Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu

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Folkstudio, un nome che oggi ai più giovani non dice molto. Eppure ci fu un momento, tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, in cui questa cantina nel rione romano di Trastevere fu il centro e il fulcro di quella che sarebbe stata la musica migliore italiana del decennio successivo. Qui hanno mosso i primi passi tra gli altri Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Stefano Rosso, Sergio Caputo, Grazia Di Michele, Gianni Togni, Tullio De Piscopo e tanti altri. Proprio qui al Folkstudio nel 1969 un ragazzo molto timido appena diciannovenne, originario di Crotone, comincia a cantare le sue canzoni ironiche che prendevano in giro tutto e tutti. Si chiama Salvatore Antonio Gaetano, ma viene ribattezzato da subito Rino dalla sorella maggiore Anna, e così sarà conosciuto per sempre. Al Folkstudio si esibisce con la sua chitarra, ma la sua ironia molto caustica e il suo scarso interesse agli ideali di sinistra fanno sì che fatichi a inserirsi nell’ambiente fortemente politicizzato del locale. Però ha modo di conoscere De Gregori e soprattutto Venditti, che è già piuttosto affermato come cantautore, con cui diventa amico. Venditti è  colpito dalla semplicità di Rino e da quel suo modo surreale d’improvvisare, a metà tra il cabaret e la canzone d’autore, e decide di presentarlo a Vincenzo Micocci, un discografico che con la sua etichetta It ha lanciato vari cantautori tra il ’70 e il ’71. Il discografico lo sottopone subito a un provino, ma il primo singolo, I love you Maryanna – inciso con lo pseudonimo di Kammamuri’s, in omaggio ad un personaggio dei Pirati della Malesia di Emilio Salgari – e il successivo album Ingresso libero sono un flop. Ma Rino non si arrende, non vuole passare la sua vita in banca – come sperano i genitori che lavorano come portinai – e nella sua stanza nel seminterrato dove vive coi suoi scrive una nuova canzone, Ma il cielo è sempre più blu, una canzone molto lunga, oltre 8 minuti, in cui si susseguono diverse immagini che mettono in evidenza le contraddizioni della società (economiche, sociali ecc), sorretta da una frase di pianoforte ad opera di Arturo Stalteri, tastierista del gruppo progressive Pierrot Lunaire.  Ha raccontato proprio Arturo Stalteri in un’intervista a Tiscali.it: «Tutto ebbe inizio proprio da “Ma il cielo è sempre più blu”, di cui non mi resi subito conto della portata. Rino era  simpaticissimo, allegrissimo e ci suonò con la chitarra questa canzone, che poi è proprio “Ma il cielo è sempre più blu” che mi colpì tantissimo nel testo. Rino mi disse: “Vorrei un giro di accordi come intro che caratterizzasse il pezzo”. Io istintivamente ho fatto quel giro armonico con quel ritmo ma era solo un’ipotesi. Pensavo di farne altri su cui poi lavorare. E invece lui mi fermò e mi disse: “Questo è perfetto. Questo farà il pezzo”. E aveva ragione lui». In mezzo a tutte queste disuguaglianze però il cielo è lo stesso per tutti. Quando Micocci la ascolta capisce subito che quella canzone ha qualcosa di diverso e decide di farla uscire su 45 giri divisa in due parti. Il disco esce nella primavera del l975, ma viene censurato per un paio di frasi che Rino è costretto a modificare, pena l’esclusione dalla programmazione radiofonica: “Chi canta Baglioni, chi rompe i coglioni” e “chi tira la bomba e chi nasconde la mano”. Finalmente il nome di Rino Gaetano comincia a girare e soprattutto il brano viene trasmesso abbastanza spesso in radio, vendendo oltre 100.000 copie. La canzone è stata oggetto di alcune cover tra cui ricordiamo quelle di Loredana Bertè e di Giusy Ferreri. Nel 2003 inoltre uscì un remix ufficiale a cura del DJ Molella, in cui si reintegra il verso “Chi tira la bomba/chi nasconde la mano“. La canzone è anche l’inno della squadra di calcio del Crotone.

Autore: Rino Gaetano
Anno di pubblicazione: 1975

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