Bunnell
Anno di pubblicazione: 1971


2 Commenti

  1. molto interessante, la canzone è bellissima anche se io ho sempre nelle orecchie il loro capolavoro Ventura Highway che mi coinvolse fin da adolescente

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